Il Pianeta delle Occasioni Perdute

Leggere le sue pagine produce un effetto straniante tale per cui pare di essere uno spettatore della vicenda. Linguaggio e descrizioni deviano, soventemente, dal canone del romanzo di fantascienza e da aspirazioni di divulgazione scientifica. In che misura, invece, il suo romanzo recupera il sense of wonder tipico della fantascienza classica?

La mia raccolta di racconti è stata definita “romanzo diffuso”, credo lei alluda a questo concetto parlando di romanzo. Ogni racconto segue le vicende di uno o più personaggi, ma l’ambientazione generale delle storie è la stessa, con uno sfasamento temporale minimo. In effetti il mio testo potrebbe appartenere al new weird, per un disallineamento con molti dei cliché della fantascienza tradizionale, per i contenuti allegorici di tipo socio-politico e filosofico, ma soprattutto per la presenza di temi misticheggianti e magici. Si collega a un filone diventato, alla fine, ormai “classico” che avvicina il fantasy alla fantascienza. L’esperienza di Arami nell’assumere nella sua interiorità la conoscenza universale tramite un insight; l’esistenza di maghi che rendono invisibili le nastronavi, la saggezza esoterica di Narin e tanti altri elementi ne sono prova. Il sense of wonder è affidato alle trovate narrative. Spero che il lettore si stupisca di scoprire che il grande palazzo della biblioteca sia molto più grande all’interno che all’esterno (il tardis del Doctor Who docet). Pur amando follemente “La trilogia della Fondazione” di Asimov mi rifaccio piuttosto alla tradizione di Bradbury, che abitava i pianeti (come Marte) di terrestri e inventava piccole fiabe filosofiche. Leggo e rileggo Borges che ha saputo unire poesia, filosofia e letteratura in modo sublime. Mi piace pensare a Italo Calvino, più che allo scrittore de “Le cosmicomiche”, al narratore – poeta de “Le città invisibili”. Iris, la teratopoli, non potrebbe essere forse un’immensa “città invisibile”? Leggendo il mio libro si rimane spiazzati subito dai neologismi, molto frequenti nel testo. Si tratta di una lingua inventata “a posteriori”, che riguarda soprattutto il lessico. Non ho stravolto la sintassi e la morfologia dei passaggi, ma credo di aver creato un’atmosfera “nuova” e “fantastica” accostando parole – aggettivi, verbi – già esistenti nella lingua italiana, mutando radici o desinenze, risemantizzando parole conosciute. L’uso della parola inventata stimola l’immaginazione, alterando leggermente la percezione di chi legge, è poetico e trascinante. Il vocabolo “uovocasa”, che indica una delle abitazioni maggiormente utilizzate nel futuro aggiunge alla parola “casa” la parola “uovo”. Evoca semplicemente la sua forma? O richiama il concetto di uovo cosmico?

“Iris, la «teratopoli» del pianeta, attrae e affascina, i suoi abitanti sembrano essere gli ultimi rimasti con una predilezione naturale per il dialogo e la comprensione”.

Il suo sguardo ha implicazioni morali?

Gli dei mi salvino dall’indebolire la mia scrittura con la trappola della morale. Dare indicazioni moralistiche e rigidamente prescrittive all’interno di un testo lo rende tedioso e demodé già dal momento in cui viene pubblicato. Certamente, come scrittrice trasferisco la mia visione del mondo in ciò che scrivo. La scrittura per me non sarà mai pura esercizio formale, è stata e sarà sempre collegata profondamente al il mio . Sono legata a una visione etica, non morale della vita; credo nel potere salvifico della scrittura, penso che possa incidere nella trasformazione spirituale di un lettore per me ideale. Attenzione: ho scritto “possa incidere”; non deve farlo necessariamente. Provo a lasciare per chi legge, sempre, ciò che la Karen Blixen chiamava “la pagina bianca”. I miei racconti di fantascienza sono comunque da includere nella categoria dei racconti “ottimisti”, non sono storie a soluzione negativa e catastrofica; aspirano sans doute a cercare, a trattenere un senso di umanità che oggi o fra tremila anni può essere messo a rischio dalla tecnologia avanzata o da un’insensata ricerca della perfezione.

Lei applica differenti prospettive ad altrettante corrispettive esperienze che l’uomo con le sue attitudini, peculiarità e tessuti relazionali, che gli sono caratteristici, si trova ad affrontare. Ritiene che lo “steampunk” possegga la potenza per scarnificare l’uomo nella sua complessità e totalità?

Nel primo racconto, mentre viaggia alla volta del Pianeta delle Occasioni Perdute, un terrestre desolato guarda una lettera di ferro arrugginito, un materiale non più utilizzato nella sua epoca. Nel futuro, probabilmente, non esisteranno libri nel modo in cui li conosciamo, ma non posso rinunciare a citarli continuamente accostando la semplice parola particella al lemma “libro”. In nessun punto del testo spiego esattamente di cosa siano composti i particellalibri e che forma abbiano fra migliaia di anni. Nelle mie storie il passato della terra riemerge tramite la rievocazione di oggetti e tecniche obsolete. In un mondo in cui la malattia è quasi scomparsa del tutto, Mirab usa per un vezzo antichissimi occhiali a lunetta. Proprio a causa di quegli occhiali incontrerà una terrestre e suo figlio, un evento fondamentale che darà una svolta decisiva alla sua esistenza. Perderà quegli occhiali nel momento della sua “metamorfosi” come persona. Alterno un senso di rimpianto per il passato (che nell’ultimo racconto, per Irazènis, diventa fatale) a un sentimento di distacco dagli oggetti e dalle tecniche scientifiche del passato della terra, da tutto ciò definisco” arcazoico”. Nella radice del termine arca – si annida anche, però, l’idea di qualcosa che deve essere salvato e protetto a tutti i costi. Omar Veris usa la rapsocarta, che da secoli non ha più una funzione sulla Terra, per ritrovare la sua ispirazione perduta.

Chef interstellari, predatori delle galassie, poeti, amanti, forme di vita extraterrestre, artigiani dello spazio. Lei srotola un freakshow davvero virtuosistico: a quale personaggio è più legato?

Ho scritto i racconti del libro “Il Pianeta delle Occasioni Perdute” fra il 2019 e il 2020. Uno dei personaggi che ritenevo minori, in quel periodo, “il figlio della serva”, Mirab – protagonista dell’ottavo racconto – acquista via via nel tempo, ai miei occhi, un significato profondo. Inizialmente affidavo tutta la mia simpatia a Omar Veris (che resta una star di questa narrazione, il suo cuore pulsante) e al Pirata Beruk, che ancora oggi credo sia il mio personaggio migliore, all’interno del racconto più riuscito della raccolta. Con il perfido Beruk ho potuto dar sfogo a una nota di crudeltà, è la voce e il riscontro di centinaia di letture e visioni del genere “avventura” di (fra tanti altri) Salgari in primis, Dumas, Conan Doyle, innumerevoli film e serie tv del genere. Ma il terrestre Mirab con la sua vocetta sottile e testarda mi persuade maggiormente, a lungo termine. Non a caso affido al racconto “Le catene di Mirab” le riflessioni più vicine a un’analisi antropologica di tutto il testo complessivo. Mirab non è un personaggio vincente. Invidioso dei suoi colleghi, ruvido e sfuggente, non ha mai agito completamente le sue emozioni. Dovrà atterrare su Iris per cominciare a cambiare. Non è un caso, alla fine, che solo sul Pianeta delle Occasioni Perdute gli umani possano ritrovare la propria integrità interiore. Sarà perché credo nella sconfitta dei tentativi di evolversi di chi resta legato e relegato alla pura dimensione bidimensionale. A questo punto non può non venirmi in mente un narratore in musica e parole come Franco Battiato. Non a caso questa raccolta ha preso il via dall’ascolto della canzone “La via Lattea”. Alla fine credo anch’io che il fantastico in letteratura sia stato e sarà una via iniziatica che si spinge a indagare le radici biologiche e spirituali della condizione umana. Non vuole evitare la riflessione della realtà, ma rappresenta tramite immagini metaforiche e poetiche la nostra esistenza nel mondo (o nei mondi). Penso anche a Paul Auster, soprattutto quando racconta il significato delle sincronicità e del destino. “Il Pianeta delle Occasioni Perdute” si situa in un possibile futuro della nostra civiltà incredibilmente avanzata in contatto con gli alieni, ma è una metafora della vita di oggi. Solo aprendo la percezione e mettendosi fortemente in discussione si può tentare di compiere “il salto quantico”, ascoltando gli insight, seguendo la strada tracciata da Jung, che è stato anche un grande mistico, e non solo dal suo maestro Freud. C’è tanto anche di loro nel sottotesto.

Ambiente, progresso tecnologico, il prezzo in vite umane dell’energia. Il suo scritto propone un legame tra sociologia, antropologia e filosofia. Può esplicitare i nessi formali e sostanziali?

Recentemente ho letto l’opera di fantascienza di una grande scrittrice come Doris Lessing, ma questa volta è stata maestra in negativo. La sua elegante narrazione di alto livello nei romanzi di fantascienza della serie “Canopus in Argos” è intervallata spesso da analisi e chiose. Un testo narrativo però non è un trattato, e i famosi “spiegoni” che segnano e appesantiscano alcuni romanzi o racconti non giovano alla loro riuscita. Lo accennavo nella risposta precedente, il sottotesto dei racconti fa trapelare a tratti la mia formazione. Sono stati determinanti per me, soprattutto, gli esponenti della scuola di Francoforte, Foucault, lo psichiatra filosofo Wilhelm Reich, ma soprattutto Pier Paolo Pasolini. Per questo ho raccontato come un personaggio non possa fare a meno di intessere rapporti con le piccole comunità per recuperare un senso di appartenenza, e di conseguenza recuperare la totalità del suo essere. Per questo Omar Veris ritrova un grande senso di integrità corpo-mente nella piccola comunità di Ardesia, sul magico Pianeta. Stellar Maris compie un percorso di rinascita passando dalla chiusa desolazione della sua stanza alla messa in gioco di tutto sé stesso in rapporto con la scoperta di un Altro diverso da sé. Nel racconto “Le catene di Mirab”, che citavo in precedenza, in un passaggio esplicito il dettato dell’importanza degli incontri reali fra persone, del corpo a corpo fra “umani” e “alieni” che non possiamo eliminare dalle relazioni. Arami, dopo l’esperienza formativa sul Pianeta delle Occasioni Perdute con un bibliotecario non convenzionale, Swen, partirà per restituire agli abitanti delle galassie l’occasione di ritrovarsi e di scambiare conoscenza ed esperienza.

Patrizia Caffiero dal 2006 ad Anzola dell’Emilia lavora al Servizio cultura del Comune. È laureata in Lettere e Filosofia (Università del Salento) con una laurea dal titolo “Pasolini e il Potere. Linee per un’interpretazione storico-politica.” S’interessa di cinema, teatro, letteratura; fra i suoi scrittori preferiti Maeve Brennan, Truman Capote, Henry James, Marguerite Yourcenar, Paul Auster, Ray Bradbury, Juan Rulfo, Stephen King. Il suo film preferito è “Prima della pioggia” di Milčo Mančevski. È telefilm addicted, in particolare delle serie tv “I Soprano” e “Dottor Who”. Ha pubblicato per Miraviglia editore, nel 2007, il romanzo “Guarda che prima o poi Dio si stancherà di te”; per Fernandel, un racconto per l’antologia “Quote rosa” (2007) e un racconto per l’antologia “Fobieril – soluzione MANIAzina” (Jar Edizioni) nel 2009. Nel 2017 è uscita la raccolta di racconti “Incredibili vite nascoste nei libri” per Musicaos editore. Ha scritto il suo primo romanzo (una ghost story) in collaborazione con la Scuola di Scrittura Omero di Roma. Scrive poesie.

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