Pene d’amore. Manuale illustrato di sopravvivenza agli ex

Il suo è un formidabile campionario di esemplari di maschio. Da dove ha attinto notizie ed elementi per compilare tanto riccamente un bestiario straordinario altresì esilarante?

Pene d’amore è stato il mio lavoro di tesi all’Istituto Europeo di Design di Roma, dove mi sono diplomata nel 2007. In quel momento era molto difficile trovare un editore per un progetto di satira così forte e audace. Ma ho creduto sempre moltissimo in questo libro, e così diversi anni dopo, servendomi delle nuove competenze acquisite, ho fatto un intero restyling al progetto e mi sono messa in cerca di un editore. Con immensa soddisfazione la Baldini+Castoldi ha deciso di pubblicare il libro, con la prefazione di Selvaggia Lucarelli. Nel frattempo mi sono resa conto che un libro così, sarebbe stato utile a molte donne: la risata come strumento catartico per superare il dolore, la fine di una storia. Seppure si tratta di una risata amara, sono convita che l’ironia sia una grandissima risorsa e all’occorrenza possa essere un’ottima forma di autodifesa.
Sono partita dalle mie storie e da quelle delle mie amiche, ma in fondo sono le storie di tutte noi.
Sono le nostre interminabili telefonate con le amiche in cui cerchiamo disperatamente di capire perché sia finita quella relazione, perché il telefono non squilla mai, perché non richiama se gli ho lasciato il mio numero? Perché?! Siamo consapevoli che l’universo maschile e femminile siano agli antipodi, ma cerchiamo con tutte le nostre forze di fare incontrare questi due mondi. Ci tengo comunque a sottolineare che Pene d’amore non è un libro di genere, è un libro sull’amore e sulle sfighe amorose, un libro sui sentimenti. Io ho raccontato il mio universo e quello più vicino a me, ma i sentimenti sono sentimenti così come le persone sono persone. Oltretutto, le relazioni disfunzionali e certe dinamiche malate, si innescano in una coazione a ripetere che non tiene assolutamente conto del sesso.

Il vampiro energetico, il mammone, il vanesio, l’infante, il passivo, il seriale. Parecchi esemplari raccontati rispondono a dei cliché. È inevitabile l’incontro?

In effetti gli esemplari descritti rispondono a dei cliché. Questo è proprio il gioco della satira, che servendosi di oggetti di uso comune, di elementi noti e riconoscibili da tutti, dei cliché appunto, attraverso un’ironia feroce e irriverente, racconta la sua storia. Nel tempo, approfondendo l’argomento, mi sono resa conto dell’aspetto sociologico e generazionale della questione e dell’esistenza di un problema di fondo, legato alle relazioni e alla mia generazione: una generazione narcisista ed ego riferita, che trova sempre meno spazio per l’altro e ha sempre meno volontà di costruire una relazione.
Sicuramente i social hanno contribuito parecchio a questo fenomeno, considerando anche soltanto la facilità con cui entri nella vita di qualcuno e la stessa facilità con cui ne esci, magari con un sorrisino.

I racconti sono intervallati da Sante votate al supplizio dagli ex: Santa Pazienza, Santa Astinenza, Maria Addolorata. Ebbene, le donne come materiali indistruttibili, capaci di assorbire gli urti senza rompersi?

Le mie sante, rappresentano l’emotività femminile. Sappiamo essere fragili e remissive, e alle volte purtroppo, persino votate al martirio. Ma siamo anche combattive e indistruttibili. Ho voluto rappresentare attraverso le sante, la ricchezza e la complessità dell’essere femminile, un focus sulla nostra parte emotiva, anche quella più oscura e malsana. Ad esempio quando siamo consapevoli che sia il caso di mollare, di lasciare andare qualcuno e invece ci accaniamo perché “Un giorno cambierà”. Insomma, anche noi donne abbiamo le nostre responsabilità.

“Pene d’amore” si pone come un manifesto postfemminista?

Direi che Pene d’amore non si pone come un libro femminista, ma alla fine è un libro femminista. Intanto perché è scritto da una donna, e dà voce all’universo femminile. Inoltre affronta temi che ancora oggi purtroppo sono dei tabù, come per esempio l’autoerotismo femminile. Non si pone come un manifesto postfemminista perché vuole essere inclusivo con gli uomini, cosa che secondo me è alla base di qualunque sano femminismo. Voglio dire che bisogna parlare anche e soprattutto agli uomini. Con questo libro mi sono resa conto di quanto ci sia ancora molto da lavorare, e anche del fatto che ci dichiariamo emancipati, pensiamo di aver superato molti dei nostri limiti e invece siamo ancora incastrati e schiacciati da certe dinamiche patriarcali dalle quali non riusciamo a venire fuori.

Il suo memorandum di esperienze sentimentali è illustrato. Qual è il valore dell’immagine in un libro sulle difficoltà di amare ed il desidero di amare?

L’illustrazione ha un valore fondamentale. Intanto perché io sono prima di tutto un’illustratrice, è con questo libro che ho iniziato anche a scrivere, e mi diverto moltissimo! L’illustrazione ha il medesimo compito della scrittura, quello di comunicare. Nel caso di un libro illustrato, testo e illustrazioni coesistono in un equilibrio magico, e hanno entrambi la stessa importanza. Sia il disegno, che la scrittura, sono mezzi di espressione. A mio parere, un testo illustrato rafforza la capacità comunicativa, perché mette in campo due mezzi di comunicazione, invece che uno soltanto.

Amalia Caratozzolo (in arte AmaliaC) è illustratrice e scrittrice, vive a lavora a Roma. Si è diplomata nel 2004 in Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics e nel 2007 in Illustrazione presso l’Istituto Europeo di Design di Roma, dove ha insegnato Incisione su linoleum dal 2010 al 2017.
Dal 2013, è illustratrice per il «Corriere della Sera». Nel 2020 pubblica per Baldini+Castoldi un libro di satira illustrato dal titolo “Pene d’amore, manuale illustrato di sopravvivenza agli ex”, con la prefazione di Selvaggia Lucarelli. Nello stesso anno inizia la collaborazione con Il Fatto Quotidiano: autrice di una rubrica di satira amorosa, scrive e illustra per la newsletter A parole nostre. Nel 2021 illustra per Lunaria Edizioni un libro per bambini di Lorena Dolci, dal titolo “Mostro del Pisolino”.
Ha lavorato per Baldini+Castoldi, Castelvecchi Editore, Corriere della Sera, Edizioni Anicia, Elliot Edizioni, Guanda Editore, Istituto Europeo di Design, Il Fatto Quotidiano, La Stampa.

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