I vestiti che non metti più

Uomini e donne sull’orlo della perdizione, studenti squattrinati, scrittori precari, giocatori d’azzardo, genitori sciagurati e figli egoisti: in fondo, è la biografia di tanti. È il rinascimento degli invisibili?
Non ho mai avuto grande feeling per gli eroi, i cavalieri senza macchia o i superuomini. Trovo, infatti, che la normalità sia straordinaria, a patto che la si tratti con rispetto e la si racconti nella giusta maniera. Inoltre, trovo molto più onesto intellettualmente scrivere di ciò che conosco. Ecco che le tragedie e le banalità della vita, sapidamente mescolate con la sua irresistibile ironia e comicità, sono diventate humus fertile in cui far germogliare le storie qui contenute.
I protagonisti dei racconti che compongono la silloge compiono azioni apparentemente insignificanti.
Qual è il ruolo dell’immaginazione nel percepire chi è ignoto e vestirlo di realtà?
Il significato non sta tanto nelle scelte dei personaggi o nelle azioni intraprese, piuttosto nelle conseguenze che da esse scaturiscono. Effetti che ha volte hanno ripercussioni solo nella psiche dei protagonisti, altre volte sono invece tangibili nella realtà letteraria che fa da sfondo alle loro vicende.
Banalità, paure, sofferenze e speranze: da quando viviamo in una bolla e chi o cosa ci ha posti in uno spazio isolato ancorchè trasparente e fragile?
Le gabbie, quelle metafisiche, ce le costruiamo da soli. In molti casi, per fortuna, esiste sempre una scelta in grado di scardinarne la serratura e liberarci. Quando invece questo rigurgito escapista non ci riesce, finiamo ostaggi dei nostri demoni e la realtà circostante finisce col diluirsi anestetizzando le nostre capacità percettive. Ecco quindi che, a mio modesto avviso, nella ribellione, seppur minimale o solo all’apparenza insignificante, si pongono le fondamenta per la vera rivoluzione dell’uomo.
Una raccolta di outfit dimenticabili, certamente.
Cosa rende, invece, indimenticabili i nostri gesti e le nostre azioni?

Il cambiamento. Se in seguito ad un gesto, un evento o una nostra azione subiamo un cambiamento interiore, ecco che questo sviluppo diviene determinante. Ciò detto vale sia per le trasformazioni in positivo che in negativo. E se diventiamo altro in seguito ad un atto consapevole, con ogni probabilità ce lo ricorderemo per tutta la vita.
La sua narrazione è lucida, nitida, disincantata, priva di edulcorazioni, scevra da vergogne, a tratti ironica.
C’è un limite a ciò che si può narrare?

Mi piacerebbe rispondere che non ci sono limiti e che la scrittura debba essere scevra da regole e disciplina, ma in realtà lo è solo in parte. Mi spiego meglio: i confini dell’arte narrativa derivano anche dal gradimento del pubblico. Quindi l’originalità di un testo, la sua creatività e immaginazione deve scendere a compromessi col potenziale bacino di utenza a cui è rivolta (a meno che uno scrittore scriva solo e soltanto per sé stesso). Un testo quindi, seppure sperimentale e rivoluzionario, deve sempre conservare elementi che permettano al suo lettore ideale di decodificarne il contenuto e gli aspetti chiave.

Luca Murano, oltre a curare Vai come sai, il suo blog di scrittura, negli anni ha pubblicato diversi racconti su riviste letterarie indipendenti. Nel 2018 ha esordito nel mondo dell’editoria con Pasta fatta in casa. Sfoglie di racconti tirate a mano.

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