Perché ti ho perduto

Perché ti ho perduto ripercorre la vita di Alda Merini: Giacinto Spagnoletti, Giórgio Manganelli, le figlie.
Quale figura di donna ne emerge?

Il libro nasce proprio dall’intento di raccontare una donna in cui possano riconoscersi molte altre donne. È un libro per le donne, tutte le donne, non solo per chi è poeta. La Merini poeta nasce nel Cenacolo di Giacinto Spagnolettì ed è la scoperta di Giorgio Manganelli. Alda, giovanissima, diventa la sua amante, nel tempo il loro rapporto si consolida anche quando lui la abbandona, il sodalizio artistico, probabilmente anche l’amore, tra loro non finirà mai. In modo consapevole Alda Merini sceglie di sposare Ettore Carniti per dare una svolta alla propria vita, recidere il legame con Manganelli, vendicarsi o lasciarlo libero dai sensi di colpa. Col matrimonio Alda si impone di rientrare nei ruoli femminili più tradizionali. Diventa moglie e madre dunque, anche se in modo difficile e sofferto. Alda dunque è una donna libera, è la giovane amante di un uomo sposato e più grande di lei, è il miracolo del Cenacolo, è la moglie di Ettore Carniti, è la madre di figlie desiderate, attese, abbandonate, è la poetessa impazzita, la reclusa, la ribelle

Pasolini sul Corriere della Sera scriveva “…perché come sanno bene gli avvocati, bisogna screditare senza pietà tutta la persona del testimone per screditare la sua testimonianza…”.
Cosa non è stato ancora perdonato ad Alda Merini?

La sua libertà e la sua vita fuori dagli schemi. Il coraggio di dire, di osare, di amare senza risparmiarsi. Le ribellioni, le provocazioni, gli atteggiamenti che restano poco compresi nonostante la popolarità.

Il suo libro è pressoché concomitante al decimo anniversario della morte di Alda Merini.
Qual è stata la più grande lezione della poetessa dei Navigli?

È una domanda assoluta e in quanto tale mi imbarazza parecchio. Il più grande lascito della Merini è la sua libertà spirituale in senso laico, la capacità di abbandonarsi ai sentimenti senza difese, la profonda intelligenza, il conio di un inedito lessico amoroso, il dettato poetico nuovo e antico, semplice e profondo.

Alda Merini è nota, per lo più ed anche, per aspetti massmediatici piuttosto che per i riverberi sentimentali, lirici e pirateschi di una donna che ha speso la sua vita nel combattere una rivoluzione sia estetica che linguistica. Per quale ragione, ancora oggi, risulta prevalente l’interesse per le polemiche civili, giornalistiche e letterarie rispetto alla versificazione?

Perché sono aspetti più rumorosi, più appetibili, facilmente intellegibili meno complicati . La versificazione necessita di studio , approfondimento e specifiche competenze

Lei delinea una donna caotica, altruista, ironica ed indisponente che, senza la poesia, non si sarebbe salvata dal buio delle reclusioni nell’ospedale psichiatrico di Milano e, successivamente, del reparto di psichiatria di Taranto. 
Questo delicatissimo libro nasce con uno scopo salvifico? La scrittura stessa può assurgere ad una funzione soterica?

La scrittura ha innanzitutto una funzione euristica perché dando un nome alle cose riusciamo a comprenderle. Raccontare una storia è sempre uno sforzo di comprensione. Spero che la vita di Alda Merini possa aiutare molte donne in difficoltà perché incomprese, ammalate, emarginate a comprendere che c’è sempre una via di riscatto. Bisogna avere soltanto la forza di incamminarsi,

Vincenza Alfano scrive per il Corriere del Mezzogiorno e conduce il laboratorio di scrittura creativa L’Officina delle parole.

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