A Bologna con Lucio Dalla

Lei incede sulle tracce di uno dei cantanti simbolo di Bologna.
Qual era il suo rapporto con Lucio Dalla?

Direi complicità. Con Lucio era difficile essere amici nel senso tradizionale della parola. Viveva di innamoramenti, di lampi, di grandi tiramenti. Condividevamo la passione per il Bologna. Eravamo dei “pascuttiani”, perché Pascutti per noi era l’idolo. Il Bologna lui lo chiamava “il Bolognetto”. Poi altra cosa che condividevamo era il fatto di stilare ogni mese la classifica dei primi cinque “imbecilli” di Bologna. Che variava a seconda dell’attualità.

La casa dei giochi del Commendator Domenico Sputo, la sua vita fra la vera Piazza Grande che non è Piazza Maggiore, le partitelle al mitico torneo di Gaibola, Tobia, mamma Jole, il bar dove è nata Anna e Marco, lo studiolo Cagnara Records dei premontaggi, le notti alla Fonoprint.
In che modo ha operato una selezione; a quale istanza ha risposto?

Sono andato a istinto. E a tempi da scandire. Secondo la vita di Lucio. E ho scelto le cose che rendono più l’idea di come era e legandolo magari ad aneddoti divertenti e curiosi.

Tra le pagine emergono altresì consigli di viaggio.
La sua è guida letteraria impastata di aneddoti, luoghi da visitare, ristoranti ed osterie, bar ed angoli segreti osservati da due punti vista: il suo e quello degli inconfondibili occhiali rotondi ineguagliabile Lucio.
“A Bologna con Lucio Dalla” è indirizzato anche ad un possibile turista?

Assolutamente si. L’ho fatto anche per quello. Per poter girare per la città col loro in mano e seguire un tragitto. Credo che questo libro sia un giro in cui il lettore è seduto sul cannone di una bicicletta e pedala Lucio. A volte anche io. Ci alterniamo.

Il suo homo viaticor ha uno sguardo delicatamente carezzevole, accoratamente umile, soavemente poetico, fortemente empatico e mai profanatore dei luoghi bolognesi.
In quale accezione possiamo declinare il suo uso del termine “viaggio”?

Viaggio è un termine impegnativo. E’ un giro. Dal verbo gironzolare. Un giro si fa in leggerezza e in questo caso lo faccio nel posto che amo e dove vivo. Mi piace vedere la gente quando arriva e si meraviglia dei nostri “tempi” di vita, del nostro modo di stare insieme, del famoso “cazzeggio”, cioè quell’arte di parlare apparentemente di niente perdendo tempo, che però ha insito il morbo della creatività. Insomma lo considero un giro col naso all’insù, quando invece viviamo spesso col naso all’ingiù.

Ci può raccontare un aneddoto che rievoca, Giorgio, con particolare nostalgia?

Bè ce ne sono tanti. Direi primo fra tutti quello dell’esperienza del programma “Taxi” in cui Lucio mi diceva: “Devi fare il mio De Niro”. Ovviamente scherzava. Ma avere sul taxi da Arbore a Morandi, da Guccini ai Pooh, fino a Isabella Rossellini mi fa dire: che peccato che non lo facciamo più. Arbore, un giorno che l’ho incontrato, mi ha detto: “E’ una delle cose più belle che ho visto in tv, un bellissimo programma”. Mi ha emozionato perché per me lui è la Bibbia di un certo tipo di intrattenimento televisivo.

Giorgio Comaschi
Bolognese, giornalista professionista dal 1978. Ha lavorato per il quotidiano Stadio-Corriere Sport fino all’85 per poi passare a Repubblica fino al 1994 dove ha diretto la pagina di sport e spettacoli. Nel 1993 ha vinto il Premio Beppe Viola per il giornalismo sportivo. Ha condotto e partecipato a diverse trasmissioni televisive per le reti Rai (Carramba che sorpresa, Lo Zecchino d’Oro, Velisti per Caso, La Zingara e altre) e lavora in teatro come autore, attore e regista. Ha diretto per tre anni un corso di teatro (“Teatro lab”) e comunicazione, in un progetto della Fondazione del Monte di Bologna, insieme ad Antonio Albanese. Come scrittore ha pubblicato dieci libri: “Ciop” (Zelig), “Certo che voi di Bologna”, “Il rapimento di Roberto Baggio” e “Scusi per Bologna? Lei bisogna che faccia il giro”, “Mosche su Bologna”, “Felix Pedro”, “Spaghetti alla bolognese”, “Il calcio è roba da ridere”, “La farina va in amore”, “.COM”, “Manuale per diventare Influenzer”.. Alcune apparizioni anche in serie televisive come “Un matrimonio” di Pupi Avati e “L’ispettore Coliandro”. Collabora con Il Resto del Carlino con le rubriche settimanali “La Mosca”, “Parliam di niente” e “Il Bolognetto”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...