Bicchieri di cristallo

Bicchieri di cristallo: come e quando ha preso vita e quali sono stati gli umori che ne hanno accompagnato la stesura?

Una breve premessa: ho sempre amato i versi poetici grazie alla peculiare intensità e alla potente capacità espressiva che regalano. La poesia riesce ad accogliere anche in pochi versi i differenti e contrastanti stati d’animo pellegrini nella nostra interiorità. La stesura di Bicchieri di cristallo ha preso vita nel momento in cui, chiusa in un angolino del mio studio – anche del mio cuore – vivevo una situazione difficile e complessa legata ad esperienze di vita a me sconosciute o, meglio, vissute per interposta persona. La mia fragilità, a me tanto estranea, è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Però ho dovuto fidarmi ed affidarmi. Ad altre persone, ad una energia superiore, alla mia miglior parte di ottimismo e di razionalità. Senza veli e senza inganni, senza pensare alla mia tristezza e al mio malessere, senza sconforto e senza piagnistei: non potevo permettermelo. Però poi, in quell’angolino del mio cuore qualcosa andava a rifugiarsi. Pensieri, musica, parole, versi…carezze per l’anima, ma appena dopo quel momento è arrivata la pandemia.

Il Covid-19, la peculiarità del periodo che si sta vivendo; lo scontro con la tristezza, la depressione, ma anche la conseguente rinascita.
Lei propone una riflessione sul senso della scrittura come resistenza in questo incerto presente?

Certamente la scrittura offre un percorso di grande robustezza caratteriale e anche la soggettività ne esce rinvigorita. Proprio in momenti come questi – la pandemia ci ha indebolito in tutti i sensi – si avvicendano e si sono avvicendati, nell’animo di ognuno, tali e tanti sentimenti che il cercare di esprimerli attraverso le parole diventa una sorta di catarsi, una specie di affrancamento da un peso. In questo, in tutto questo, l’uso della nostra lingua, è di fondamentale importanza. Voltaire parlava, a tal proposito, della bella lingua italiana figlia primogenita del latino. Tutt’oggi considerata la lingua universale della musica, l’italiano viene studiato da artisti e musicisti di tutto il mondo attraverso corsi di dizione, libretto e italiano per musicisti, e viene perfezionata con corsi di lingua ad hoc per proseguire i propri studi presso Accademie, Conservatori e Istituti superiori di studi musicali. Chiediamoci perché…

Non c’è vita /Strade deserte / Sembra un incubo: lo è.
Lei sue poesie squarciano l’anima.
Può definire le peculiarità del senso di vuoto ed i modi più frequenti in cui si tenta di colmarlo nella scansione del proprio percorso umano ed esistenziale?

Il senso di vuoto ha a che vedere con la solitudine, con la tristezza, con la mancanza di significato nella nostra vita. E sono le sensazioni che tutta l’umanità ha provato dal primo momento in cui sono state pronunciate le parole pandemia, virus, covid19, chiusura.
Ma c’è un’altra forma di vuoto, quella offerta dalla società odierna. Nietzsche la definiva Nichilismo, ossia manca il fine, manca la risposta al “perché?”. I valori supremi hanno perso ogni valore. Si tenta di reagire ma molte volte ciò avviene in modo erroneo e fallace e questo ci fa sprofondare ancor di più. Bicchieri di cristallo siamo noi esseri umani fragili e indifesi nel momento in cui scopriamo e (riscopriamo) di essere alla mercé di nemici che possono essere anche invisibili.
La natura, con tutta la sua bellezza, anche se continuamente violentata e deturpata, ci offre ancora un rifugio certo. L’arte, la poesia, la musica, i colori, tutto diventa appiglio sicuro.
Anche l’amore, vorrei aggiungere.

La sua versificazione appare sensibilmente refrattaria al rispetto ovvio ed ossequioso delle norme grammaticali, compromettendo irrimediabilmente la logica connessione lettura-comprensione. Qual è la chiave d’accesso per discriminare i suoi intenti comunicativi?

La versificazione rispecchia un modo di essere che vede nell’essenzialità delle parole la propria chiave di lettura. Ma senza alcun intento comunicativo, sono pensieri che risuonano e si amplificano attraverso la penna.
Riflettono, le parole, unicamente la consapevolezza di essere totalmente impotenti di fronte a situazioni inaspettate e improvvise. Ma liberi. Sono temi giustapposti, tessere di un mosaico che potrebbe anche non avere senso. Dipende dal lettore: egli capirà quel che vuole capire. La versificazione è disorganica: ogni lettore possiede la propria chiave di lettura ed ognuno trarrà una propria considerazione, oppure il nulla. La solitudine è una componente intrinseca per gli esseri viventi proprio perché ogni creatura è diversa dalle altre e compie un cammino assolutamente diseguale. Gli esseri viventi sono liberi, non numeri classificati e schedati in un registro secondo sistemi preorganizzati e dunque, da questo punto di vista, il verso, la parola, le sue cadenze, le pause tendono ad evocare questo tipo di pensiero.
Lei è una musicista. Può indicare le affinità tra Musica e Poesia?
In parte ho già accennato prima alla musicalità della nostra lingua. E vorrei ora precisare che le parole scritte o anche declamate sono parole che, attraverso il ritmo, gli accenti, le cadenze, la fonetica, e tutte le peculiarità della nostra bellissima lingua – l’italiano – vengono trasformate in una danza, in un canto, intrinseci, connaturati. Sono parole che così diventano musica. Non importa se sia musica in minore o in maggiore: la cosa più importante è quella sorta di rigenerazione spirituale e meditativa svelata grazie alla musicalità. Il grande Wolfgang Amadeus Mozart diceva che la vera musica non è nelle note ma nel silenzio fra loro. E sulla stregua di queste parole il poeta Paul Claudel: la poesia non è fatta di queste lettere che pianto come chiodi, ma del bianco che resta sulla carta.
Possano il silenzio e gli spazi bianchi fra una parola e l’altra ispirare sentimenti di armonia e di bellezza.

Adriana Sabato, giornalista. Dopo il liceo classico si è laureata in DAMS Musica all’Università degli Studi di Bologna. Dal 1995 al 2014 ha scritto su La Provincia cosentina e il Quotidiano della Calabria. Gestisce il blog Non solo Belvedere. Ha pubblicato nel mese di marzo 2015 il saggio La musicalità della Divina Commedia, nel 2016 Tre racconti e nel 2017 il saggio Nuove frontiere percettive nel pianoforte di Chopin.

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