Da qui all’Eternit. Il romanzo sull’amianto a Casale Monferrato

Lei ha asserito: “Per dirla alla Enzo Jannacci mi sono sentito come un canotto masticato da un doberman, perché la vicenda Eternit, emersa a distanza di oltre quarant’anni, mi ha dolorosamente coinvolto.” In qual misura è stato coinvolto dalla tragedia della “pietra artificiale”?
Ho vissuto a Casale Monferrato per quattro anni, gli anni dell’adolescenza. Erano gli anni 70.
Il primo impatto con la città mi è rimasto dentro per due motivi. La grande caserma militare che raccoglieva giovani da ogni parte d’Italia per il CAR, tanto che nel loro linguaggio Casale Monferrato era diventata Casale M’han fregato. Poi… la Eternit, la più grande fabbrica produttrice di amianto in Europa.
Io ho ancora davanti agli occhi quei lavoratori, quelle tute blu impolverate dopo i turni di lavoro. Ho conosciuto anche alcuni di loro. Portati via dalla polvere malefica, quelle che negli anni ti colpisce nel tuo centro vitale: il respiro. E anche diversi amici che non hanno mai lavorato in fabbrica.
Ho iniziato a scrivere una serie di articoli sul Web Magazine Carmilla on line e da lì, poi, è nata la stesura di questo romanzo.
Un percorso doloroso, necessario. I libri si sa sono dentro all’autore ancor prima di essere scritti e continuano ad abitarci ossessivamente. Ad un certo punto questo libro ha preso forma perché la sua complessità stava proprio nel raccontare il passato dentro il presente.
Non ho voluto raccontare la fabbrica se non in qualche testimonianza di vecchi lavoratori. La fabbrica lasciamola raccontare a chi l’ha vissuta davvero, a chi ha lavorato in produzione.

Lei affronta il tema spinoso e drammatico dell’amianto. Ciò, evidentemente, ha richiesto ricerche storiche accurate e meticolose. Quale metodo si è imposto di adottare per trattenere le informazioni e, poi, renderle narrativa?
L’attenzione per l’ambiente che è sempre stato trascurato dalla nostra politica ha avuto grandissime attenzioni in letteratura anche se è passato inosservato. Scrissi un articolo per Carmilla on line che riguardava l’Acna di Cengio, un ex dinamificio trasformato poi nel dopoguerra in azienda per la produzione di coloranti.
Autori come Augusto Monti e Beppe Fenoglio nelle loro opere raccontarono la fabbrica e i danni che provocava.
La letteratura, quando mette in gioco argomenti che hanno un impatto sociale forte, soprattutto quando cerca anche con l’invenzione un rapporto con la realtà, ha bisogno di documentazione e quindi di ricerca.
Questo per dire che il mio approccio al testo è caratterizzato da un metodo, quello della ricerca documentaria e testuale che definisce il mio approccio con la narrazione.
Tengo a precisare che non sarebbe servito raccontare la storia di una fabbrica di cui si è tanto scritto e in campo medico e scientifico prodotto dati, statistiche, documentazioni.
Mi sono servito, però, di tutto questo per raccontare un dramma attraverso i personaggi della mia storia.

A Casale Monferrato lo stabilimento Eternit disperdeva la polvere di amianto nell’ambiente circostante. Avendo la malattia un periodo d’incubazione di circa trenta anni, coloro i quali risiedevano nelle zone intorno alla fabbrica negli anni ’80 corrono tutt’oggi rischi per la salute. Ebbene, quali sono le azioni messe in campo dalle istituzioni?
C’è una grande letteratura che guarda con attenzione il mondo della fabbrica e verso il mondo del lavoro. Penso ad autori come Paolo Volponi e Ottiero Ottieri. Una letteratura rivolta più all’attenzione della fabbrica che ai lavoratori. Io, senza ambizione perché non esiste un accostamento verso questi grandissimi autori, ho voluto partire dal basso e raccontare un po’ il disagio dei lavoratori nel mondo in cui sono scaraventati e ho voluto raccontare un dolore attraverso i miei personaggi. Ho immaginato il percorso di un dramma, un dramma che avesse il dolore, perché è di dolore che stiamo parlando.
C’è la fabbrica alla radice di questo dramma, una fabbrica che aveva portato il benessere a tante famiglie, che aveva messo sul mercato il materiale del futuro, quello che avrebbe contribuito a cambiare il mondo, in cui molti avevano creduto.

Lei ha citato Giulio Alfredo Maccaccaro, il quale ha dichiarato “La vita dell’uomo va difesa non soltanto dai danni, ma anche dai rischi, va riparata dai colpi ma anche dalle ombre se queste proiettano una minaccia di malattia e di morte.” Qual è lo status dei lavoratori circa la sicurezza?
Giulio Alfredo Maccaccaro è un grande riferimento perché si occupò di metodi della statistica applicata alla medicina e alla ricerca delle cause ambientali e lavorative delle malattie pure. “L’uomo va, sempre e comunque, difeso e l’onere delle prove sta tutto e sempre nelle cose, soprattutto su chi le produce e le immette nell’uso umano, nell’ambiente di vita e in particolare del lavoro. La vita dell’uomo va difesa non soltanto dai danni, ma anche dai rischi, va riparata dai colpi ma anche dalle ombre se queste proiettano una minaccia di malattia e di morte.”
C’è una letteratura in Italia che parla della fabbrica, del mondo del lavoro, del precariato, che guarda questo mondo dal basso e quanto ha detto Maccaccaro si presenta come un buon viatico.

Come si coniugano gli interessi di capitale, lavoro ed ambiente oggi?
Il caso Eternit parla da solo. Il mondo del lavoro ci presenta dei conti drammatici ogni anno. Vite spezzate, perse. Non diamo la colpa al fato, al destino. Dobbiamo considerare diversi fattori. C’è una carenza in chi dovrebbe mettere sul campo azioni concrete per affrontare queste emergenze. La letteratura non può farlo anche se le parole fanno più male delle pietre. Ma stia ben in guardia: non lasciamo scivolare via dalle nostre coscienze le vittime di queste morti silenziose.

Giorgio Bona si è laureato in Lettere Moderne a Genova e lavora nella Pubblica Amministrazione occupandosi di formazione professionale e politiche del lavoro.
Il suo esordio avviene nel 1992 con il libro di poesie Newton, presso l’Editore Campanotto. Traduttore dall’inglese e dal russo, l’autore nel frattempo lavora ad alcune traduzioni di poeti come Laurie Lee e Michael Hamburger, e di Fiabe dai Balcani a Vladivostock. Dieci anni più tardi, nel 2002, la sua nuova raccolta poetica Omaggio il tempo, per Lietocollelibri, è finalista al premio Lorenzo Montano.
Nel 2003 G. Bona inizia la sua avventura narrativa, ed esce per Besa la sua raccolta di racconti Ciao, Trotzkij. Da quel momento i suoi racconti saranno presenti in numerose antologie. Tra queste: Bad Prisma (Mondatori, 2009), Bersagli innocenti (Flaccovio, 2010), Storie di martini, ruffiani e giocatori (Caratteri Mobili, 2012).
Nel 2012 il suo romanzo Sangue di tutti noi uscito per Scritturapura Edizioni sta facendo parecchio discutere perché narra dell’omicidio di Mario Acquaviva, il dissidente comunista ucciso dopo la Liberazione.

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