L’ eterosessualità impensata. Quanto insegnano le minoranze

La ricerca scientifica sulle persone con un’identificazione non binaria non è neppure lontanamente paragonabile a quella che concerne le persone omosessuali.
Quali sono le ragioni sottese a tale lacuna?

E’ vero: molto in ritardo rispetto all’interesse medico per l’omosessualità ci si è mossi sulle tematiche che riguardano le identità sessuali. Forse addirittura un tema che si è preferito ignorare – o trattare in subordine – in ambito scientifico benchè la storia e la mitologia ci insegnino che il desiderio di impersonare apparenze e ruoli dell’altro sesso sono sempre esistiti. Sappiamo che a lungo la tematica trans, ad esempio, è stata inserita nei repertori medici come una patologia, ‘disforia di genere’, e solo recentemente ne è stata espunta. Da un punto di vista scientifico, ma anche del senso comune probabilmente è più difficile accettare un cambiamento di identificazione sessuale che mette in discussione tutto l’essere di una persona, la sua esistenza, la percezione di sé e le relazioni con persone e mondo. Eppure il tema esiste anche dal punto di vista della medicina chirurgica di ‘trasformazione’ dei genitali. Fino a non molto tempo fa chi desiderava farlo doveva uscire dall’Italia. Ora la legislazione è cambiata ed è possibile il cambio anagrafico anche per chi non può o non vuole procedere a questa operazione.
Potrebbe essere formulata l’ipotesi che comportamenti, in realtà, bisessuali siano stati descritti come omosessuali. Si può “rileggere” in questi termini l’estesa letteratura scientifica già presente sull’omosessualità?
Penso senz’altro di sì. Si è scelto spesso di chiamare omosessuale una serie di comportamenti e di situazioni perché questo poteva definire con una scelta apparentemente binaria, o omo o etero, alcune persone. La bisessualità crea maggiori problemi per la sua fluidità ed è difficilmente accettabile per una mentalità binaria che ancora domina il sentire comune (e anche scientifico).
Un dato incontrovertibile è la crescente sperimentazione sessuale praticata dall’eterosessualità. Quali risultanze si possono ricavare, osservando desideri, pratiche e rappresentazioni?
E’ quello che cerco di dire nel mio ultimo libro L’eterosessualità impensata: le cosiddette minoranze sessuali ci hanno insegnato anche a mettere in discussione la fortezza apparentemente invincibile dell’eterosessualità, considerata unico comportamento ‘normale’ e ‘naturale’. Questo dato ha liberato da molti stereotipi e pregiudizi e dato spazio a comportamenti meno vincolati, all’espressione di desideri che forse ci si era negati. Si sta sviluppando un mondo anche di rappresentazioni plurale, complesso in cui possono prendere posto forme dell’essere e dell’apparire, appunto, ‘impensate’.
Data l’opportunità di ampliare il concetto stesso di orientamento sessuale, quali compiti ritiene che debba affrontare il movimento LGBTIQA+?
Qui la risposta è complessa – ma lo sono anche le altre, che meriterebbero più ampia trattazione – perché la sigla rappresenta realtà tra loro molto diverse, talora divergenti per obiettivi e forme di intervento politico. Credo sia bene mantenere una sigla unitaria, ma è chiaro che ognuno porta avanti le sue lotte e priorità. In comune c’è l’aspirazione a un mondo di maggiori libertà e rispetto per le vite di persone anche molto diverse tra loro. Il che non significa avere come obiettivo l’inclusione, il termine è pericoloso e segnala una maggioranza che accetta minoranze purchè si adeguino alle norme espresse da chi è più forte, vorrei parlare piuttosto di aperture in cui l’uguaglianza rispetta stili di vita e scelte tra loro anche molto differenti.
Barbara, perché, nonostante le dichiarazioni d’“apertura”, soprattutto a seguito di dolorosi fatti di cronaca, la morale sessuale è uno degli aspetti in cui la nostra civiltà è progredita di meno negli ultimi 4000 anni?
Forse potrei dare una risposta simile a quanto detto in precedenza ma con qualche elemento in più. Toccare i temi della sessualità significa interrogare nel profondo le soggettività ed è quindi sempre un’operazione delicata e che crea opposizione. Inoltre la sessualità è sempre stata lo sfondo di molte lotte di potere, degli uomini sulle donne, del potere politico e religioso sulle vite delle persone: Foucault ci ha svelato molto su questo tema. Ora che alcune libertà sono state conquistate si vede come le reazioni sono forti e talvolta violente, collettive o individuali, dall’invenzione della teoria del gender fino alle percosse o alle uccisioni o ai fenomeni di bullismo tra giovanissimi. Tutto questo dimostra che la materia è ancora fonte di forti oppositività e che le conquiste (parziali) che sono state fatte costano ancora fatiche e sofferenze. Ricordo di aver letto recentemente una frase molto significativa: si sono fatti in questo campo più passi aventi negli ultimi decenni che in quattromila anni. Ma sappiamo che ancora non basta.

Barbara Mapelli da molti anni si occupa di educazione, formazione e cultura, con particolare attenzione alle culture di genere. Su questi temi ha pubblicato volumi e contributi in testi collettivi. Già componente del Comitato pari opportunità del Ministero Pubblica Istruzione e consulente presso il Ministero Pari Opportunità, ha insegnato Pedagogia delle differenze di genere, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Milano Bicocca. Tra le ultime pubblicazioni: Uomini in educazione (con Stefania Ulivieri, 2013); Infiniti amori (con Alessio Miceli, Roma 2014); Galateo per donne e uomini (Milano, 2014); L’androgino tra noi (a cura di, Roma 2016).

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