Queer Gaze. Corpi, storie e generi della televisione arcobaleno

La ricerca scientifica sulle persone con un’identificazione intersessuale non è neppure lontanamente paragonabile a quella che concerne le persone omosessuali.
Quali sono le ragioni sottese a tale lacuna?

La ricerca scientifica sulle persone omosessuali è iniziata come se le persone omosessuali fossero delle cavie da analizzare. C’era una grande voglia di voler capire anche perché da un lato l’omosessualità poteva essere nascosta. Chiunque poteva essere omosessuale o avere rapporti omosessuali senza per questo definirsi omosessuali. Era più un vizio morale che si poteva aggiustare che non una condizione irreversibile. La condizione intersex invece, a parte che veniva chiamata ermafroditismo con evidente rimando a una cultura prescientifica, era considerata uno scherzo di natura e quindi faceva parte delle bizzarrie della natura. Forse non valeva la pena nemmeno studiarne la cause, ma non c’erano nemmeno gli strumenti, anche se la scoperta dei cromosomi sessuali, per esempio, è stata fatta dalla scienziata Nettie Stevens nei primissimi anni del ‘900.

Ovidio, Tiresia, Kafka, Ermafrodito, Ifi, Ceni narrano o sono essi stessi casi di “metamorfosi” che minano e demoliscono ciò che è la certezza, l’edificio stabile su cui si accomodano gli esseri umani.
Cos’è mutato dal mito ai nostri giorni?

Quello che è mutato che non si cercano più delle interpretazioni della realtà soltanto nella mitologia (e qui includo anche le religioni monoteiste) ma anche nella scienza. Sono due livelli di conoscenza diversi. Non conosco così bene la mitologia greca ma non credo che i miti di trasformazione avessero come funzione quella di mettere in crisi un sistema, mi sembrano più delle mutazioni funzionali a un canone narrativo che vedeva nella trasformazione la conseguenza di un’azione.
In ogni caso nessuno dei due deve servire da “spiegazione” per l’esistenza delle persone LGBTQIA+.

Data l’opportunità di ampliare il concetto stesso di orientamento sessuale, quali compiti ritiene che debba affrontare il movimento LGBTIQI?

Il movimento LGBTQI non è composto solo da persone con un orientamento diverso da quello eterosessuale ma anche da persone con una varianza di genere e con caratteristiche fisiche non binarie. Non credo che il movimento debba avere dei compiti se non, di fatto, la propria sopravvivenza, e lo si può fare in molti modi. Dal piano meramente giuridico alla formazione continua nelle scuole, nel creare servizi di prevenzione e gestione delle MTS e ITS. Nel senso non dobbiamo niente a nessun* se non a noi stess*.

Facendo riferimento alla situazione contemporanea in Italia, oltre l’estetica modaiola, quale condizione vivono gli intersessuali?

Non credo di essere la persona più titolata a parlare a nome delle persone intersex, dato che fino a prova contraria non sono una persona intersex. Non ho ben capito l’estetica modaiola riferita alle persone intersex ma la condizione attuale è sicuramente patologizzante, cioè la condizione intersex viene vista come qualcosa da correggere. La conseguenza peggiore sono gli adeguamenti chirurgici dei genitali alle persone neonate, sono degli interventi che fanno apparire i genitali più simili a quelli di un sesso o di un altro.

Perché, nonostante le dichiarazioni d’”apertura”, soprattutto a seguito di dolorosi fatti di cronaca, la morale sessuale è uno degli aspetti in cui la nostra civiltà è progredita di meno negli ultimi 4000 anni?

Per molti anni non ci sono state nemmeno le parole per parlare di sé, ma si faceva comunque del sesso non eterosessuale, si poteva essere comunque bisessuali, come si poteva essere trans senza in un certo senso saperlo. Nel mentre nella società occidentale è comparso il concetto dei diritti umani e sulla base di questo, cioè sull’idea di diritto umano, è stato possibile anche iniziare a fare delle rivendicazioni che potessero essere comprensibili e condivisibili. Senza quella base culturale sarebbe stato impossibile.
Uno dei problemi è che i desideri spesso non sono in linea con il “comune sentire” ma esistono, ci sono e c’è anche la possibilità di soddisfarli ma spesso avviene tutto nell’ombra e nel segreto. Il punto non è (o almeno non solo) creare nuove forme di relazioni sessuali e affettive quanto di liberare quelle che già ci sono ma la cultura cattolica e forse qualsiasi altra cultura che non abbia trai valori fondanti la libertà e l’autodeterminazione dell’individuo durante la sua vita biologica (sempre che non si parli di simulazioni).

Antonia Caruso
Attivista trans/femminista, editorialista ed editrice. Ha studiato cinema, fotografia e semiotica tra Roma e Bologna, dove vive. Si occupa di comunicazione, formazione, editoria e di politica trans. Ha scritto per Jacobin Italia, Dinamopress, The Vision, La Falla, DWF, Frute. Ha pubblicato racconti con Feltrinelli, nell’antologia a fumetti Sporchi e Subito, Golena, Fortepressa. Ha fondato edizioni minoritarie, una progetto editoriale indipendente.

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