Maradò. Viaggio emozionale nella Napoli di Maradona

Quanto è aderente la figura di Maradona al monello napoletano che dal D10S ha ricevuto riscatto, dignità ed un’energia esoterica ?
Maradona è Napoli, Napoli è Maradona; sono legati indissolubilmente per sempre. Diego è lo scugnizzo argentino che, presagimmo, potesse essere valore aggiunto alla nostra meravigliosa città. Un sorriso indimenticabile, i riccioli neri e un cuore grande e generoso. È il compagno di gioco leale, rispettoso dell’avversario, fragile e vulnerabile ma anche testardo e deciso. È riuscito a realizzare i suoi sogni di ragazzo povero, la sua storia insegna moltissimo, diventando insegnamento per correggere i propri limiti e le vulnerabilità. È un dono meraviglioso che la città di Napoli e i napoletani hanno ricevuto. Ed è diventato lui stesso partenopeo. È figlio del Vesuvio, è il D10S incontrastato, è immagine del sacro e del profano. La grandezza di Maradona non si chiude nella sfera sportiva, la sua è una potenza ecumenica che ha avuto un impatto inarrivabile. Esiste il Maradona che vive sulle pagine patinate e nei quadri più preziosi di collezionisti elitari. E poi esiste il Maradò che riverbera nelle preghiere delle baracche, nell’utopia che diventa possibilità, nel sogno che si trasforma in realtà. Diego sarà ricordato come un condottiero che ha portato in alto Napoli e il Napoli, come mai nessuno prima e nessun altro dopo. Sarà ricordato come un eroe osannato da chi c’era e da chi non c’era.
Nel Novecento il calcio ha sconfitto i totalitarismi di Hitler e di Stalin. Quale funzione politico-sociale-antropologica ha assunto Diego Armando Maradona?
Maradona ha rappresentato un’icona anche politica, ma non ha mai inciso più di tanto sulle decisioni dei grandi. Ha manifestato apertamente contro il colonialismo statunitense e soprattutto contro l’invasione da parte degli inglesi delle Malvinas, ma il suo pensiero e la sua ideologia hanno fatto presa solo sul popolo dei più deboli. Non si è risparmiato in critiche nei confronti della politica della FIFA.
Il 25 novembre 2020 la notizia del decesso di Maradona richiamò con veemenza l’interesse dell’opinione pubblica internazionale. Un campione dello sport quale eroe tragico contemporaneo?
Quando tutto il mondo ha saputo della sua morte c’e stato un grande silenzio e un grande vuoto. Ho avvertito la perdita fortemente e ho avuto la necessità di farlo raccontare dalla voce dei suoi tifosi, in una coralità emozionale. In modo diverso, non stereotipato ma dal cuore di chi l’ha amato, incondizionatamente, chi poteva farlo se non il popolo di tifosi napoletani? Con la voce del cuore, delle emozioni che il suo ricordo ci dona. Era noto a tutti come aveva vissuto, nel bene e nel male. La sua morte lo ha mitizzato ancora di più, alla stregua di personaggi iconici come il Che o Kennedy per la politica, Jim Morrison o John Lennon per la musica. Certo lo si può definire un eroe contemporaneo, inteso come mito… .
Anna, può offrirci un ricordo personale che lo lega al Pibe de Oro?
La prima volta in assoluto, dal vero, è stato il 5 luglio del 1984, allo stadio San Paolo di Napoli, oggi Stadio Diego Armando Maradona. Vi entrai pochi prima che lui giungesse. Proprio li dove per 7 anni è stato e resta il Re indiscusso. Indelebile il ricordo del giorno in cui l’incontrai. Era primavera, grazie al dottore Emilio Acampora, amico di mio padre e medico sociale del Calcio Napoli. Un sorriso indimenticabile, sotto una cascata di riccioli neri, un cuore immenso e generoso con tutti quei giovani lo guardavano tra l’incredulo e le lacrime per l’emozione di averlo vicino, poterlo abbracciare e fare una foto con lui. Un tempo dove non vi erano i social e i selfie, ma eravamo ancora circondati dal bello dell’abbracciarci in un’intimità che era solo nostra e rendeva indissolubile il ricordo.
Il suo racconto pullula di testimonianze di chi Maradona lo ha conosciuto, sportivi e giornalisti, che svelano aneddoti inediti e suggestivi. Ci anticipa un episodio particolarmente emozionante, a suo avviso?

Ho voluto dare una dimostrazione del tutto diversa della sua figura. Onestamente, troppo avvelenata dalle rappresentazioni dei suoi vizi e debolezze, tralasciando l’aspetto tecnico sportivo, ho voluto mostrarne il lato umano e il suo cuore. E come farlo se non attraverso il cuore delle persone che ho intervistato, le loro emozioni. E leggendo i vari racconti e le varie testimonianze emerge il cuore di un grande uomo. Sicuramente il racconto più emozionante è la testimonianza di Cristiana Sinagra, che è una molto schiva e riservata, dopo aver avuto modo di conoscerle e conquistare la sua fiducia, mi ha condiviso il suo intimo emozionale di giovane donna innamorata. Credo che il suo ricordo sia quello più delicato e intimo. È la voce di una giovane donna che s’innamora di un ragazzo, lontano dai riflettori e dall’essere tifosa. Ho fortemente voluto che mi condividesse la sua emozione, e la ringrazio tanto, perchè è lontana dai riflettori e molto riservata. Ma era giusto che ci fosse, perché è una donna che ha amato Diego in silenzio e da lui ha avuto un figlio.
Posso dire che con il suo racconto ho ricevuto molto di più di un’emozione.

Anna Copertino, giornalista napoletana, dirige la web tv Road Tv Italia e scrive per il magazine Informare. Per Homo Scrivens ha curato l’antologia Un giorno per la memoria (2018), dedicata alle vittime di mafia e camorra, opera vincitrice del Premio Morante.

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