Storie siciliane

Da Dionisio ai riti di San Giovanni attraverso la Porta Perpetua del Tempo

Le storie di questo libro hanno esordito su Repubblica-Palermo, poi sono state riprese e ripensate.
Quale criterio ha adottato per concatenarle?

Scrivo che le ho raccolte seguendo categorie arbitrarie ma non per questo meno vere: in origine sono state scritte per una ricorrenza o per una serie, adesso le ho scelte fra le tante e le ho riunite togliendole dal contingente, inventandomi delle categorie. Ad esempio, nel capitolo “La rassegna dei riemersi” ho messo personaggi di cui nessuno aveva mai sentito parlare: è il valore della divulgazione, che è prezioso. Altrimenti c’è sempre l’erudito per i fatti suoi e il resto della società che si nutre di stereotipi.
Lei, Amelia, pone personaggi del mito e della storia letteraria in Sicilia, tessendo incroci davvero originali.
Su quali rapporti cronologici ha fondato il suo sguardo dialogico?

Da più di vent’anni scrivo per la pagina culturale dell’edizione palermitana di Repubblica ed è stato come frequentare un’ottima palestra. Mi ha permesso di imparare molto, di imparare a essere rigorosa ma anche divulgativa. Dopo tutti questi anni i miei personaggi saltano fuori da tutte le epoche, basta un po’ osservarli per capire dove posso inserirli.
I misteri del Pellegrino e la casa di Persefone, ma ci sono pure Dionisio e Archimede, il normanno Tancredi e l’ammiraglio Ruggero di Lauria.
Quali sono i reciproci apporti?

Sono tutti parte della storia della Sicilia.
Lei ripercorre una storia ininterrotta, che va dalla narrazione mitica e procede attraverso la Porta Perpetua del Tempo.
Cosa ha inteso illuminare, sottraendolo al buio della nostra dimenticanza?

Quello che viene fuori è una storia della Sicilia, cioè di una terra in mezzo al Mediterraneo che da sempre è frontiera, già con i Greci: la prima guerra “di religione” è contro i Fenici, con meccanismi di “creazione del nemico” sempre attuali. Osservare il ruolo della Sicilia-frontiera ci permette di comprendere molti meccanismi che altrimenti non si spiegano: una frontiera è “dentro”, ma il suo essere vicina al “fuori” mette in moto dinamiche diverse da quelle che si possono cogliere in un posto “normale”. Figurarsi che i baroni ricattarono per secoli e sempre lasciando ben visibile la posta in gioco, la loro “fedeltà”. Mandavano un messaggio chiaro: erano fedeli al sovrano, ma solo se non disturbava troppo.
Può indicarci un particolare della “sua” Sicilia, un elemento per lei inconfondibile?
La Sicilia dei melting pot, del miscuglio che diventa altro e magari si scorda cosa c’era prima. Per le culture, per la religione, per la letteratura e anche per la cucina che in molti casi mescola il dolce e il salato: uno mangia e non ci riflette, ma anche questo è il risultato di una Storia fatta da culture che si sovrappongono.

Amelia Crisantino
Docente di lettere nella scuola media, storica e collaboratrice di «Repubblica-Palermo», socia del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato. Ha pubblicato: La città spugna. Palermo nella ricerca sociologica (1990), Ho trovato l’occidente. Storie di donne immigrate a Palermo (1993), Capire la mafia (1994, ripubblicato riscritto e aggiornato nel 2019 aggiungendo il sottotitolo Dal feudo alla finanza), Della segreta e operosa associazione. Una setta all’origine della mafia (2000); l’edizione critica di un inedito dello storico Michele Amari, Studii su la storia di Sicilia dalla metà del XVIII secolo al 1820, adesso inserita nell’edizione nazionale delle Opere di Amari (2010); nel 2012 Breve storia della Sicilia. Le radici antiche dei problemi di oggi; nel 2013 Vita esemplare di Antonino Rappa comandante dei militi a cavallo in Sicilia (ebook gratuitamente scaricabile dal sito http://www.mediterranearicerchestoriche.it); sempre nel 2013 Fiabe siciliane. Dalla raccolta di Giuseppe Pitrè; nel 2015 Sicilia fatale;

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