L’idioma del sale

“Ci vuole più Poesia!”: in un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?
In qualunque tempo storico la poesia si pone come un’urgenza di essenzialità. Dialogare con sé stessi e quindi con l’Altro per eccellenza, anche metafisicamente parlando, gettare ponti con ciò che sembra essere radicalmente inaccessibile, è sempre uno scandalo, necessario per sentirsi riaprire alla possibilità di essere uomo. L’uomo è un crocevia di fragilità, contraddizioni, conflittualità, rinascita e armonia. Oggi spesso la poesia e tutta la sua cultura umana di profondità e vertigine, vive in uno spazio di nicchia, a volte inascoltata o relegata ai margini, altre volte osannata nella forma, ma non praticata nella sostanza. Questa posizione però non è una cosa negativa in generale per la poesia credo, né lo è mai stata in passato, anche quando è stata perseguitata o combattuta apertamente rispetto al modo indiretto, dissacrante e nichilistico della cultura contemporanea, perché prima di tutto con lo scrivere e esprimersi in poesia il fine è quello di far nascere un colloquio nella propria interiorità e metterla in relazione con il mondo. Ci si può esprimere poeticamente, anche senza trovare vie di comunicazione o consenso esterno, anche con il silenzio, anche scrivendo una poesia e custodendola nel cassetto, anche nella distanza i segni trovano la loro via di significato insomma. Ci vuole sempre più Poesia, comprendere che ne siamo attorniati, è ovunque anche quando non sembra esserci, quando tutto sembra svanire la sua luce di costruzione balena dagli abissi e dal cuore dell’uomo. Un piccolo verso di una poesia è un antidoto contro qualunque forma di nichilismo, un seme di speranza gettato su terreni inariditi. La bellezza della semplicità e la sua forza. Un gracile fiore che si fa strada nei deserti.
Lei scrive versi che narrano quasi d’una atemporalità, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico in cui la vita si svolge. La vita umana vive una costante condizione di anonimato?
Quando scrivo il mio impegno è il disimpegno, il mio spazio è il foglio bianco, il mio tempo quello del cuore e dell’interiorità. Nonostante questo, ciò che sembra provenire da una atemporalità è testimone e testimonianza di questo tempo storico, che a volte sembra descriversi e porsi come da una dimensione anti-storica o in una cristallizzazione alla fine della storia, oltre la possibilità del cambiamento, quindi in un certo senso narriamo la stessa simbologia della fine o di un nuovo inizio, quella della coscienza nel mio caso. L’uomo è un nessuno, la poesia il suo tutto. L’umanità è costruita attraverso la poesia, la cultura e la bellezza. Come nella caverna del ciclope Ulisse si salva dalla visione monoculare, violenta di chi vede le cose a una dimensione, con la brutalità della semplificazione e del pregiudizio, diventando un nessuno, facendosi assorbire e salvare dalle molteplici possibilità del linguaggio. L’assoluto è anonimo, nessun nome può nominarlo compiutamente, quindi sarebbe una condizione ideale se anche l’essere umano diventasse anonimo a sé stesso, e seguisse il flusso miracoloso delle parole che diventano vita, storia, speranza, poesia.
Qual è il ruolo dell’immaginazione nel percepire chi è ignoto e vestirlo di realtà?
Nella vita come nella scrittura i simboli sono vestiti con cui dare forma alla tua immaginazione. I simboli sono porte che ti fanno andare oltre le apparenze verso l’essenza o anche oltre l’essenza nel labirinto delle apparenze. Però mi piace pensarla come diceva Fellini niente si sa, tutto si immagina, quindi è l’immaginazione che veste la realtà per mostrare che tutto ci è ignoto e intimo allo stesso tempo. Non c’è una sola realtà, questa è la realtà. Tutto è assoluto, niente è relativo, un canto onirico. Tutto è sogno, tangibile e concreto, etereo e poetico. A dire il vero non lo so, non so rispondere a questa come alle altre domande in modo certo e senza dubbi, ecco perché l’immaginazione mi permette di creare una bussola con cui navigare nell’ignoto e nella scala di grigi della realtà, che si assomigliano sempre di più, più li guardiamo attentamente.
La sua versificazione appare sensibilmente refrattaria al rispetto ovvio ed ossequioso delle norme grammaticali, compromettendo irrimediabilmente la logica connessione lettura-comprensione. Qual è la chiave d’accesso per discriminare i suoi intenti comunicativi?
La logica della poesia è esprimere la creativa follia che ci abita, il mistero di cui partecipiamo assieme alle altre persone e alle altre cose che sono venute al mondo, alla ricerca di un’illuminazione, una risposta, un’emozione autentica in piena libertà. Mi pare di essere ligio alle regole della grammatica e della sintassi, ovviamente in un verso che è irrimediabilmente ermetico, criptico, simbolico, molto spesso a mia insaputa e contro la mia volontà razionale che nello scrivere viene meno, e che quindi è tutt’altro che prosastico nel comunicare, ossia si attiene alle norme del linguaggio, però per trasgredire quelle del senso comune. Volendo comunicare non una narrazione o una storia, ma la storia di una folgorazione, di un cuore che si spalanca verso la vita, che assume l’abito della poesia, le norme vengono plasmate spontaneamente come mezzi per questo fine, sublime, pieno di sentimento. La poesia è il sale della terra e dell’umanità, l’idioma del sale, quindi è l’essenza che pone le fondamenta della civiltà, della cultura e di conseguenza di quelle norme non-scritte che dal sottosuolo regolano tutto questo, quindi in un certo senso in poesia ci si può permettere di “riscrivere” le regole per spostare un po’ più in là i confini del senso e dei significati possibili. Un cuore ha bisogno di nuovi orizzonti, di più spazio a volte, per pulsare tutto il suo sentire.

Emanuele Martinuzzi
Si laurea a Firenze in Filosofia. Precedenti pubblicazioni poetiche: “L’oltre quotidiano – liriche d’amore” (Carmignani editrice, 2015) “Di grazia cronica – elegie sul tempo (Carmignani editrice, 2016) “Spiragli” (Ensemble, 2018) “Storie incompiute” (Porto Seguro, 2019), “Notturna gloria” (Robin edizioni, 2021), “l’idioma del sale” (Nulla Die, 2022). Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Ha partecipato al progetto “Parole di pietra” che vede scolpita su pietra serena una sua poesia e affissa in mostra permanente nel territorio della Sambuca Pistoiese assieme a quelle di numerosi artisti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...