Pulsa de nura. La maledizione di Berenice di Cilicia

Il 24 giugno del 79 d.C. Tito Flavio, generale che aveva saccheggiato e distrutto il Tempio di Gerusalemme, diviene Imperatore di Roma e ripudia la regina Berenice di Cilicia. Quali furono le motivazioni sottese a tale atto?
Esistono differenti versioni. La più accreditata è quella della ragion di Stato che ha ispirato i due massimi drammaturghi francesi del Seicento, Jean Racine e Pierre Corneille. Tito, sebbene molto innamorato, avrebbe rinunciato forzatamente alla donna amata per compiacere il Senato e il popolo che non approvavano la sua relazione con una donna straniera e dalla reputazione poco conforme alle virtù romane, come sembra testimoniare una celebre pagina di Svetonio dove è annotato: “Allontanò Berenice da Roma, con rincrescimento suo e di lei”. Qualche maldicente ha insinuato che Berenice, ormai una donna di cinquantadue anni, non possedesse più le grazie della giovinezza e che l’Imperatore guardasse altrove, forse alla cognata Domizia Longina.
Tito dovette fronteggiare l’eruzione del Vesuvio, un’epidemia a Roma e il terribile incendio di Campo Martio, prima di morire in circostanze improvvise e poco chiare. Furono questi eventi, disastrosi e funesti, legati alla terribile maledizione ebraica, la pulsa de nura, invocata dai rabbini per placare la collera di Berenice?
Il principato di Tito fu, in effetti, costellato da diverse sciagure ma gli storici del suo tempo ne danno un giudizio positivo; “felice nella sua brevità” lo definirà in maniera più moderata Ausonio. La pulsa de nura è un espediente letterario per raccontare il clima politico del tempo caratterizzato da congiure di palazzo, smanie di potere e anche da un inevitabile risentimento dei giudei colpiti nei loro simboli religiosi e culturali: la distruzione del Tempio di Gerusalemme, lo scioglimento del Sinedrio, la diaspora e la schiavitù, la soggezione a Roma. Un artificio narrativo per rievocare avvenimenti storici e vicende avventurose che, tuttavia, ha fondamento negli antichi testi giudaici. In tempi contemporanei, la pulsa de nura, la quale più che una maledizione è un’invocazione all’angelo della vendetta affinché punisca chi si è macchiato di una grave colpa verso il popolo d’Israele, è stata spesso invocata contro personaggi politici israeliani: contro Yitzchak Rabin prima del suo assassinio, contro il primo ministro Ariel Sharon poi morto improvvisamente per una grave malattia, contro gli organizzatori di una parata Pride e, recentemente, contro un membro del ministero della Salute che ha fornito consulenza sulle vaccinazioni anti Covid ai bambini.
La Campania Felix e dei Campi flegrei, rappresentati nello splendore architettonico delle ville patrizie, nella magnificenza dei templi e nella vivace quotidianità di plebe e mercanti. Usi, costumi e consuetudini d’un mondo davvero remoto. Quali sono le difficoltà insite nel lavoro di chi redige un romanzo storico?
Innanzitutto, trovare una documentazione seria e facilmente accessibile e, in questo, oggi il WEB aiuta molto. Grazie alla digitalizzazione d’intere biblioteche, articoli, atti di convegni, è possibile ottenere una grande quantità d’informazioni che fino a qualche decennio fa riuscivo solo a recuperare andando fisicamente in biblioteca o in emeroteca, collezionando giornali e riviste. In questo modo la Storia diventa non un semplice fondale delle vicende ma una coprotagonista. La ricostruzione degli avvenimenti permette di conoscere meglio le vicende del passato ma anche il carattere e le abitudini dei personaggi che si muovono all’interno di un periodo governato dalle sue particolarità politiche e sociali. Le avventure di Rectina, di Cassia Livilla, di Valerio Pollio, non sarebbero potute accadere senza l’eruzione del Vesuvio, la spedizione di Plinio, gli ozi di Baia, la diffusione del culto di Iside e l’incendio di Roma dell’anno 80 d. C., allo stesso tempo le loro reazioni non possono prescindere dai costumi e dalla morale dell’epoca.
Cospirazione politica ed una struggente storia d’amore. Ciò, evidentemente, ha richiesto ricerche storiche accurate e meticolose. Quale metodo si è imposto di adottare per trattenere le informazioni e, poi, renderle narrativa?
L’unico metodo è leggere, studiare, confrontare le informazioni reperite nei saggi, negli articoli, negli studi degli specialisti, scegliere tra le tesi e le interpretazioni affinché le vicende storiche siano narrate nel modo più corretto possibile e quelle di fantasia siano coerenti e verosimili. Bilanciare “vero storico e vero poetico” è una bella sfida, difficile, insidiosa, ma terribilmente affascinante. Il Vesuvio distrusse Pompei, Ercolano, Stabia e la nube nera raggiunse Miseno come ci racconta Plinio il giovane ma cosa accadde in quei momenti cupi a Neapolis? La Storia ci ha tramandato che Berenice fu allontanata da Roma ma non ci sono documenti che narrano la sua sorte e i suoi sentimenti. Cosa poteva provare una donna ripudiata? Delusione, amarezza, rancore, nostalgia…Perché non rivolgersi al Dio d’Israele e al suo popolo umiliato per chiedere vendetta?
Lei amalgama l’incanto dell’epopea imperiale con le suggestioni dell’immenso patrimonio archeologico campano. Quali strategie auspicare per riscoprire e valorizzare i beni culturali e storici della “terra del mito”?
Sicuramente le strategie politiche non sono ancora in grado di valorizzare l’enorme patrimonio culturale e storico che possediamo, soprattutto nel meridione d’Italia, tuttavia, qualcosa sembra muoversi, e spero in adeguati investimenti e nuova consapevolezza. Da parte mia posso solo continuare a utilizzare, come faccio da sempre, il mezzo narrativo per puntare i riflettori su luoghi ed eventi. La scrittura, sia quella giornalistica sia quella letteraria, per me è uno strumento attraverso il quale tutto ciò che mi arriva dalla lettura, dalla cultura che mi circonda, dalla vita, dall’esperienza, contaminato con quel tanto di personale che hanno tutte le situazioni umane, deve tornare in circolazione. Parafrasando Italo Calvino, è per questo che scrivo. Per far si che la mia curiosità e quello che imparo, con un articolo o un romanzo, giunga ad altri e istilli lo stesso desiderio di sapere, di conoscere, di mostrare, l’amore per la Storia, il rispetto della memoria.

Fiorella Franchini
Giornalista pubblicista, collabora al quotidiano Il Denaro.it e alle riviste online Pannunzio Magazine e Verbum Press. Per oltre dieci anni è stata direttore editoriale del webmagazine napoliontheroad e ha pubblicato undici interviste nell’antologia Donna è Anima (Savarese editore). Ha esordito con i romanzi L’orchidea bianca (1995) e I fuggiaschi di Lokrum (1998), ispirati ad alcuni conflitti del secondo Novecento, seguiti poi dai thriller Nanhai (2002) e I fuochi di Atrani (2006). Di recente ha pubblicato i romanzi storici Korallion (2014) e Il velo di Iside (2018), Pulsa de nura, la maledizione di Berenice di Cilicia (Guida editore marzo 2022) ambientati nella Napoli greca e romana.

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