La Shoah oggi. Nel conflitto delle immagini

Nella cultura contemporanea la memoria della Shoah mantiene uno statuto speciale, che altri eventi storici non hanno. Per quali ragioni, a suo avviso?
Lo dimostra esemplarmente l’attenzione letteraria, cinematografica, artistica -non solo storiografica, dunque – di cui dal 1945 a oggi è ininterrottamente oggetto la Shoah. Basti pensare che ogni anno escono varie centinaia di romanzi in tutto il mondo il cui intreccio (avventuroso, sentimentale o noir) trova il proprio epicentro nella Shoah, adoperata come pura risorsa tematica.
Lei mostra come la centralità della Shoah, in particolare nella cultura letteraria e visuale, da Levi, Améry, Celan, Sebald a Lanzmann, Godard e Boltanski, ruoti intorno al “conflitto delle immagini”.
E’ l’immagine che si fa strumento?

La Shoah è caratterizzata da un conflitto tra due modalità opposte di intendere l’immagine. All’aspirazione, da parte dei nazisti, di annullare, sopprimere, “demolire” – per adoperare un termine caro a Levi – ogni immagine che sia diversa dalla propria si oppone, invece, da parte delle vittime, la strenua rivendicazione dell’immagine, anzi del più ampio ventaglio di immagini, quale unico antidoto agli effetti nichilistici di un potere totalizzante.
La Shoah è stata oggetto di innumerevoli rielaborazioni. Le reputa tutte necessarie?
No, assolutamente. Gran parte di queste rielaborazioni, alle quali accennavo nella prima risposta, sono tutt’altro che necessarie, dal momento che non apportano alcun incremento conoscitivo a ciò che già sappiamo della Shoah, tuttavia, nella loro sostanziale futilità, dimostrano come la Shoah costituisca ancora un nodo cruciale del nostro presente.
Quali differenze scorge tra l’immagine intesa durante gli anni dell’olocausto e la coeva rappresentazione visiva della guerra in corso in Ucraina?
La Shoah costituisce di sicuro un’esperienza irripetibile, espressione di un assetto storico-politico oramai tramontato. Eppure – ecco il rischio sottolineato vigorosamente dal mio libro – sono sempre vive le pulsioni dirette a un potere totalizzante, perché, come ha ribadito Elias Canetti, sono radicate in uno strato antropologico primario.
I suoi interessi, Professore, si sono rivolti in prevalenza alla letteratura e all’estetica italiana ed europea ottocentesca e novecentesca. Dov’è volto il suo sguardo in questo momento?
Direi che sono rivolti a una post-Shoah: a quell’espropriazione della quale è oggetto la nostra corporeità prodotta, paradossalmente, dall’illimitata “liberazione” attiva oggi, come nuova frontiera del sapere e della prassi politica, nei campi più diversi: dall’immaterialità digitale a gran parte delle tematiche ambientali, fino alle nuove espressioni della sessualità.

Arturo Mazzarella è Professore ordinario di Letterature comparate nell’Università Roma Tre. I suoi interessi si sono rivolti in prevalenza alla letteratura e all’estetica italiana ed europea ottocentesca e novecentesca (con numerosi volumi e contributi su Novalis, Leopardi, D’Annunzio, Valéry, Nietzsche, Musil, Hofmannsthal e sull’intera costellazione della décadence). Ha dedicato un’ ampia ricerca alla fenomenologia della finzione nella cultura otto-novecentesca (La potenza del falso. Illusione, favola, sogno nella modernità letteraria, Donzelli 2004). Da tempo lavora a una ricognizione di alcuni nodi cruciali dell’immaginario estetico contemporaneo. In tale ambito si segnalano i seguenti volumi: La grande rete della scrittura. La letteratura dopo la rivoluzione digitale (Bollati Boringhieri 2008); Politiche dell’irrealtà. Scritture e visioni tra Gomorra e Abu Ghraib (Bollati Boringhieri 2011); Il male necessario. Etica ed estetica sulla scena contemporanea (Bollati Boringhieri 2014); Le relazioni pericolose. Sensazioni e sentimenti del nostro tempo (Bollati Boringhieri 2017). Dal 2003 al 2012 è stato Presidente, del Collegio didattico di Scienze e Tecnologie delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS) dell’Università Roma Tre. E’ membro del Comitato scientifico delle riviste “L’illuminista”; “Between” (organo dell’Associazione italiana di Teoria e Storia comparata della letteratura); “Parola e immagine”; della collana “Scritture”, pubblicata da Kainos Edizioni.

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