Amore ai nostri tempi

Tra le pagine si coglie l’introversione, la scontrosità, l’inquietudine e la disubbidienza adolescenziale. Quali tratti assume la giovinezza nella ricerca di coordinate, d’interpretazioni univoche della realtà, di superamento delle contraddizioni in un romanzo che tange quello di formazione?
La scontrosità, l’inquietudine e la trasgressione le vediamo anche in alcuni dei personaggi adulti ritratti nel libro e non solo nei ragazzi. Ed appaiono una sorta di effetto delle insoddisfazioni avvertite, in cui all’origine c’è sempre uno scarso utilizzo nei rapporti umani di Eros, il dio dell’Amore che ai nostri tempi, quello del narcisismo, latita. Le coordinate quindi, per prevenire malesseri e conseguire una certa serenità, sono quelle che concernono, a mio parere, il riconoscimento delle proprie paure e il tentativo di superarle sviluppando la capacità di instaurare profonde, affettivizzate relazioni.
Questo è un libro che gratta il fondo della sfera affettiva; vaglia meticolosamente i sentimenti e le emozioni, senza sterili edulcorazioni. Qual idea ha voluto che emergesse dei rapporti umani?
L’idea è quella che siamo naturalmente portati per compartecipare con i nostri simili, e il nostro benessere passa proprio attraverso l’espansione di questa istanza innata e pertanto a condividere i codici della comunità cui apparteniamo e a contribuire all’evoluzione della stessa cooperando affettivamente con l’Altro. Una linea direttrice che al momento pare sostituita da più autocentrati, devitalizzati comportamenti che concorrono a generare vuoti e diffuse forme di disagio.
L’amore, soventemente, appare fugace, ingannevole, temporaneo e deludente. Ritiene che siffatto sentimento possa assumere carattere salvifico?
Certo! Anche in psicoanalisi, ciò che favorisce la “guarigione” dell’assistito, non è tanto il sapere nozionistico dell’analista, ma la sua capacità di entrare in empatia con lui e perciò, come diceva Adler: “vedere con gli occhi, ascoltare con le orecchie e vibrare con il cuore del paziente”. Amore è la forza che ricuce ferite e aggrega tutte le componenti organiche e psicologiche nell’individuo e lo unisce agli altri, generando benessere.
Il suo romanzo narra altresì di un laccio sentimentale inscindibile, quello della famiglia. Perché i legami familiari sono sempre così passionali, in grado, al contempo, di allontanare ed attirare, congiungere e dividere, annientare e generare?
Ogni persona è al contempo tremenda e sublime, quindi anche i genitori e i figli. Non esistono pertanto legami privi di ambivalenze, la distruttività o meno di queste ambiguità è connessa a come l’individuo ha equilibrato dentro di sé questi opposti. E la forza che li armonizza è sempre Amore.
I “nostri tempi” sono quelli di Narciso. Ebbene, quantunque Narciso, Amore si manifesta?
Nel narcisismo patologico Amore si manifesta soprattutto in maniera egoica, la persona crede di essere unico e speciale e di poter conseguire mete di grandezza in cui il limite viene per lo più esautorato. In questo stile di vita, pertanto, non c’è empatia nei rapporti umani e le relazioni sono sviluppate solo con interessi manipolativi e utilitaristici.

GIACOMO BALZANO, psicanalista di orientamento adleriano. Fra le sue opere ricordiamo: Disagio Giovanile: storie di cambiamenti, Giovani del Terzo Millennio (volume che ha vinto nel 2006 il Premio Internazionale di saggistica “Città delle Rose”), I nuovi mali dell’anima, Oltre il disagio giovanile. Per Besa editrice ha pubblicato il romanzo Alessia e le sue tenebre (2011) e il saggio Alfred Adler e lo scisma della psicoanalisi (2014).

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