Che fine ha fatto Romolo?

Roma, aprile 2018. Nei pressi di Via del Corso avviene un fatto straordinario anche se nessuno, o quasi, sembra essersene accorto: Romolo è riemerso dalle viscere della terra.
Quale significato culturale assume la presenza di Romolo nel tempo presente?

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Le viscere di Roma finalmente hanno partorito il suo fondatore sebbene in forma di fantasma.
La persistenza stessa di Roma attraverso i millenni ha fatto sì che il mito del suo fondatore non tramontasse mai. In età antica, come nel medioevo e nella modernità, ci si è sempre dovuti confrontare col mito di Romolo, anche soltanto per negarne la veridicità. Io ho voluto ribaltare la prospettiva dando a Romolo la possibilità di osservare con i suoi occhi la città attuale.

Il romanzo si svolge in scenari cronologicamente diversi: l’VIII a.C., la prima metà dell’Ottocento e la Roma contemporanea. E’ da notare che i luoghi geografici non mutano.
Quali sono le ragioni sottese a tale stratigrafia?

Facendo svolgere il romanzo in tre epoche diverse ho cercato di raccontare la città. Nel romanzo non c’è solo Romolo ma anche un brillante archeologo della prima metà del XIX secolo: Antonio Nibby. Ho voluto mettere la città al centro del racconto: la Roma di adesso assieme ad altre Romae che l’hanno preceduta. A questo proposito torna in mente il passo di Freud dove si paragona la stratigrafia di Roma all’inconscio umano:
“Facciamo ora l’ipotesi fantastica che Roma non sia un abitato umano ma un’entità psichica dal passato similmente lungo e ricco, un’entità dunque in cui nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso, in cui accanto alla più recente fase di sviluppo continuano a sussistere tutte le fasi precedenti…”

Plutarco, Tito Livio, Dionisio di Alicarnasso hanno tramandato un excursus della vita di Romolo.
Qual è stato il suo punto di riferimento ed in qual misura se ne è discostato?

Senza dubbio Plutarco: nel romanzo Romolo ricorda e rivive la sua vicenda umana tornando nei luoghi che lo videro protagonista di eventi straordinari. Il racconto plutarcheo è ricco di pathos ed è stato un ottimo canovaccio da cui partire, anche se ho inserito qualche fatto riferito da altri autori e alcuni particolari di fantasia.

Qual è stato il contributo dell’archeologia moderna ed in particolare di Antonio Nibby alla vicenda di Romolo?

Antonio Nibby ha dedicato alla fondazione di Roma poche ma illuminate (quanto dimenticate) pagine, nella prima parte del suo monumentale Roma nell’anno MDCCCXXXVIII. Si tratta di una corretta ed equilibrata disamina delle fonti antiche sull’argomento, preceduta da una puntuale descrizione di quanto si poteva conoscere della topografia della Roma arcaica. Ma a dire il vero non ho scelto Antonio Nibby come coprotagonista del romanzo per questa ragione. Ho ritenuto che lui sarebbe stato un perfetto medium, o se vogliamo un Virgilio, per accompagnare Romolo alla scoperta della città contemporanea, e questo non solo per la sua grande conoscenza di Roma, ma anche perché la città l’aveva vissuta dal basso. Antonio apparteneva ad una famiglia di salumari proveniente da Amatrice, ed il romanzo inizia proprio con lui bambino nella bottega che suo nonno Gaspare aveva in piazza della Montanara.
Se parliamo del contributo della archeologia moderna alla vicenda di Romolo è ovvio che il pensiero va ad un grande archeologo dei giorni nostri Andrea Carandini, che ha trovato importanti riscontri al mito nei suoi scavi sul Palatino.

Scorrendo le pagine si avvertono i sussurri del Gadda di “Quel pasticciaccio brutto de via Merulana”.
Quali elementi della scrittura “gaddiana” l’hanno coinvolta particolarmente?

La ringrazio per questa domanda, perché amo moltissimo Gadda e sono arrivato fino al punto di rubargli un personaggio di Quel pasticciaccio brutto di via Merulana: Ines Cionini, anche lei in forma di fantasma.
Il racconto di Romolo e il racconto di Roma che ho cercato di fare in questo libro non è soltanto legato alla materialità dei luoghi e del reale, ma anche alle narrazioni della città che si sono stratificate nei secoli.

Sergio Fontana, archeologo di formazione, ha pubblicato numerosi studi scientifici sulla ceramica di età romana, sulle antichità dell’Africa del Nord e la stratificazione archeologica della città di Roma. Dopo aver lavorato per molti anni nell’ambito della ricerca sul campo, si occupa di prodotti multimediali di divulgazione sul mondo antico e di ricostruzioni virtuali di ambienti storici. Ha realizzato le applicazioni Colonna Traiana (Mondadori Electa 2013), Imperial Fora (Sema 2015), Mostri Mitologici (Sema 2017). È autore dell’iBook “Colonna Traiana” (Mondadori Electa 2013) e del libro per ragazzi Mostri Mitologici (Scienze e Lettere 2017). Ha scritto i romanzi H – Memorie di Eracle (Edipuglia 2019) e Fibula. Confidenze di un oggetto parlante (Edipuglia 2020).

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