Famiglia nucleare

E tenue nel presente/ qualcosa ognuno tira/ a sé per dire noi.
Lei fornisce alla fine della raccolta gli strumenti informativi utili a contestualizzare, tuttavia scrive versi che narrano una quotidianità quasi atemporale, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico in cui la vita si svolge.
La vita umana vive una costante condizione di anonimato?

A questo proposito, mi piace ricordare la citazione in esergo a Minima moralia di Theodor Adorno: “la vita non vive”. Parto da questo frase per tentare una risposta alla complessissima domanda che mi viene posta. L’esperienza quotidiana è inevitabilmente inserita in un intrico di forze individuali e sociali. Le persone non vivono in condizione di anonimato, ma sicuramente di ridotto arbitrio. Arbitrio che è a sua volta funzione di fattori sociali come la ricchezza economica e il potere politico. Credo che l’atemporalità dei miei testi che lei rileva sia da considerarsi nella misura in cui alcune dinamiche storico-sociali possano essere considerate costanti. Esistono da secoli le violenze, i soprusi, lo sfruttamento, l’odio e il risentimento. Le epoche storiche si definiscono a loro volta in base alle diverse gradazioni che le dinamiche precedentemente descritte assumono. L’intento di Famiglia nucleare è fare poesia dell’attualità (da qui i riferimenti inseriti alla fine della raccolta) ponendosi però in una postura contemporanea, mantenendo quindi presente l’idea del divenire storico-sociale delle dinamiche che ispirano i testi.
In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?
Ho un profondo rispetto per chi considera la poesia (e tutte le modalità artistiche ed espressive) come una pratica capace di lenire i conflitti. Preferisco una postura più cauta. La poesia è accorgersi dello stato delle cose attraverso un linguaggio capace di veicolare un immaginario, che viene espresso con diversi codici linguistici. Se esiste una capacità lenitiva da parte della poesia, quella è probabilmente la possibilità di essere inseriti in una rete, a volte una comunità. Il pubblico della poesia, fatto da persone fruitrici e creatrici di poesia, è l’unico elemento di parziale salvezza della poesia, a mio avviso.
Lavoro, migrazioni, famiglia sono alcuni dei temi che emergono dai versi. Ebbene, quanto ha influito nella sua versificazione la sua formazione sociologica?
La mia formazione sociologica rappresenta uno dei filtri per interpretare il mondo e quindi quello che scrivo. Questo ha portato inevitabilmente a una versificazione poco strutturata e non in linea con una serie di canoni tematici e stilistici in voga oggi. Lo dico con una punta di rammarico, perché credo che se avessi studiato in modo più strutturato la letteratura, sicuramente sarei stato un poeta migliore. Lavoro, migrazioni e famiglia fanno parte della mia esperienza individuale, ma sono anche dinamiche sociali del mio tempo. La sociologia mi fa capire che quello che vivo non è interamente frutto delle mie scelte, ma è determinato anche da forze che non controllo.

Cosa suggerisce l’aggettivo “nucleare” posto accanto a “Famiglia”, proprio ora che il discorso pubblico è investito da un acceso dibattito intorno alla famiglia?
L’aggettivo ha una molteplice valenza.
In prima istanza è un felice ossimoro della sociologia, in quanto il nucleare potrebbe far pensare alle monadi, mentre la famiglia richiama inevitabilmente un aggregato di persone.
In seconda istanza, l’aggettivo contiene un riferimento alle armi di distruzione di massa. In questo senso, la famiglia può essere intesa come un’istituzione in crisi, destinata alla sparizione, ma anche a essere utilizzata come baluardo, da opporre ad altre conformazioni sociali pericolose.
Il terzo significato fa riferimento non tanto alla distruzione ma alla fissione nucleare. Sappiamo che l’energia atomica si basa su un controllo degli scontri. In tal senso, molti gruppi sociali definiscono la propria identità a partire dalla contrapposizione con altri gruppi, molto spesso individuando nemici o capri espiatori.
Lei ha da poco ripreso l’attività del Trento Poetry Slam di cui è anima e fondatore. Un torneo di lettura e interpretazione di testi poetici può essere un vettore di diffusione della Poesia?
Il Poetry Slam è un contenitore che con successo propone un intrattenimento di qualità in situazioni sociali conviviali a vari gradi. Per questo motivo, penso che ci sia soprattutto come effetto positivo per il pubblico l’essere esposti a uno spettacolo molto insolito rispetto all’offerta culturale maggiormente presente, almeno in Italia. Sono però scettico sulla portata poetica di tante esibizioni che trovano luogo durante i Poetry Slam. Il punto è che chi partecipa a questi eventi dirà di aver ascoltato o letto della poesia. Questo ci fa capire che nel panorama culturale e intellettuale, la poesia reclami un suo spazio. Dispiace che da parte del mercato editoriale di peso e da parte della scuola questo ruolo non sia compreso a pieno. Il rischio è infatti che prevalgano unicamente espressioni poetiche eccessivamente semplificate oppure eccessivamente spettacolarizzate.

Adriano Cataldo, originario del Cilento, è nato nel 1985 in un Paese che non esiste più: la Repubblica Federale Tedesca. Dal 2008 ha iniziato a pubblicare su blog, riviste e collettanee di poesia contemporanea. Ha precedentemente pubblicato una raccolta (Liste Bloccate, 2018) e due autoproduzioni (Amore, morte e altre cose compostabili, 2019; Come poter dire alla fine, 2020). Organizza reading ed eventi di promozione della poesia in Trentino e Campania, partecipando alle attività del Trento Poetry Slam e dell’Università Popolare del Cilento. È stato tra gli ideatori del festival Poè di Trento. Ha creato il movimento Breveintonso, di cui ha curato la pubblicazione della raccolta Poesie il cui titolo è più lungo della poesia stessa (2017). È stato tra gli autori de La Trento che vorrei (Helvetia, 2019) e Le parole e il consenso (Castelvecchi, 2021).
Cura la rubrica radiofonica Il pubblico della poesia su Sanbaradio ed è membro della redazione del blog letterario Poesia del nostro tempo.
Ha ideato il progetto di poesia e musica Electro Montale e Subalterna.

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