Mezze Persone. Riconoscere e comprendere l’abilismo

Sessismo, omobitransfobia, razzismo, grassofobia.

Per quale ragione reputate che l’abilismo vada inserito tra le già menzionate oppressioni sistemiche?

Perché è anch’esso un’oppressione sistemica, cioè presente a tutti i livelli della società; tutte queste hanno a che fare con l’utilizzo del potere a beneficio di un gruppo di persone e a discapito di un altro gruppo di persone.

“Diversamente abile”, “malgrado la disabilità”, “costretto in carrozzina”: ripercorrendo la quotidianità linguistica ed aprendo una riflessione sulla libertà che conferisce un uso pregno e consapevole della lingua, ritenete che la Parola possegga un potere civico?

Sì, le nostre parole hanno potere e creano realtà. E ci preme sottolineare che questo non vale solo per la questione “come definisco le persone disabili?” ma anche per la questione “come parlo delle persone disabili?”. Qual è il tono del discorso intorno ad esse? Cioè, le tratto da vittime da compatire, le tratto con superiorità o le tratto da pari?

L’abilismo, quindi, si riferisce ad una maniera di pensare, di costruire e di vivere il mondo a misura delle persone che non presentano impedimenti fisici o di altro genere. Barriere sociali, mentali e fisiche.

L’abilismo è un “dispositivo culturale” risolvibile dal Legislatore?

Certamente in parte sì, ma non è sufficiente: occorre un cambiamento culturale di più ampia portata. Ricordiamoci poi che per le persone più marginalizzate è faticoso, talvolta impossibile, “usare” la legge, sia per scarsità di risorse sia per le criticità stesse di certe leggi e per le lacune dello stesso sistema giudiziario (compresi possibili pregiudizi di chi ne fa parte). La legge è fatta dalle classi dominanti e ne riflette la prospettiva.

Voi siete fondatrici di “Liberi di Fare”, del blog “Witty Wheels”; animate pagine social dove si condividono pensieri, idee, argomenti sull’handicap al femminile.

Ravvedete uno specifico muliebre?

In realtà parliamo di disabilità e abilismo; la prospettiva di genere l’abbiamo analizzata in qualche post.

L’”inspiration porn” è la rappresentazione di persone con disabilità come fonte di ispirazione sulla scorta delle loro circostanze di vita.

Il registro emotivo va accarezzato o evitato?

L’inspiration porn, come è già stato detto ampiamente in altre sedi (v. l’attivista australiana Stella Young) è un tipo di narrazione che non fa bene alla community disabile; non rinneghiamo però il registro emotivo tout court, quello è un’altra cosa e ci possono essere un’infinità di emozioni da esprimere quanto si parla di disabilità.

Maria Chiara e Elena Paolini scrivono di sè:

“Ci occupiamo di disability justice e di contrasto all’abilismo. Facciamo formazione – articoli, workshop, social – per contribuire a diffondere una visione socio-politica e femminista della disabilità.”

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