Benedetto il frutto

Eros, desiderio irrefrenabile, ingestibile, furente in manifestazioni che Lei palesa senza inibizioni può spiritualizzarsi, così come ritenuto dalla lirica greca?
Deve spiritualizzarsi. Corpo e spirito si completano, si animano, si eccitano a vicenda. La loro dissociazione è innaturale. Sembra un discorso astratto, in realtà è molto concreto. La Chiesa, principale promotrice di questa dissociazione, ne è la vittima più evidente: da un lato la rimozione della sessualità manifesta, dall’altro la proliferazione della sessualità occulta, con tutti gli scandali e gli abusi sessuali che ne derivano. Sono ovviamente fenomeni collegati, l’origine della malattia e il sintomo.
Faustina scopre tardivamente di possedere un corpo.
Il sentimento erotico, prodromo al godimento in qual dimensione reputa che sia in sé assimilato alla limitatezza a cui è destinato l’individuo?

La parola “eros”, in greco, esprime carenza, desiderio di ciò che manca. Quindi il limite è connaturato all’eros, e il sentimento della morte è un suo alleato.
Lei ha scritto un romanzo erotico -volendo applicare una categoria- e l’erotismo smentisce la chiusura in sé dell’individuo, della sua coscienza più intima all’altro, all’alterità.
Ciò non lo accomuna alla morte, rievocando naturalmente Bataille?

Vita senza morte, o morte senza vita, semplicemente non esistono. Eros e thanatos non sono separabili.
Oggidì la sessualità è libera e policroma. Ebbene, tale libertà resta socialmente inconfessabile. Il sesso e la sessualità, per rottura di livello ontologico, restano una “forza” di natura più o meno incerta, ovvero un tabù da censurare implacabilmente?
Una forma di limite, di difficoltà, di segretezza deve restare, perché, appunto, eros è mancanza. Il tabu invece è male. La mia impressione è che questo tabu riguardi la morte e dunque, per estensione, eros. Il rifiuto della morte comporta un rifiuto di eros. Ma accettare la morte è possibile solo quando si sa di avere un corpo mortale e un’anima immortale. Se si pensa di essere solo un corpo mortale, il rapporto con questo corpo diventa morboso, disperato, disturbato. Eventualmente ipersessualizzato. Ma chiuso all’esperienza dell’eros.
La vicenda di Faustina, attingendo a uno dei cliché letterari più potenti di sempre, racconta la rimozione sessuale di un’intera civiltà. Perchè la morale sessuale pare essere uno degli aspetti in cui la nostra civiltà è progredita di meno negli ultimi 4000 anni?
Perché abbiamo dissociato corpo e spirito, cioè eros e logos.

Giulia Villoresi è laureata in Storia moderna e ha un dottorato in Storia religiosa e istituzioni della Chiesa. Scrive per L’Espresso e il venerdì di Repubblica. Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi La Panzanella (2009, premio Vittorini opera prima) e Chi è felice non si muove (2014).

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