Il canto di Messalina

Messalina, appena diciassettenne viene sacrificata al potere: Claudio, uno sconosciuto, un uomo di trent’anni più vecchio di lei, storpio e balbuziente. Qual è la statura politica di una donna coinvolta, forse suo malgrado, tra le lotte di potere che infestano i palazzi romani?
Messalina non ha statura politica, almeno secondo quanto apprendiamo dalle fonti antiche. Altre imperatrici ne hanno avuta, Livia, per esempio, moglie di Augusto, oppure Agrippina, madre di Nerone. Messalina invece si sente vittima del potere, e considera il potere stesso come lo strumento per vendicare la sua infelicità. Aveva un’influenza fortissima e spesso funesta sul marito imperatore e riusciva a ottenere ciò che voleva: condanne a morte di uomini a lei sgraditi, che erano stati suoi amanti e dei quali si era stancata, l’esilio di Seneca, per pura antipatia e contro il quale Claudio non aveva motivi di particolare risentimento, tant’è che subito dopo la morte dell’imperatrice fu richiamato a Roma. Addirittura convinse il marito a realizzare statue di bronzo dorato di un attore, Mnester. Mnester era il suo amante! E le statue furono fuse con parte del bottino della spedizione in Britannia. Episodi come questo dimostrano, oltre alla spregiudicatezza della condotta, anche il totale disinteresse per le questioni di Stato di fronte alla soddisfazione di pretese personali, sanguinarie o semplicemente capricciose.
Messalina, innegabilmente, fece della capacità di ribaltare il tavolo in situazioni avverse la sua carta vincente. Può offrirci qualche esempio?
Messalina, in realtà, non vinse mai. È una figura sconfitta della Storia, una figura senza gloria. Certamente fu vittima del potere, ma alla fine fu vittima anche di se stessa, di una condotta che è stata il suo baratro e che l’ha condannata, nella memoria dei posteri, con un sigillo di infamia. Ottenne soddisfazione da condanne a morte che sollecitò al marito con stratagemmi astuti, per esempio la condanna del terzo marito di sua madre, Silano, scelto dall’imperatore in persona: se n’era invaghita, ma l’uomo la respinse. Imperdonabile, il desiderio dell’imperatrice è un ordine! E infatti poco dopo Silano fu ucciso: Messalina, con la complicità di un liberto, aveva inventato un sogno, e Claudio che credette alla premonizione di un attentato organizzato proprio da Silano. Oppure l’omicidio di Valerio Asiatico, perché Messalina voleva per sé i suoi meravigliosi giardini alle pendici del Pincio. Di episodi così ce ne sono tanti, tutti raccontati dagli autori antichi e solo qualcuno nel mio romanzo, sono troppi! Piccole gratificazioni del momento per Messalina, che in realtà una dopo l’altra la precipitavano sempre più giù nel suo abisso. Ma una carta davvero vincente non la giocò mai.
L’ascesa al trono, gli intrighi di corte, la spietata scalata al potere che anima il cuore marcio di Roma. Ed il grido muto di tante donne infelici e disperatamente ribelli, senza nome e di tutti i tempi. Sono i maschi ad aver consegnato alla posterità un’immagine distorta e deformata di Messalina?
Sono stati gli autori antichi, che sono uomini. La letteratura antica è scritta da uomini, le donne di cui ci sia arrivata parte delle opere sono pochissime e per lo più poetesse, Saffo per esempio, o Sulpicia per il mondo romano. Ritroviamo la pessima fama di Messalina in storici, come Tacito e Cassio Dione, che ne rappresentano soprattutto la spietata crudeltà, e soprattutto in Giovenale. In pochi versi di una satira, il poeta Giovenale elabora l’immagine di lei tra tutte più denigrante, l’immagine che nei tempi successivi ha avuto più fortuna: l’imperatrice moglie di Claudio che di notte si prostituisce nei tuguri della Suburra; e la famosissima gara ingaggiata con una ‘collega’, avrebbe vinto colei che in una sola notte avesse consumato il maggior numero di incontri. Ovviamente vinse Messalina, e all’alba si fermò, “non perché sazia, ma perché stanca”. Giovenale scrive proprio così, un marchio a fuoco indelebile! Ma è molto difficile dire quanto e se l’immagine di Messalina arrivata a noi dal mondo antico sia distorta e deformata. È impossibile.
Donna intelligente, scaltra, coraggiosa. Perché mai il teatro ed il cinema la presentano come l’antesignana della vamp o della donna in carriera e senza scrupoli?
È naturale che un personaggio come Messalina si presti a molte riletture e riscritture, soprattutto nelle arti in cui è forte l’impatto della componente visiva, teatro cinema e anche pittura. Ogni epoca la reinterpreta anche secondo le mode del tempo, secondo le intenzioni comunicative, secondo le inclinazioni e il talento dei diversi interpreti e autori. È stata addirittura protagonista di un fumetto erotico! Non c’è un unico perché. Messalina è una figura controversa, conturbante, pruriginosa e al contempo tragica, il tutto accompagnato da una bellezza rara, che forse nella sua dolorosa realtà è stata l’origine di tutti i suoi mali. In lei c’è materia per molteplici ispirazioni, e ogni artista può cogliere i tratti dell’imperatrice più congeniali alla sua forma d’arte e svilupparli secondo il proprio talento.
Lei ha disegnato un profilo storico d’indubitabile fascino, gettando luce sulle ombre della condizione femminile. Ciò, evidentemente, ha richiesto ricerche storiche accurate e meticolose. Quale metodo si è imposto di adottare per trattenere le informazioni e, poi, renderle narrativa?
Le fonti sulla condizione femminile nel mondo antico sono molte e di diversa natura, letterarie, giuridiche, archeologiche, epigrafiche… l’indagine storica, su qualunque aspetto specifico, segue percorsi diversi e i risultati si intrecciano, sempre in un quadro si insieme di un’epoca precisa, di una situazione sociale, di un ambito geografico particolare: la condizione di un’imperatrice non è la stessa di una donna plebea o di una schiava, l’età repubblicana è diversa da quella imperiale, e differenze si riscontrano anche nei vari territori e tra i molti popoli che vivevano sotto l’egida di Roma. È un lavoro complesso e di grande interesse, irrinunciabile in un romanzo di ambientazione storica: la vicenda narrata, che come nel caso di Messalina prende avvio da una base di verità, ha bisogno di un contesto d’ambiente, per così dire, altrettanto vero e credibile, come accade per un set cinematografico. Solo così il lettore si sentirà coinvolto, potrà immedesimarsi nelle vicende e nei personaggi, camminerà per le strade di Roma, viaggerà attraverso ville sul mare e strade dell’Impero, si emozionerà nello stesso flusso emotivo del Principe, ma anche di un’ancella o del medico di corte, di un’imperatrice perversa e avida di sangue che però gioca anche con la sua cagnolina, e ama teneramente i suoi figli bambini. Duemila anni possono diventare un breve spazio di tempo in un romanzo, perché queste storie antiche e grandiose esprimono tratti di vita e sentimenti che ancora oggi toccano la nostra sensibilità.

Antonella Prenner, docente di Letteratura latina presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

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