Parole fuori norma. Per una grammatica della trasgressione

Le questioni linguistiche trascinano, smuovono le folle sui social e coinvolgono i media, spesso suscitando sdegni e querelle.
Ne consegue che la grammatica riguarda noi tutti: come assumere posizioni sensate tra isterismo e ragionevolezza?

Si ha l’illusione di poter sentenziare sulle questioni linguistiche in quanto siamo parlanti. Il linguaggio è qualcosa che ci appartiene, la lingua uno strumento che usiamo. Ci riteniamo automaticamente “competenti” in materia. Ma i fatti linguistici dovrebbero essere trattati come i problemi di salute: rivolgendosi a chi se ne occupa, per mestiere. Avere un corpo, infatti, non significa essere competenti su come esso funziona. Le posizioni sensate, che vertono tutte a favore della ragionevolezza, si assumono attraverso la conoscenza. Libri a tema, docenti e persone che si occupano di linguistica possono essere guide utili, in tal senso.
Controllare gli strumenti linguistici vuol dire essere abili nello scegliere, in ogni circostanza, il registro linguistico più adeguato.

Quanto è significativo il contesto comunicativo rispetto alla rigida osservanza delle norme grammaticali da “grammarnazi”?
La lingua è una dimensione multiforme e le regole grammaticali sono strumenti validi se consideriamo la grammatica come la via maestra nella mappa che ci conduce al tesoro. E questo tesoro – se mi si permette di continuare con questa metafora – è la competenza linguistica. La lingua però, così come il viaggio che facciamo per arrivare all’isola che contiene il forziere che vogliamo conquistare, non è un percorso scontato. Men che mai a senso unico. Ci sono le varianti regionali, che danno colore e espressività al nostro modo di parlare, sia nel quotidiano ma anche nel pubblico. Ci sono i contesti comunicativi, per cui è più opportuno scegliere una formula linguistica, invece di un’altra. C’è l’opposizione ineludibile tra scritto e parlato. La grammatica ci aiuta a saper scegliere. Il contesto comunicativo è uno dei parametri. Arroccarsi nella rigidità della norma significa arroccarsi in una torre per scrutare l’orizzonte nell’attesa dei pirati. Ma questo ci impedisce di salpare verso nuovi orizzonti.
“Famiglia”, “genere”, “matrimonio”, così come “norma”, “natura”, “trasgressione”. L’analisi etimologica e storica di questi termini può contribuire a comprendere la qualità del mutamento in atto?
Credo proprio di sì. Il mio libro nasce dal rapporto con un’interferenza. Per tutti questi anni, almeno dai DiCo in poi – era il 2007 – queste parole sono state usate per demonizzare un’intera comunità. E l’uso di parole quotidiane contro di noi mi ha portato a scavare sul loro significato profondo, anche in prospettiva storica. Richiamandosi alla “natura” e alla sua immutabilità, si vuole cristallizzare il significato che noi oggi diamo a certi termini. Ma la storia delle parole ci insegna almeno due cose: la natura non è affatto immutabile (ammesso che ci intendiamo su cosa sia “natura” e nemmeno questo è pacifico); le parole restano uguali nella forma, ma cambiano nel contenuto. “Famiglia” indicava, nel XVI secolo, rapporti per lo più di natura economica. Certo, non mancava la sfera affettiva, ma non era affatto centrale nella creazione di nuclei familiari il cui scopo era la sopravvivenza nel sistema e non certo la salvaguardia dei legami affettivo-sentimentali. Se “matrimonio” è un significante – o recipiente linguistico – che al suo interno ha conservato significati molto diversi, nel fluire della storia, non vedo perché oggi quello stesso termine non debba includere ciò che sfugge alla definizione che noi consideriamo “tradizionale” di quel concetto.
La polisemia di accezioni, ovvero genere linguistico, biologico e sociale, su cui riflette, dimostra quanto la dimensione linguistica emani riecheggiamenti nella maniera in cui si avverte la realtà, si erige l’identità e si calcificano i preconcetti. Reputa che modi di dire, proverbi e battute possano costituire l’anticamera di forme di violenza?
La lingua è uno strumento poietico: costruisce esistenza e realtà. Lo avevano capito gli ebrei che inventarono un dio il cui solo “parlare” è impulso creatore. E l’uomo viene modellato a immagine e somiglianza del “purissimo spirito” non nella sostanza, sarebbe impossibile vista la natura divina dell’uno contro quella mortale e finita dell’altro, ma nella capacità di nominare il reale, impossessandosene. Va da sé che la capacità di narrare la realtà ci mette nelle condizioni di crearla o di orientarla. Basti ricordare come una certa narrazione si è trasformata in un tragico destino per il popolo ebraico. E quel modo di raccontare questa comunità non era costituito forse da cristallizzazioni che ancora oggi troviamo in certo modi di dire e in certe battute?
Lei fa della “questione LGBT”, abitualmente considerata trascurabile rispetto ad altre tematiche, una chiave di lettura del presente.
Per quale ragione reputa che sia nodale?

La questione Lgbt non è l’unica questione, ovviamente, ma è una questione nodale nell’ambito delle battaglie intersezionali. Queste ultime legano le diverse sfere di privilegio che il sistema ha cementificato attorno alla figura del maschio-bianco-cristiano-eterosessuale (e possibilmente agiato). Tutto ciò che contraddice tale modello è passibile di discriminazione e mette in atto meccanismi sociali di contenimento – se preferiamo: di persecuzione – miranti a marginalizzare le identità divergenti. Essendo un attivista Lgbt parlo del mio ambito, ma ci tengo a precisare che le mie battaglie hanno senso nella misura in cui si legano a tutte le altre: dalla lotta al patriarcato a quella contro il razzismo, dal preservare e ampliare i diritti sociali all’inclusione di altre forme di “diversità”, siano esse etniche o religiose. Nel mio libro offro un punto di vista che lega il mutamento sociale al mutamento linguistico. E credo che tale mutamento abbia, nella questione Lgbt, un fronte fondamentale per vincere questa battaglia di liberazione.

Dario Accolla
È insegnante, blogger, attivista LGBT e saggista. Ha conseguito il dottorato in Filologia moderna presso l’Università di Catania ed è appassionato di Linguistica italiana e gender studies. È cofondatore del sito di informazione a tematica Lgbt+ Gaypost.it. Ha al suo attivo diverse collaborazioni con testate on line quali Il Fatto Quotidiano, Linkiesta, Valigia Blu, Gay.it.
Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo: Non passa lo straniero – Come resistere al discorso sovranista (Villaggio Maori, Catania, 2019), La lunga notte di Emma, scritto insieme a Eugenia Nicolosi (Splen Edizioni, Catania, 2022) e Parole fuori norma – Per una grammatica della trasgressione (PM Edizioni, Varazze SV, 2022).

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