Tra tempo e tempo

E’ nota la differenza tra autobiografia e romanzo autobiografico.
Quale solco ha impresso la scrittura letteraria della sua vicenda umana?

Ho sempre concepito un forte legame tra scrittura ed esistenza, quindi credo che nella mia attività letteraria – iniziata nel 1985 con la pubblicazione di alcuni racconti e proseguita poi per molti anni, fino al 2016, in ambito poetico – sia possibile cogliere una tensione costante tra la parola e il nostro essere nel mondo, tra ciò che la scrittura, nelle sue diverse forme (nel mio caso la poesia e il racconto), riesce a esprimere e il mistero di ciò che noi siamo e sentiamo. Il sentimento del mistero è per me fondamentale. Senza mistero non c’è ricerca. Nel mio libro di racconti Storie di un’altra storia, ad esempio, i personaggi sono contesi da forze misteriose, opposte, in bilico tra perdizione e salvezza, come credo siamo tutti noi, chiamati a scegliere quotidianamente. Il desiderio dell’oltre, che si spinge fino ai margini dell’indicibile e che si può rinvenire nella mia produzione in modo più o meno palese, non deve essere considerato come una fuga dalla realtà, tutt’altro. Esso, infatti, nasce sempre dal nostro esserci, dal nostro quotidiano: è dentro la nostra esistenza e costituisce lo slancio più autentico per comprenderla meglio. E nel mio libro Tra tempo e tempo affermo che la vera poesia non è esercizio, ma carne dell’esistenza, testimonianza, tragica contesa tra la parola e la vita.
Il suo percorso si dipana anche a ritroso nel tempo; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole impatto emotivo. Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella sua produzione?
La memoria può essere domanda di senso, ricerca di appropriazione di sé e di appartenenza. In questo senso il cosiddetto “tempo vissuto” diviene motivo di indagine e di riflessione, tuttavia credo che occorra essere consapevoli che non è tutto. C’è una memoria dell’io, ma c’è anche una memoria ulteriore, segreta, che ci chiama e che chiede ascolto, accoglienza, perché è nel tempo che, in fondo, si riverbera l’eterno. Nella mia produzione letteraria la memoria acquisisce una certa importanza solo a partire da alcune composizioni poetiche di Luce del volto (2002) per poi assumere maggiore rilevanza con la raccolta Livorno (2008). In Tra tempo e tempo, in particolare, la memoria personale non si limita ai ricordi, ma interroga la coscienza e diviene, a seconda dei momenti, sguardo interiore, vertigine, grido o preghiera. Annuncia, in qualche modo, un passaggio.
Un diario spirituale ed intellettuale. A quale urgenza ha risposto?
Ho sessantotto anni, sono ormai un insegnante in pensione e, dopo parecchie pubblicazioni, ho avvertito il bisogno di fare un bilancio della mia vita: ne è scaturita una sorta di resa dei conti con me stesso. Mi sono messo in discussione per cercare di comprendermi meglio ed è stato inevitabile sfidare quel nulla, quel vuoto, quell’abisso che per lungo tempo hanno assediato la mia esistenza e hanno segnato la mia opera, anche se, a ben vedere, dietro lo scacco continuo, il senso di smarrimento e di sconfitta di alcuni miei scritti è possibile intuire l’attesa segreta di qualcosa di importante e di indicibile, come un cambiamento o addirittura una rivelazione. Mi sono perso per ritrovarmi. Sono fuggito per ritornare. Un diario è sempre una testimonianza che attende, un insieme di pagine scritte che aspettano altro, la pagina nuova, bianca.
Lei offre ai lettori innumerevoli riflessioni circa il senso della letteratura, della morte, del sacro e del mistero. Quanto la sua vicenda personale può assurgere a manifesto del dissidio interiore in cui versa l’Uomo?
Oggi viviamo tempi difficili. La pandemia, la guerra in Europa, il cambiamento climatico sono fenomeni inquietanti che ci dicono della nostra fragilità e dei nostri continui errori. Sembra che la memoria storica insegni poco o nulla. Ci siamo comportati come se fossimo i padroni della nostra vita, senza cura per gli altri e per l’ambiente. Siamo spesso divisi, a metà, come affermo a proposito di me stesso nel libro. Dobbiamo ritrovare un senso per ritrovarci e avere il coraggio della speranza e del cambiamento, anche a cospetto del baratro. L’abisso è sempre a due passi da noi, è terribile, ma non dobbiamo averne paura. Lo dico per primo a me. Il peccato contro la speranza è il più mortale di tutti, si legge nel Diario di un curato di campagna di Bernanos. E il mio libro, nel trattare i grandi temi che lei cita, vuole essere anche una provocazione per il lettore, così come anch’io sono stato provocato durante la scrittura. Io voglio che un testo non sia innocuo, cerco nelle parole una scossa per l’anima, che non mi lasci come prima, altrimenti non ne capisco la pubblicazione. Il dissidio interiore non va rimosso ma affrontato per cercare di comprenderlo ed eventualmente superarlo. La mia è un’autobiografia che cerca di parlare a ogni lettore.
Sfogliando le sue pagine, si colgono parole fortemente evocative. La sua è una prosa poetica?
No, anche se la poesia, in qualche modo, permea la mia scrittura, tanto che sono presenti diverse citazioni poetiche, tra cui alcuni versi di Mario Luzi dai quali ho tratto il titolo del libro. Non mancano poi riferimenti filosofici a una dozzina di autori. In passato, invece, ho scritto vere e proprie prose poetiche che hanno rappresentato il mio esordio: fu, allora, la scelta di uno spazio liminare rispetto alla maggior parte delle pubblicazioni, uno spazio condiviso da pochi autori: Roberto Carifi, Mario Benedetti e Giampiero Neri.

Mauro Germani
Fondatore e direttore responsabile della rivista di scrittura, pensiero e poesia “margo” dal 1988 al 1992. Pubblicazioni recenti: Critica: “L’attesa e l’ignoto. L’opera multiforme di Dino Buzzati (L’arcolaio, 2012); “Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero” (Zona, 2013); “Margini della parola. Note di lettura su autori classici e contemporanei” (La Vita Felice, 2014). Poesia: “Luce del volto” (Campanotto, 2002), “Livorno” (L’arcolaio, 2008); “Terra estrema” (L’arcolaio, 2011); “Voce interrotta” (Italic Pequod, 2016). Narrativa: “Storie di un’altra storia” (Calibano, 2022), “Tra tempo e tempo” (Readaction, 2022)

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