Il dono di Cadmo. L’incredibile storia delle lettere dell’alfabeto

Lei disegna una storia d’indubitabile fascino: la storia dell’alfabeto.
Per quale ragione reputa che sia un dono offertoci da Cadmo?

Nell’antica Grecia circolavano diverse tradizioni sull’invenzione dell’alfabeto, ma quella secondo cui i greci ricevettero le lettere da Cadmo il fenicio era di gran lunga la più consolidata.
Il nocciolo di questo racconto è accolto con favore pressoché unanime dagli studiosi. D’altro canto, la similitudine tra caratteri greci arcaici e fenici, sia per forma sia per i suoni rappresentati, è lampante; con delle differenze dovute a esigenze linguistiche diverse. Anche l’ordine in cui sono disposte le lettere in greco rispecchia l’ordine che queste hanno negli alfabeti semitici, e semitici sono i nomi di quasi tutti i caratteri.

Galileo Galilei asserì che l’alfabeto ci consente di «parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni». Quale valore possiede, oggi, l’alfabeto, considerate le enormi potenzialità comunicative delle immagini?
Innanzitutto l’alfabeto e la scrittura in generale non sono altro che una raffigurazione della lingua attraverso immagini. Ne erano in qualche modo consapevoli gli antichi per i quali “scrivere” e “disegnare” (e spesso persino “dipingere”) erano due aspetti contenuti in un’unica forma lessicale: scribere in latino e graphein in greco (da cui abbiamo sia “grafia”, sia “grafica” in italiano!), solo per citare le due lingue antiche che sono a fondamento della nostra cultura. Potremmo in effetti dire che la scrittura è una forma specializzata di pittura. Essa si serve di immagini in forma più strettamente codificata. Dunque sfrutta proprio le stesse “enormi potenzialità comunicative” di cui si dice nella domanda. E io credo che, invece di dover temere la concorrenza delle immagini, la scrittura alfabetica se ne gioverà sempre più, riabilitando per certi versi la pittografia e la logografia, maggiormente utilizzate nei sistemi di scrittura cosiddetti ideografici.
Un capitolo per lettera, dall’antico Egitto alla Fenicia, alla Grecia, a Roma. Nell’itinerario dell’alfabeto quale tappa segna il popolo etrusco?
Secondo la tradizione antica, l’alfabeto in Etruria era stato portato a Tarquinia da Demarato di Corinto, padre del futuro quinto re di Roma. Il racconto, seppur contenente elementi non veritieri dal punto di vista storiografico, è comunque significativo (e non del tutto infondato): è dal territorio tarquiniese che proviene l’attestazione più antica in etrusco ed è dai greci che gli etruschi appresero l’uso dell’alfabeto, infine furono gli etruschi a influenzare fortemente la costituzione dell’alfabeto latino, pressappoco nello stesso periodo in cui – sempre secondo la tradizione antica – a dominare Roma erano re di origine etrusca provenienti in particolare da Tarquinia, a cui alludono esplicitamente i nomi di due degli ultimi tre re che governarono la città: Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo.
Comunque siano andate le cose, sta di fatto che l’alfabeto etrusco non è altro che un alfabeto greco, adattato alla lingua etrusca. Ora, anche l’alfabeto latino è il frutto dell’adattamento dell’alfabeto greco alla lingua latina. Però, se – come punto di partenza di quello latino – consideriamo solo l’alfabeto greco, non possiamo spiegarci certi fenomeni, come l’uso della terza lettera per indicare il suono iniziale di “casa” anziché quello di “gatto”: nella loro lingua gli etruschi non avevano quest’ultimo suono e assegnarono alla terza lettera dell’alfabeto il valore del primo. Gli etruschi esercitarono, quindi, quantomeno una forte influenza nella costituzione dell’alfabeto latino.

“Il dono di Cadmo” possiede un corposo apparato d’immagini.
Il reperimento di fonti ha costituito un ostacolo alla sua ricerca?

Qualunque ricerca è difficoltosa, anche quando i dati e le fonti esistono in abbondanza e sono a portata di mano. Fortunatamente per me, esistono diversi studi accademici e, sebbene la pubblicazione del mio libro sia stata decisa appena due dozzine di mesi fa, l’idea risale a molti anni prima e avevo raccolto man mano passi d’autore, immagini e appunti vari.
Nel guardare una N non si può non pensare a un antico serpente di mare. Perché mai alcuni segni si sono imposti su altri?
Difficile dare una risposta. Da un lato potrebbe aver contato la possibilità di stilizzare più agevolmente un segno rispetto all’altro, in modo che a eseguirne la silhouette bastassero pochi tratti. Poniamo di trovarci nella condizione di scegliere come rappresentare attraverso una figurina il fonema /b/ utilizzando il principio acrofonico che portò alla formulazione dell’alfabeto. Potremmo scegliere tra una balena o una banana o una bottiglia, per dire. Quale delle tre è più facilmente stilizzabile e al contempo riconoscibile pur essendo rappresentata con pochi tratti? La stilizzazione di una balena finirebbe per essere presa per un pesce qualsiasi (e magari nel nostro caso per indicare il fonema /p/). Quella della banana rischierebbe di esser scambiata per uno spicchio di luna (che potremmo aver già assegnato al fonema /l/). Tra le tre figurine, quella della bottiglia forse rimarrebbe riconoscibile anche ridotta ai minimi termini.
Tuttavia questo è solo uno degli aspetti da considerare. Nel dono di Cadmo si trovano tutti i percorsi che si presume abbiano portato le lettere ad avere una forma piuttosto che un’altra e chi lo leggerà scoprirà quanto siano diversi e a volte strabilianti!

Alessandro Magrini

Dopo gli studi di filologia classica ed egittologia presso La Sapienza di Roma, dove ha tenuto interventi sull’insegnamento del latino e sull’utilizzo dell’informatica come strumento per la scrittura e la catalogazione dei testi in geroglifico, non ha mai smesso di coltivare la passione per lo studio delle lingue e del mondo antico. Guida turistica abilitata di Roma e Provincia, attualmente redattore presso la casa editrice Futura, sin da giovanissimo ha collaborato con i Gruppi Archeologici d’Italia e con il Centro Italiano di Archeologia Sperimentale. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato Il vero amore è quando si amorano tutti. Dialoghi di una bimba col suo papà dalla nascita ai quattro anni (con sua figlia Elena, 2020) e Il dono di Cadmo. L’incredibile storia delle lettere dell’alfabeto (2022).

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