UNA ZATTERA PER ITACAL’ Odissea come guida spirituale per naufraghi contemporanei

Chi è Ulisse? E’ il protagonista avvincente e convincente dell’Odissea di Omero. Qual è il suo lascito, la sua lezione?
La lezione che ci viene dal personaggio di Odisseo (o Ulisse) possiamo definirla sconfinata, perché la sa figura ha determinato per molti aspetti la stessa forma mentis dell’uomo occidentale. Il nostro modo di concepire l’essere umano, quale individuo, la nostra idea di identità, la nostra concezione dell’amore e della morte sono il risultato, per alcuni versi, dei versi cantati dagli aedi riguardo la figura di Odisseo; versi che poi divennero il grandioso poema epico che conosciamo. Sono sempre le storie che fanno i popoli, mai viceversa; nel caso della cultura occidentale, potremmo dire che la storia alla base della nostra civiltà sia proprio quella di Odisseo. Per cui l’Odissea è forse un ottimo punto di partenza per riflettere sulla nostra identità culturale, anche e soprattutto per realizzare dialoghi coerenti con l’altro.
Ulisse pare esortarci a reagire alle avversità con spirito di sopportazione e rassegnazione di fronte alle tempeste degli abbandoni, delle malattie, dei drammi inspiegabili. La sua forza viene dal dolore?
Nell’Odissea il concetto di dolore assume diverse accezioni e numerose raffigurazioni. Nel caso di Odisseo esso si manifesta anzitutto nello scontro tra l’eroe e il Dio del mare, Poseidone, caricandosi di fondamentali significati spirituali, simbolici e filosofici. La sua lotta per realizzare il ritorno è complementare e speculare a quella di Penelope. In un certo senso tutti e due combattono contemporaneamente l’ostilità di Poseidone: lui tra le onde, lei nel chiuso della reggia. Ma il loro dolore è unico, perché unica è la lotta contro il mare, giacché in un certo qual senso unica è la loro essenza. La tragicità dell’esistere, nella sua imponderabilità e insuperabilità, è vista da un Greco antico in una maniera molto diversa da noi moderni. Non parlerei di accettazione, sopportazione o – per usare un termine ormai diventato insopportabile – “resilienza”; piuttosto, il Greco convive con il senso stesso del dolore integrandolo nella sua esperienza di vita. Per questo, un’immagine che ricorre nella sapienza ellenica, e che costituisce uno dei fulcri filosofici dell’Odissea, è la felicità umana quale oggetto di invidia degli Dei.

Ulisse è, dunque, l’uomo abbattuto, stanco, sopraffatto, umiliato di questo nostro tempo. E’ il profugo, il naufrago, l’esule da tanti maledetto?
Odisseo è anzitutto l’eroe che attraverso la forza della creatività, il potere dell’intelligenza e della cultura, la formidabile capacità di adattamento data dalla psiche, riesce a fronteggiare l’immensità della furia divina per tornare a essere ciò che destinato a essere. È certamente un naufrago e un esule, essendo un reduce. Ma ciò che lo riporta (temporaneamente) a casa è la forza della ragione. Ovvero, in altri termini, la consapevolezza di ciò che lo distingue dall’essere Nessuno, nome con il quale, com’è noto, talvolta si presenta nei suoi viaggi. Lui è un Re (un basileus) e un padre (di un fanciullo che nei vent’anni di lontananza non ha più visto); soprattutto, è un marito innamorato. Senza queste coordinate sarebbe davvero Nessuno. È così per tutti noi: cerchiamo coordinate di senso in virtù delle quali possiamo distinguerci dall’essere niente. Una volta trovate e vagliate, vanno difese a ogni costo per rivendicare (l’espressione è di Seneca, non di Omero, ma qui ci serve) a noi il dominio di noi stessi.
Antico e contemporaneo in vivace e scoppiettante dialogo; distanti e al contempo affini. Lei punta a stabilire l’eternità dei classici?
Probabilmente i Classici, proprio in quanto tali, sono eterni. Per questo, evitando quanto più possibile ogni forzatura per “modernizzare” il pensiero greco, ho svolto in tutto il libro costanti parallelismi con il nostro mondo contemporaneo, a livello sociologico e psicologico. Ma non ho pensato la cosa come una (ecco un’altra orrenda parola) “modernizzazione”: è proprio il testo greco, secondo me, con i suoi esametri eroici, a parlarci direttamente delle medesimi questioni che ci troviamo ad affrontare oggi nel nostro mondo globaledigitale: quando amiamo, soffriamo, ci esaltiamo, terrorizziamo. Non c’è in me nessun intento divulgativo, anche perché non credo alle operazioni di divulgazione, attraverso semplificazioni, della cultura umanistica – cultura stupenda proprio perché complessa; il tono colloquiale e talvolta comico del libro vuole solo essere una lettura, fedele quanto più possibile, del poema greco, secondo il mio modo di intenderlo.
Il tono che adotta è colloquiale, soventemente ironico, talora tragico. Quanto nel sondare le emozioni ha fatto leva sul suo essere, tra l’altro, performer teatrale?

Moltissimo. Sia perché le riflessioni che qui si svolgono nascono dagli spettacoli sull’Odissea che ho presentato negli ultimi anni, sia perché lo stile del libro vorrebbe ricalcare, per quanto possibile, quella mescolanza di toni e registri, tra narrazione filosofica e stand-up comedy, che tento di perseguire nelle lezionispettacolo dal vivo. Inoltre, è stato importantissimo per me tenere presente come l’Odissea sia nata, non quale testo intellettuale scritto, ma proprio come performance live di alcuni professionisti della comunicazione anticamente chiamati aedi. E vedere una connessione, per quanto piccina, tra quell’arte ellenica e la mia attività odierna, per me è una grande emozione.

Cesare Catà
È un filosofo e un performer teatrale. Come una specie di trobadore del nuovo millennio, si esibisce regolarmente in lezioni-spettacolo dedicate a Shakespeare, agli antichi miti, alle fiabe folkloriche e ai grandi classici della letteratura moderna, portando le sue storie sia in teatro che in luoghi inusuali come spiagge, pub, boschi, montagne. Dottore di Ricerca in Filosofia del Rinascimento presso l’Università di Macerata, ha svolto la sua formazione con esperienze a Honolulu, Dublino, Trier, Parigi. È autore di vari saggi di filosofia e letteratura. Ha tradotto e curato le opere, tra gli altri, di Henry D. Thoreau e Pamela L. Travers. Appassionato insegnante, tiene corsi di formazione aziendale e seminari per alunni di diverse età, dalle Elementari all’Università. Cura un blog per l’Huffington Post. Tra le sue pubblicazioni: Chiedilo a Shakespeare (Ponte alle Grazie, 2021) e Una zattera per Itaca (Ponte alle Grazie, 2022).

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