La Roma di Pasolini. Dizionario urbano

“Arrivammo a Roma aiutati da un mio dolce zio, che mi ha dato un po’ del suo sangue: io vivevo come può vivere un condannato a morte sempre con quel pensiero come una cosa addosso, – disonore, disoccupazione, miseria. Mia madre si ridusse per qualche tempo a fare la serva. E io non guarirò mai più di questo male.”
In qual misura il sottoproletariato che vive in miserevoli sobborghi, le borgate hanno contribuito a circoscrivere l’uomo, i suoi incontri, le sue idee politiche, i suoi amori, i suoi momenti di fuga?

L’incontro di Pasolini con la borgata e con il sottoproletariato fu una conoscenza che stravolse la sua visione sugli uomini, sulle cose e sul mondo, soprattutto sulle regole che reggevano il mondo. L’amore di Pasolini per questo proletariato, nasce perché vede in loro la purezza, la purezza di quegli individui che non sono stati ancora omologati, contagiati, da quel processo di evoluzione che il commercio, la società dei consumi, sta cominciando nell’Italia degli anni ‘50/60, dove la classe borghese sta attuando, anche grazie ai media della televisione, una trasformazione, un’omologazione, sia dei desideri sia del linguaggio sia dei costumi del proletariato. Quindi Pasolini rivede nelle borgate, in quella massa di popolo, la purezza che è caratteristica della cultura italiana ma, soprattutto, della storia italiana.
Gadda, Bertolucci, Bassani, Moravia, Morante, Citati, Penna: quanto è palpabile l’ascendente degli “amici di Trastevere” nella produzione letteraria di Pasolini?
È uno scambio reciproco. Molti di quei personaggi abitavano a Monteverde, vicino casa sua, quando Pasolini abitava a via Carini.
C’erano Gadda, Caproni, Rodari, Bertolucci padre poeta e Bertolucci figlio. A Trastevere c’era Penna. Erano tutti grandi poeti, intellettuali, registi, personaggi d’arte che non erano nati a Roma, ma si erano trasferiti lì per motivi di lavoro. Questa piccola comunità, che lega molto tra di loro, trasmette e proietta la cultura, la letteratura, l’arte, la poesia e il cinema verso una direzione.
Certamente l’un l’altro hanno trasmesso ispirazione, confronto, dialogo, certamente Pasolini è tra questi; ha respirato l’aria di altri scrittori, ha fatto respirare la sua aria ad altri scrittori e altri artisti.
Pasolini naufraga nel “gran corpo di Roma…Soprattutto gli odori lo colpiscono: di asfalti, pattume, pietre, erba, pisciatoi, carbone, stracci, gas, terra lurida, tabacco, cotiche, vomito, fango, immondizia, morte e vita mescolate”. La vista, l’olfatto, il tatto. Sono i sensi il passaporto per evitare filtri ideologici e scavare nelle liriche pasoliniane?
Pasolini naufraga nel gran corpo di Roma, lo colpiscono soprattutto gli odori di asfalti, pattume, pietre, erba, pisciatoi, carbone, stracci, gas, terra, tabacco, cotiche, vomito, fango, immondizia, morte e vita mescolate.
Si, perché i nostri cinque sensi sono i nostri percettori dell’esterno. I poeti, gli scrittori, gli artisti ma, fondamentalmente, tutti possono svilupparli, e questo sviluppo dei sensi, che ritroviamo nell’opera di Pasolini, sia nei film sia nella poesia, nei romanzi, ma anche nel teatro e nella saggistica, rappresentano il contatto diretto con il mondo. Sono la testimonianza di un intellettuale che sfrutta le armi naturali, le eleva alla massima potenza per osservare il mondo che ha intorno, anche nei piccoli dettagli, anche nelle piccole scene.
Le borgate, Campo de’ Fiori, il carcere, le vie, il cimitero, i cinema, le piazze, l’Eur, i municipi, i grattacieli, i mercati, gli ospedali, i parchi, i ponti, i ristoranti, le tante osterie e caffè frequentati…il Tevere, la via Appia, Villa Borghese.
Quanto differiscono i luoghi romani quanto a riverberi artistici dai luoghi che comprendono l’infanzia e la prima giovinezza vissute a Casarsa?

Da una parte abbiamo il mito della natura, della montagna, dell’ambiente, della purezza, il nido contadino dell’allevamento, della coltivazione, il profilo delle montagne, il clima diverso.
Roma è un altro mondo, Pasolini quando arriva a Roma nel ‘50, decennio fondamentale per la trasformazione politica, culturale e urbanistica di Roma e dell’Italia, incontra una Roma tanto diversa da quella che lascerà nel ‘75, ossia 25 anni dopo, però trova ovviamente una città che si avvia verso la metropoli, e tutto quello che comporta quello che può essere una città con centinaia di migliaia di abitanti,rispetto alle zone più vuote,isolate,del suo priori.
Il contrasto è netto,che porta ad una produzione molto alta, perché Pasolini per gioventù e per necessità fino ad arrivare a Roma aveva pubblicato solo la raccolta di poesie a Casarsa, quando arriva a Roma, nel ‘50, aveva grossi problemi economici,comincia a insegnare alla scuola di Ciampino. I primi periodi se la passa male, dal ‘55, cinque anni dopo l’arrivo, esce “Ragazzi di vita”, “Una vita violenta”, “Accattone”, “Mamma Roma”. Sicuramente Roma per Pasolini diventa una fonte di ispirazione diretta, concreta, che lo introduce nel grande mondo della letteratura, dell’arte e del cinema.
“Dizionario urbano”: dalla “A” di “Accattone” alla “V” di “Valle Giulia”.
Il suo homo viaticor ha uno sguardo delicatamente carezzevole, accoratamente umile, soavemente poetico, fortemente empatico e mai profanatore dei luoghi romani.
In quale accezione potremmo declinare l’itinerario urbano pasoliniano?

Con una maniera di scoprire Roma. Pasolini quando arriva a Roma ne rimane affascinato e al tempo stesso un po’ impaurito,perché è una realtà molto diversa,superiore a quella che immaginava. La Roma del centro non interessa a Pasolini, a lui interessa quella della periferia,interessano la vita,i costumi,le espressioni,la lingua che viene parlata da quella classe abbandonata,sbaragliata dal dopoguerra, le persone soprassediate dal meridione. A lui interessa la fetta più interessante, che porta in sé più storia e più tradizione. Quindi, il “Dizionario urbano”, è una mappatura di tutti i luoghi pasoliniani, dove ha vissuto, gli amici, dove ha ambientato le poesie, i romanzi, i racconti. È una mappatura, per vedere in questo quarto di secolo che Pasolini ha trascorso a Roma, i quartieri che ha frequentato, la sua vita da osservatore, da curioso, da intellettuale, che vuole conoscere e salvaguardare quella classe sociale che vede pian piano scomparire, sconfitta e annientata dall’omologazione del pensiero, della cultura, della lingua e del bestiario.
Questa è la grande sfida di Pasolini: cercare su difendere l’essere umano dall’omologazione che una società consumistica, basata unicamente sulla finanza, voleva trasformare.
Pasolini cerca di difendere l’uomo, in quanto essere umano, e non farlo diventare un robot, che acquista feticci ed è pronto a vendersi e a vendere la sua vita per feticci materiali.

Dario Pontuale 
Critico letterario e scrittore ha collaborato nella stesura della Storia della Letteratura Italiana di Manfredi –Sacco e si è interessato in modo particolare agli scrittori italiani e non dell’Ottocento e del Novecento. Nei suoi studi si è soffermato sulla figura di Ce sare Pavese e di Pier Paolo Pasolini. Ha vinto numerosi premi per molte sue opere tra cui “La biblioteca delle idee morte” e “L’irreversibilità dell’uovo sodo”.

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