Atlante dantesco. I luoghi di Dante e della Divina Commedia

L’Italia fra il Duecento e il Trecento, da Firenze alle città, ai castelli e ai paesi dell’esilio, fino ai luoghi vivacemente descritti d’Inferno, Purgatorio e Paradiso: quello di Dante è un itinerario reale o letterario?
“In Atlante dantesco” racconto i luoghi reali e quelli immaginari. La Firenze medioevale, un mondo ormai sommerso, ma all’epoca molto sanguigno e vitale: violento ma anche percorso da grandi forze creatrici, dall’arte alla filosofia e alla teologia. Quella di Dante era una Firenze internazionale, se consideriamo che le banche fiorentine si erano largamente diffuse in Europa, nel Nord Africa, nel Vicino Oriente, e che il fiorino d’oro, al valuta pregiata di Firenze, era un po’ come l’euro o il dollaro di oggi, veniva cambiato ovunque.
Il percorso che traccia si avvia dai luoghi reali vissuti o attraversati da Dante nel corso della sua vita, snodandosi da Firenze alle colline toscane e romagnole, da Bologna a Verona e a Ravenna.
Il suo Atlante dantesco si potrebbe seguire anche come una guida di viaggio?

Il libro si può leggere come un romanzo o consultare come una guida di viaggio. È un affresco sul medioevo e sul mondo di Dante, raccontato attraverso i luoghi, gli amici, le passioni, la letteratura. Ma è anche un libro storico-geografico sull’Italia di ieri e su quella di oggi, in comparazione. Vi sono riportati gli itinerari percorsi da Dante, i suoi viaggi, i suoi soggiorni, tutto ciò che ha visto e raccontato. Perciò può essere utilizzato per ripetere quegli stessi itinerari sulle sue orme. Alcune cose non esistono può, altre sono cambiate, altre ancora sono quasi come allora.
Le descrizioni delle località e dei territori d’Italia sono minuziosamente descritti, creando spazi davvero affascinanti.
Li ha effettivamente visitati?

Sono stato in quasi tutti, e il fascino rimane: solo l’idea che Dante sia passato per quei luoghi, che si sia soffermato a osservarli coi propri occhi, mette in moto l’immaginazione. Basti pensare che ogni anno milioni di turisti provenienti da tutto il mondo giungono a Firenze anche solo per provare l’emozione di calcare lo stesso suolo calpestato dai suoi calzari. Firenze, Venezia, Padova, Treviso, Verona, Bologna, Ravenna, Forlì, Milano, Pisa, Lucca, Siena, Roma, Napoli, il Casentino (Poppi, Romena e Porciano), la Lunigiana, il Mugello, San Benedetto in Alpe, San Godenzo, San Gimignano, Fiorenzuola di Focara, Brisighella, Pomposa, il Polesine, le Valli di Comacchio. La Consuma e il passo dell’Ommorto, l’Orrido di Botri, le cascate dell’Acquacheta, Fonte Avellana, il Castello di Fosdinovo, la Rocca di Gradara, Giovagallo, Castelnuovo Magra. L’elenco è sterminato. E poi i tre regni immaginari, Inferno, Purgatorio e Paradiso, descritti però con una tale precisione di dettagli e vividezza da renderli tangibili, perfino riconoscibili.
L’itinerario che tesse sulle orme del sommo Poeta è notevolmente denso anche per quanto attiene la Firenze medievale. Quali sono le ragioni per le quali è tutt’oggi poco conosciuta?
La Firenze medioevale è stata sommersa, come dicevo, da quella rinascimentale e dagli stravolgimenti delle epoche successive: ai tempi di Dante il Duomo era in costruzione, e così il Palazzo Vecchio e Santa Maria Novella, insomma era una Firenze del tutto diversa, il cui cuore erano il Battistero, che è più o meno quello che vediamo ora, e la Badia Fiorentina. Le numerose torri che svettavano sulla città, simbolo delle famiglie e delle faide caratterizzanti la sua epoca, sono state abbattute nei secoli o inglobate in edifici più tardi. Ne restano in piedi ancora parecchie, molte suggestive, che trovate descritte e raccontate nel mio libro e che potete ammirare: basta saperle individuare, cosa niente affatto semplice, se non avete con voi una guida adeguata.
Il suo homo viaticor ha uno sguardo delicatamente carezzevole, accoratamente umile, soavemente poetico, fortemente empatico e mai profanatore dei luoghi danteschi.
In quale accezione possiamo declinare il suo uso del termine “viaggio”?

Viaggiare nello spazio fisico e geografico si accompagna sempre a un viaggiare dell’anima, a un misurarsi con sé stessi. Perciò, raccontare le peregrinazioni di Dante è al tempo stesso un confrontarsi con il mistero dell’uomo e della sua anima, e prima ancora ovviamente con sé stessi. Il viaggio va affrontato, a mio giudizio, non come sfida ma con occhi incantati, con la capacità di accogliere ciò che ci viene incontro, perennemente mossi dalla curiosità e dal desiderio di “entrare” nelle cose in profondità, sempre con lo spirito del viandante, dell’ospite. Ovviamente senza mai mettere da parte la prudenza. Quello che racconto nel mio libro è un viaggio che, una volta concluso, ti induce a ripeterlo da capo. Non vi dirò pertanto “buon viaggio”, ma “buon ritorno”.

Gianluca Barbera collabora con le pagine culturali de “il Giornale”. Ha lavorato per anni in campo editoriale e ha pubblicato racconti su riviste e in antologie, oltre a diversi romanzi, tra cui ricordiamo Magellano (2018) e Marco Polo (2019), entrambi editi da Castelvecchi e vincitori di numerosi premi. Per Solferino ha scritto Il viaggio dei viaggi (2020) e Mediterraneo (2021). I suoi libri sono tradotti in varie lingue.

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