L’avventurosa storia della Radio pubblica italiana

La “Garzantina della radio” edita nel 2003 ed il suo “L’avventurosa storia della Radio pubblica italiana”: è possibile stabilire un confronto?
La Garzantina è un’opera di indiscusso valore ma è aggiornata al 2003, presenta in ordine alfabetico trasmissioni, personaggi radiofonici e questioni tecniche in ordine alfabetico. I miei due volumi seguono invece un ordine cronologico dall’inizio del ‘900 (i primi esperimenti di Guglielmo Marconi, la nascita dell’Araldo Telefonico e dell’Unione Radiofonica Italiana, l’Uri, l’antenata della Rai) fino al 2022 con gli attuali 14 canali della Rai ai quali si aggiungono una ventina di network nazionali privati ed innumerevoli radio locali e webradio. E’ una storia d’Italia (si parla anche di eventi politici e di cronaca, nonché di costume) attraverso le trasmissioni, i conduttori, i registi, gli autori che hanno caratterizzato la storia della radiofonia italiana: da Maria Luisa Boncompagni (la prima annunciatrice della radio italiana) a Luca Barbarossa (a parer mio il miglior speaker radiofonico attuale), passando per Nunzio Filogamo, Nicolò Carosio, Silvio Gigli, Corrado, Mike Bongiorno, Sergio Zavoli, Alberto Sordi, Enzo Tortora (tutte persone che poi passeranno in televisione, ma quasi tutti i grandi dello spettacolo hanno iniziato con la radio). Il primo volume ha inizio con l’Italia giolittiana e i primi esperimenti di Marconi, passando per la radio di Mussolini e per quella dell’immediato secondo dopoguerra e degli anni ’50 del secolo scorso. Una radio culturale, pedagogica, ma anche di intrattenimento (non a caso nasce in questo periodo il Festival di Sanremo che originariamente era una trasmissione radiofonica). Botta e risposta, il Giornale Radio, Tutto il calcio minuto per minuto, Ciak, Sorella Radio ed altre trasmissioni entrate nella storia.
Il secondo volume di apre con la radio degli anni ’60 ed arriva fino ai nostri giorni (con il ritorno in radio di Renzo Arbore e di Fiorello). Erroneamente data per morta con l’avvento della televisione, la radio non solo resiste (negli anni ’50 la tv non è ancora presente nelle case di tutti gli italiani) ma ha un rilancio grazie ad illuminati dirigenti come Leone Piccioni, Luciano Rispoli e Maurizio Riganti. Nascono trasmissioni come Bandiera gialla, Per voi giovani, Supersonic, Popoff, Gran varietà, La corrida, Batto quattro, Il gambero, Hit parade, Dischi caldi, Alto gradimento, Chiamate Roma 3131. Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Paolo Giaccio, Mario Luzzatto Fegiz, Andrea Camilleri, Maurizio Costanzo, Paolo Limiti, Enrica Bonaccorti, Mina sono fra i protagonisti della radio degli anni ’60 e ’70. Con la seconda metà degli anni ’70 nascono le prime radio libere, il monopolio Rai (già in parte interrotto da Radio Montecarlo e Radio Capodistria) finisce, il pubblico giovanile si sposta sulle emittenti private, la Rai mantiene i propri ascolti grazie all’informazione (settore nel quale nessuna emittente privata è mai riuscita, e mai riuscirà, a battere la Rai), per recuperare l’azienda radiofonica di Stato fa nascere due canali in stereofonia (Raistereo1, Raistereo2) e Raistereonotte, proprio mentre stanno per nascere i grandi network privata, la radio degli anni ’80 non era mai stata analizzata a livello storico. Infine analizzo sempre attraverso eventi politici e di costume, le trasmissioni e i conduttori della radio degli ultimi trent’anni. La radio è stata ancora una volta erroneamente data per morta con l’avvento di internet, ma invece ha saputo rinnovarsi ed adeguarsi ai tempi: il Dab, lo streaming, i podcast, l’interazione con i social, la radiovisione. Tutto questo ha fatto si che oggi questo media, ormai centenario, viva un momento felicissimo.
Da dieci anni lei conduce la trasmissione “Stile italiano”, la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti: quanto, oggi, l’ascolto della radio può agevolare la conoscenza musicale?
La radio ha sempre contribuito al successo dei brani musicali, e in parte ancora ha questa funzione. In merito alla conoscenza musicale esistono trasmissioni che fanno conoscere la storia della canzone italiana: Il mio Stile italiano, pur avendo intervistato quasi tutti i grandi che hanno fatto la storia della canzone italiana è piccola cosa rispetto ad alcuni programmi di Radio Rai, purtroppo non tutti i network privati hanno questo obiettivo e preferiscono adeguarsi alle nuove tendenze musicali trascurando la storia e la conoscenza della musica del passato.
La radio ha segnato i tempi della storia, ha comunicato per prima vicende di portata epocale. La radio del nuovo millennio: la nascita di Gr parlamento, di Isoradio, Radio3 Classica: quali sono gli effetti dei media sulla politica e sul costume italiano?
Si è passati da un unico canale radiofonico strumento del potere politico durante gli anni del fascismo, ad un’offerta variegata sia a livello informativo che di generi radiofonici. Per diversi anni ho collaborato con la rivista Millecanali, nata negli anni ’70, allora era un’utopia arrivare a mille canali radiofonici. Oggi fra radio pubblica, network privati, radio locali, webradio, radio straniere, e grazie alla rete, l’ascoltatore può avere centinaia di migliaia di alternative ed un’offerta variegata. Sono tantissimi gli eventi di portata epocale annunciati in anteprima dalla radio, basti pensare all’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, al comunicato di Titta Arista (speaker dell’allora Giornale Radio) che annunciava le dimissioni di Mussolini e la nomina del Maresciallo Pietro Badoglio, alla fine della seconda guerra mondiale (annunciata da Corrado). E, ancora, tanto per citare alcuni eventi del secondo dopoguerra: il rapimento e l’assassino di Aldo Moro, le stragi di Via Capaci e via D’Amelio, il crollo delle torri gemelle e la recente invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin. Molti eventi di cronaca, morti di personaggi nazionali e internazionali le abbiamo apprese ascoltando la radio, quando ancora non c’erano i telefonini e la rete.
La radio pubblica italiana nel 2024 festeggerà il proprio centenario: c’è un filo rosso che lega la sua storia, quantunque i naturali cambiamenti?
Il filo rosso è senz’altro la compagnia che ha la radio ha fatto (e fa) alle persone, oltre ad informare, istruire e dettare tendenze musicali. E’ cambiato il modo di ascoltare la radio e sono cambiati gli stessi apparecchi riceventi: si è passati dai radioloni dell’inizio della prima metà del secolo scorso davanti ai quali la famiglia si radunava per ascoltare le trasmissioni, ai transistor, alle autoradio, alla radio ascoltata tramite i cellulari o il pc, è cambiato il modo di fruirla ma la radio è sempre una grande amica.
Lei ripercorre la quasi centenaria storia della radio italiana attraverso i suoi conduttori, i programmi che ne hanno fatto la storia, le canzoni lanciate dalla radio, i funzionari con uno sguardo interno: ci regala un ricordo?
I ricordi e gli aneddoti sono tantissimi sia personali, sia dei personaggi radiofonici intervistati, ne cito uno inerente Gran varietà una delle trasmissioni più longeve della storia di Radio Rai. Gran varietà era uno show radiofonico in onda la domenica mattina, basato sull’alternanza di sketch comici e canzoni, che ebbe come conduttori personaggi del calibro di Jonny Dorelli, Walter Chiari, Mina, Raffaella Carrà ed altri, con la partecipazione di tutti gli attori e cantanti oggi entrati nella storia dello spettacolo italiano. Diventò un rito ascoltare la trasmissione in attesa del pranzo in famiglia e con il pensiero rivolto al pubblico in diretta “dall’Auditorium A di via Asiago in Roma”. Salvo poi scoprire, anni dopo, io tramite le mie ricerche storiche, altri, come il prof. Umberto Broccoli (autore della prefazione), Michele Mirabella e lo stesso Luca Barbarossa, lavorando in Rai, che il pubblico in sala non c’era. La trasmissione era infatti registrata a blocchi, il geniale regista Federico Sanguigni inseguiva le star e faceva recitare la loro parte di fronte a un registratore, nei luoghi più impensati (in treno, nel bagno del camerino ecc. ecc.). Poi, a Roma, montava tutto con gli applausi, sbobinando e incollando centinaia di metri di nastro… La radio è anche questo…

Massimo Emanuelli
Docente e speaker radiofonico, da oltre 30 anni conduce la trasmissione radiofonica L’angolo della scuola, da dieci anni conduce anche la trasmissione Stile italiano, la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti. È l’organizzatore del Premio Gigi Vesigna (intitolato alla memoria dello storico direttore di Tv Sorrisi e Canzoni) che ogni anno premia un personaggio del mondo dello spettacolo.

L’avventurosa storia della Radio pubblica italiana. Vol. 1
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