Le divine della Belle Epoque

La Bella Otero, Lina Cavalieri, Coco Chanel, Marie Curie, Eleonora Duse, Franca Florio, Mata Hari, Maria Montessori, tra le tantissime altre. In qual misura contribuirono a creare la “più affascinante delle illusioni”?

Nel nostro immaginario la Belle Epoque porta alla mente feste, frivolezza, euforia, ma in realtà non è stato così.
Il protagonista del periodo è stato il progresso, che ha investito tutti i campi, come ho scritto “uomini e donne videro le prime automobili, i dirigibili attraversare i cieli, i grandi transatlantici solcare gli oceani e, novità sorprendente, era sufficiente un click per avere le case illuminate.”
Accanto a questo aspetto ho cercato di raccontare un’epoca attraverso alcune delle donne più rappresentative del periodo. L’emancipazione femminile, la regolamentazione delle leggi sul lavoro e il suffragio universale erano temi all’ordine del giorno. Ho narrato la vita di regine, attrici, ballerine, scienziate e nobildonne, perché nei periodi di grande fluidità sociale il desiderio di affermazione cresce. Per questo credo che con la loro tenacia siano riuscite a dare un esempio e a rendersi protagoniste “della più affasciante delle illusioni”.

Antonio Gaudí, Peter Carl Fabergé, Alexandre Gustave Eiffel. Qual è la ragione sottesa allo spazio che dedica agli uomini che indirizzarono la stagione della Belle Époque?

Il testo è nato in seguito all’invito di un’amica soprano, Angelica Cirillo, a scrivere un testo adatto a raccontare la Belle Epoque che si sposasse con un concerto. Musica, parole e moda, visto il coinvolgimento di Barbara Borsotto, direttrice artistica del Museo della Moda di Sanremo, e titolare della Maison DAPHNÉ. Il mio impegno è stato quello di creare un testo breve, che toccasse gli aspetti più significativi del periodo e per questo è stato giusto dare spazio ai grandi protagonisti anche maschili. La genialità e il talento non hanno genere.

La dedica del volume recita: ”A tutte le donne emancipate, forti e intelligenti che gettarono le basi per le rivendicazioni dei diritti di tutte le donne”. E’ ancora dura la salita?

La dedica molto significativa è stata data da Barbara Borsotto che ha ideato un foulard, una linea di maglie e un profumo ispirato alle parole del libro.
Pensiamo che le conquiste nel giro di un secolo siano state impressionanti e le generazioni di oggi debbano essere grate ai sacrifici e alle battaglie di tante donne coraggiose, di ogni estrazione sociale.
Certo ci sono ancora disparità, ma i traguardi raggiunti devono dare il giusto ottimismo, soprattutto alle nuove generazioni.

Quelle descritte sono di certo donne emblematiche: le loro passioni ardimentose, le scelte intrepide, la debolezza e l’impeto del loro essere, ma anche l’inarrendevolezza, il genio e la forza di volontà che le hanno connotate.
Quale messaggio ci offrono?

Ho raccontato donne dalla personalità marcata e seducente, come Mata Hari e la Bella Otero, dal talento fuori dal comune, come Coco Chanel ed Eleonora Duse, dalla genialità straordinaria, come Marie Curie, dal coraggio di Matilde Serao. Il messaggio che ho voluto lanciare è di credere nelle proprie potenzialità, nel progresso. La parola che ha usato lei, Giusy, inarrendevolezza, racchiude in un solo vocabolo l’essenza del libro! Le ultime pagine sono dedicate alle riflessioni, perché il piccolo libro taccuino possa essere personalizzato.

Dagli anni ’60 del Novecento il corpo delle donne diviene l’interprete della discussione politica, il movimento femminista esplora i paradigmi e i ruoli stereotipati delle donne, mentre l’azione dei collettivi arricchisce le meditazioni sulla differenza di genere. La sua storia personale può documentare ostacoli dovuti alla sperequazione di genere?

Penso che ogni donna abbia affrontato il pregiudizio. Quanta fatica per affermare ciò che desideriamo essere!
Sono laureata in giurisprudenza, ho lavorato nel campo assicurativo, ho un passato tra ufficio, baby sitter, conciliazione dei tempi di lavoro. Sono una delle tante donne che ad un certo punto ha detto basta. Sono ripartita dall’università e mi sono specializzata nel campo del diritto del lavoro, con particolare attenzione alla storia della legislazione del lavoro femminile. Il diritto del lavoro è lo specchio dei tempi, in continua e necessaria evoluzione. Se ho avuto ostacoli? Si purtroppo. Mi sono sentita dire: sua figlia ha un mese, è grande, può tornare a lavorare a tempo pieno. Vorrei che mia figlia, che oggi ha diciotto anni, non dovesse sentire una frase del genere.

Raffaella Ranise si è laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Genova. Ha collaborato alla cattedra di Diritto del lavoro della stessa Università presso il polo imperiese. Da alcuni anni si dedica alla scrittura. Ha pubblicato, insieme a Giuseppina Tripodi, Rita Levi-Montalcini: aggiungere vita ai giorni (Longanesi) e, per Marsilio, Noi un punto nell’universo. Storia semplice dell’astronomia (con la collaborazione di Francesca Matteucci) e I Romanov. Storia di una dinastia tra luci e ombre.

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