La sottile differenza

Lo spazio dei sentimenti è un territorio sismico: il grattacielo dei legami familiari è perennemente in bilico perché i legami familiari, così come intesi da Euripide, sono sempre così passionali, in grado, al contempo, di allontanare ed attirare, congiungere e dividere, annientare e generare?
Un territorio sismico è per sua natura insicuro e così anche lo spazio dei sentimenti. La tranquillità di certi legami può essere spazzata via in pochi secondi, rasa al suolo da eventi, imprevedibili nella loro manifestazione, ma sempre possibili. Questo vale anche per quei legami familiari che apparentemente si presentano solidi ma che spesso hanno fondamenta fragili appoggiate su terreni altrettanto insidiosi.
Eppure, la famiglia che “funziona” è forse l’esempio perfetto di comunità, l’ambito che dovrebbe garantire una circolarità affettiva senza incrinature; ma è in questo ideale di perfezione che sta la sua fragilità, perché tutto ciò che sembra perfetto nasconde comunque un punto di debolezza, quello che mi piace definire il “punto di rottura”. Gelosie, risentimenti, spesso anche solo la pesantezza di certi silenzi rappresentano quelle scosse telluriche (per rimanere alla metafora iniziale) capaci di minare alla base qualsiasi costruzione, anche quella ritenuta più solida.
“La sottile differenza” fa riferimento alle piccole increspature dell’anima.
Le crepe possono essere foriere di benefici interiori, quantunque le ferite?

Sono convinto che ogni spazio che si crea nella dimensione personale di ognuno di noi vada letto come un’apertura, la traccia di un sentiero che non conoscevamo ma che può portarci verso la scoperta di qualcosa di nuovo.
Non si tratta solo di fare tesoro delle esperienze che la vita ci riserva, quanto di interpretare certi segni come strumenti per una crescita interiore.
Per risanare una crepa su un muro non è sufficiente chiuderla con una buona stuccatura, ma è necessario aprirla, allargarla, far sì che si allenti la tensione che ha contribuito a provocarla. Questo vale anche per noi. Ogni crepa, ogni incrinatura che segna il nostro essere richiede un intervento riparatore che metta in luce ciò che c’è intorno, che ci aiuti a comprendere non solo il perché della frattura ma anche e soprattutto cosa quel segno significhi per noi.
Le ferite guariscono, le cicatrici restano: dovremmo imparare a rendere uniche le nostre crepe, usare l’arte del kintsugi per dare loro nuova vita, ricostruire dove sembra impossibile.
Alle facili convinzioni, alla morale imperante, al comunemente detto quale atto di rivolta propone?
Credo che la più grande rivoluzione sia avere il coraggio di essere se stessi. In una società che mira a uniformare e a omologare, che tende a limitare il confronto critico e la curiosità della scoperta, difendere la propria unicità è l’unica lotta alle quale riservare le nostre migliori energie.
Con “La sottile differenza” chiedo al lettore di fare una scelta di campo, di decidere tra la libertà, anche quella di essere crudeli con se stessi, o l’adesione a stereotipi imposti dalla morale comune.
Non rinnego la famiglia come convenzione sociale, rivendico però il diritto di scegliere quali legami familiari accudire e quali recidere, come un buon giardiniere che sa quali rami potare e quali lasciare liberi di svilupparsi e che capisce quando non vale la pena sprecare energie dietro a una pianta destinata inesorabilmente a seccare.
Tra vivere la vita e lasciarsene solo attraversare, tra pensare di non avere alternative e scoprire una nuova strada: quale riflessione per chi, pur avvertendo la scossa che può modificare il corso della vita, presidia legami per senso di responsabilità?
Credo si debba distinguere tra responsabilità e coraggio. Ognuno è libero di scegliere se mettere a tacere la scossa che può cambiare il corso della propria esistenza o assecondarne l’onda cavalcandola con temerarietà.
Si vive meglio con un rimorso o con un rimpianto? Purtroppo, non esiste una risposta valida per tutti. Il coraggio è istintivo, impossibile da imparare, mentre il senso di responsabilità è qualcosa che ci viene insegnato; ecco perché la gran parte di noi compie scelte che si adeguano a convenzioni che la nostra cultura ci ha trasmesso come giuste e onorevoli. Il coraggioso, quello capace di modificare la propria vita seguendo la scintilla che illumina un sentiero nascosto, è una mosca bianca che rischia pure di essere emarginato quando certe scelte si dimostrano fallaci.
Le strade più belle sono quelle sconosciute, ma chissà perché tendiamo sempre a percorrere sentieri già battuti: anche questa è la sottile differenza tra vivere la vita e lasciarsene solo attraversare.
“Ho capito che l’amore non si pretende. Non si compra. Non può essere il prezzo di un riscatto.”
Cos’è l’amore?

L’amore è come l’acqua, si adatta al recipiente che lo contiene. Così fa con noi: riempie i nostri vuoti, colma cavità, si prende tutto lo spazio disponibile. O trascina con sé ogni cosa, quando rompe gli argini che non sappiamo rinforzare. È una forza dirompente e aggressiva. Un sentimento tirannico e totalitario.
Eppure, non sappiamo farne a meno: lo cerchiamo, lo bramiamo, a volte ce lo inventiamo. E allora è anche la scintilla che può farsi falò oppure incendio, che può dare calore o bruciare tutto ciò che abbiamo intorno.
L’amore è un sentimento libero che non può essere confinato tra recinti e steccati. Diventa sterile se tenuto in cattività.
L’amore è ognuno di noi quando smette di pensare a sé.
L’amore è una risposta difficile.

Federico Fabbri
Dopo gli studi tecnici e qualche anno di lavoro nelle aziende di famiglia, inizia la sua carriera nel settore finanziario; attualmente si occupa di gestioni patrimoniali presso una private bank fiorentina svolgendo la sua attività lavorativa tra Firenze e Prato.
Lettore onnivoro e curioso, ha una passione per i documentari televisivi, la musica leggera italiana e il tennis (che pratica a livello molto amatoriale).
Ha esordito con il romanzo Maledette ortensie (LuoghInteriori, 2015), finalista dell’edizione 2014 del Premio Letterario Città di Castello e vincitore del IX Premio Nazionale di Poesia e Letteratura La Tavolozza (Pontedera, 2016).
Il suo secondo lavoro, La verità ha bisogno del sole (AmicoLibro, 2017), finalista della X edizione del Premio Città di Castello ha vinto, nella sezione “Romanzi inediti”, l’edizione 2016 del Premio Letterario La Ginestra di Firenze e, nel 2017, il Premio Memorial Giovanni Leone.
I suoi racconti L’anima gemella, Il lato buio del cuore, La magia del Natale, La neve ha un suono sottile, hanno ricevuto riconoscimenti in concorsi a carattere nazionale, così come il racconto breve Satelliti, vincitore di puntata della trasmissione radiofonica Radio1 Plot Machine, inserito poi nell’antologia edita da RaiEri, dedicata all’edizione 2017/2018 del concorso.
Il racconto Una storia semplice ha invece vinto l’edizione 2018 del “Premio Racconti nella Rete” e i premi “Giubbe Rosse Inediti” (2017), “In Cento Righe” (2018), “Lo Scrittoio” (2018) e “Xilema – Racconta le parole” (2018).
Tutti questi scritti sono stati riuniti nella raccolta La strada verso casa (LuoghInteriori, 2020).
Il suo ultimo romanzo, La sottile differenza, secondo classificato nella sezione “Narrativa” alla XIV edizione del Premio Letterario Città di Castello 2020, è uscito a luglio 2021 per la casa editrice LuoghInteriori.

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