Antigone a Scampia

A Scampia, tra il 2008 e il 2009, cinquanta donne si sono riunite una volta al mese per ascoltare la storia di Antigone.
In qual misura un mito greco è vicino alla vicenda umana delle donne di Scampia?

Antigone è un’eroina della letteratura greca che rappresenta la lotta per la difesa dei propri diritti. E per questa sua forza può essere messa a confronto con le donne che lottano. Tutte le donne, ma in particolare quelle di Scampia, dove io ho fatto il laboratorio, sono donne che hanno molto chiaro e sviluppato il senso della famiglia, del legame di sangue, della discendenza e della conservazione del seme. Sicuramente altre donne in altre città o in altri quartieri hanno questa caratteristica ma io non lo so, può darsi. Sono certa però che qui è così.
A metà degli anni Trenta, Simone Weil aveva raccontato i miti greci agli operai e alle operaie di una fonderia francese.
Il Mito, ieri come oggi, è funzionale alla promozione dell’emancipazione delle masse popolari?

Direi di sì. Naturalmente non tutta la letteratura è adatta a questa o a quella situazione. Bisogna conoscerla, analizzarla e trovare le assonanze per piegarla ai nostri bisogni. Elettra per esempio è un’altra donna la cui storia è importante per riflettere sulla propria condizione di vita. Le storie che mettono in moto l’emancipazione sono le stesse storie di emancipazione e di lotta.
Scampia per trent’anni è stato un quartiere privo di identità e abbandonato al decadimento e alla noncuranza. I residenti possono reputarsi vittime e quali sono, a suo avviso, oggi, i bisogni a essi negati da soddisfare?
In linea generale direi di sì. Guardando la storia del quartiere sono chiare le enormi responsabilità dagli anni Ottanta, della politica e della società. Le persone sono state invitate, in qualche modo, a occupare il territorio in maniera non sempre legale. E tutti per anni hanno chiuso un occhio, o tutti e due. Riguardo alle occupazioni delle case, alla crescita e alla radicalizzazione della criminalità con i traffici di droga… e poi improvvisamente, grazie al libro di Roberto Saviano, ben dopo la fine della faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti, Scampia si illumina: un faro s’accende sul quartiere portando allo scoperto ogni tipo di traffico che fino a quel momento aveva caratterizzato una parte sostanziosa dell’economia della zona.
E grazie a questo, in un certo senso comincia la pulizia. Pulizia che porta fondamentalmente allo spostamento della piazza di spaccio e alla crescita della povertà.
Il quartiere ancora oggi, nonostante sia molto cambiato, soffre. Le persone che vivono in alcuni Lotti, parchi, sono economicamente e socialmente svantaggiate.
Quali bisogni soddisfare? Investire di più sulla scuola, sull’educazione, sul terzo settore che spesso deve sostituirsi alla famiglia… l’educazione deve essere insegnamento di vita, deve insegnare l’alfabeto affettivo e quello per comunicare. È la cosa più importante su cui puntare. E non lo si fa abbastanza.
“Antigone”, così come “Elettra” o “Filottete”, possono essere interpretate quali opere paradigmatiche della resistenza all’oppressione esercitata dal potere?
Come dicevo sì, ma non solo riguardo l’oppressore. L’oppressore tante volte è la stessa persona oppressa. Oppressa da sé stessa, perché incapace di riflettere, di accrescere il proprio senso critico. Tante volte, la sofferenza viene vissuta come un dato di fatto che deve essere accettato, come un destino. E questo rende gli oppressi arrendevoli, incapaci di lottare, di cambiare rotta. Guardare come invece un eroe greco, un’eroina esce dalla propria condizione anche con la morte, dà loro forza e, come diceva la Weil, aiuta a riflettere e a ribellarsi al destino.
Il volume è corredato da un “Alfabeto Scampia”. Qual è la valenza territoriale delle ventidue parole esaminate con piglio antropologico?
Non lo so se quelle parole che io ho individuato e sulle quali mi sono soffermata abbiano una valenza territoriale. Io le ho scelte per descrivere il quartiere e l’ho fatto seguendo l’emozione che ognuna di quelle parole suscita in me: il parco per esempio è un luogo che mi commuove, con tutte quelle rose, gli alberi rari, e le rovine di un laghetto che un tempo aveva ospitato cascatelle e cigni. Mi piacciono i murales che raffigurano la Devis e Pasolini; mi danno speranza i bambini che danzano per le strada a Carnevale… Scampia è una piccola città in una grande città: si estende solo su quattro chilometri quadrati ma sopra questi chilometri ci abitano circa centomila cuori. E questo per me significa speranza e rinascita.

Serena Gaudino

Ha pubblicato racconti e storie per bambini, fra cui All’ombra delle due torri (Colonnese, 2005), il testo teatrale Antigone. Metamorfosi di un mito nella Miscellanea Teatrale (Artigogolo 2016), il reportage Alfabeto Stella, comparso in Stella d’Italia. A piedi per ricucire il Paese, curato da Antonio Moresco (Mondadori, 2013) e Diario di bordo, in Cammina cammina (Effigie, 2012). Suoi racconti sono comparsi nelle antologie: In viaggio. Passaggi letterari su ferro e su gomma, Colonnese 2009; Turin tales, un caffè a Torino, Lineadaria 2009; Italiane (a cura di Gaudino Tessore), Lineadaria 2011. Scrive sul primoamore.com

Gaudino Serena Antigone a Scampia Effigie (2022) 9788831976336 15,00 €

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...