La mitologia spiegata ai truzzi

Lei rivisita, critica e commenta la mitologia greco-romana. Ebbene, quali sono gli interrogativi peculiari del pensiero mitologico romano e greco, volendo offrire coordinate ai non addetti ai lavori e, per di più “truzzi”?
Credo siano le stesse domande che gli esseri umani si pongono da sempre: che ci stiamo a fare qui, cos’è il destino, cos’è l’amore, perché la morte, cose di questo genere. Questo vale soprattutto per i Greci, che -semplificando un po’- sono più filosofi. I Romani in buona parte scopiazzano dai Greci, ma quando creano i propri miti sembravano più “politici”, più interessati a raccontare le origini di Roma, a volte anche per giustificarne il potere.


I miti greci e latini si confermano quali testi archetipici del pensiero occidentale, contemporanei ad ogni epoca. Quali ragioni ravvede nella specifica proprietà della classicità di porsi sempre in maniera speculare alle fratture epocali?
Quando diciamo di qualcosa che “è un classico” intendiamo dire che non tramonta mai, come un disco dei Beatles o una tragedia di Shakespeare. Ed è vero che i miti greci (e romani) sono stati e continuano ad essere generativi di pensiero per l’Occidente (anche se poi alcuni archetipi sono comuni al pensiero umano al di là delle latitudini oltre che delle epoche). I Greci sono riusciti a scandagliare le profondità dell’animo umano in maniera eccezionale, e hanno saputo esprimere tutto questo non solo attraverso la logica del pensiero filosofico, ma anche con il racconto, in maniera quindi evocativa e plurima. Il mito è molteplice, multiforme, metamorfico: nei momenti di grande cambiamento e di grande fertilità intellettuale è stato sempre fonte di ispirazione, pensiamo solo all’arte del Rinascimento o alle riletture in chiave moralizzante. Il mito ci affascina perché è una narrazione, lo possiamo ripetere, inserire varianti, adattarlo, come di fatto facevano i mitografi antichi, e come mi sono permessa di fare io, con gran faccia tosta, lo ammetto.


Penelope, Calipso, Nausicaa e Circe: Omero rende tali figure funzionali al suo percorso umano, emotivo, emozionale. Lei, invece, dà voce alle protagoniste; le rende interpreti, mutando la prospettiva circa il genere. Perché?
Se da un lato i miti sono eterni, dall’altro sono anche un prodotto storico che esprime i valori di una determinata società: in questo senso, possiamo a volte marcare una distanza tra noi e quel mondo che li ha prodotti. Il mondo greco era, ad esempio, un mondo patriarcale. Lì troviamo le radici di un pensiero misogino che non è affatto scomparso del tutto. Moltissimi miti ci restituiscono un’immagine delle donne come esseri irrazionali, inaffidabili, talvolta perfidi, addirittura sanguinari. Certo, le figure femminili dell’Odissea, come di molti altri poemi o tragedie, sono meravigliose da incontrare, perché parliamo di autori di altissimo livello. Tuttavia, questi autori sono sempre uomini. La voce delle donne in prima persona, come soggetti parlanti e scriventi, ci perviene raramente. Io non faccio altro che mettermi in coda approfittando della scia di importanti autrici (Eva Cantarella, Christa Wolf, Natalie Haynes, Margaret Atwood, per citarne alcune), per fornire uno sguardo diverso sui soliti miti, che a questo punto saranno un po’ meno “soliti”. Sono donna, e non posso far a meno di parlare da questa prospettiva: se finalmente l’altra metà del cielo prende in mano i miti e li racconta dal proprio punto di vista, credo che sarà un arricchimento per tutti.


Gli amorazzi extraconiugali di Zeus, le gare musicali di Apollo e Marsia versione “X Factor”, le sfighe di Edipo, i viaggi di Ulisse turista controvoglia e quelli di Enea rifugiato. Qualcuno potrebbe pensare ad una banalizzazione o, addirittura, “ridicolizzazione” di un patrimonio culturale intoccabile. Cosa risponde a questa considerazione?
La mia operazione si situa in un luogo particolare, che non è evidentemente quello della ricerca accademica, per la quale non solo ho il massimo rispetto, ma dei cui risultati mi servo continuamente , nei miei studi come nel mio lavoro di guida turistica. Far sorridere non equivale a ridicolizzare, tutt’altro: significa far vivere qualcosa, far pensare. Rendere chiaro non significa banalizzare, ma dare un punto di partenza saldo per la riflessione più approfondita. Questo libro è all’incrocio tra narrativa, divulgazione, umorismo, attualizzazione. Edipo è sfigato, ma non lo siamo tutti, quando percepiamo incontestabilmente il peso del fato nelle nostre vite? Enea è forse tanto diverso da quanti abbandonano i loro paesi distrutti dalla guerra e attraversano il mediterraneo in cerca di una nuova patria? Il patrimonio culturale, a mio avviso, non può essere “intoccabile”, per definizione. Metterlo in una teca e venerarlo a distanza significa condannarlo all’imbalsamazione, e per essere imbalsamati bisogna essere morti. La cultura va rispettata, e quindi conosciuta, e per conoscerla va presa in mano, fatta nostra, “toccata”, anzi dirò di più, “mangiata”, digerita e tradotta in carne e sangue. Sennò è solo un club per pochi addetti ai lavori.


Molti divulgatori disegnano profili storici d’indubitabile fascino. Ciò, evidentemente, richiede ricerche accurate e meticolose. Reputa che rendere narrativa la storia di una civiltà sia davvero un utile espediente per contribuire alla sua effettiva conoscenza?
La divulgazione, se fatta bene, serve proprio a questo: è un punto di partenza, dovrebbe far nascere un interesse che in seguito può portare a ulteriori approfondimenti, avventure, scoperte. Nel mio piccolo, l’idea è sempre stata quella di portare a tutti, truzzi e meno truzzi, qualcosa che altrimenti non avrebbero considerato, o che fa parte del loro retroterra ma in maniera quasi inconscia. E’ quel che faccio continuamente nel mio lavoro, lo facevo nel blog e nel libro dell’Arte Spiegata ai Truzzi, e provo a farlo con quest’ultima cosetta sul mito. Tutti più o meno abbiamo sentito parlare di Ulisse, tutti abbiamo detto una volta “che Cassandra che sei!” o “quello è un vero Narciso”, tutti sappiamo che la lupa è il simbolo di Roma, pure quelli che tifano Lazio. Quelli che i miti li conoscono benissimo possono usare il mio libro per farsi quattro risatine a denti stretti, quelli che non hanno mai sentito parlare di Coronide o Giasone forse si incuriosiranno, qualcuno rifletterà, qualcuno lo userà per sistemare il tavolo che balla. Ma se crediamo sul serio che la cultura debba essere per tutti, dalle basi dobbiamo partire : mai costruire il tetto prima delle fondamenta, dice il saggio.

Paola Guagliumi scrive di sé
A scuola ero una secchiona di quelle simpatiche, che fanno le caricature dei professori, per intenderci. Da adulta non è cambiato granché: mi piace ancora prendere in giro i professori e credo ancora che la cultura e l’umorismo siano due strumenti preziosi e potentissimi, specie se combinati insieme. Laureatami in Storia dell’Arte alla Sapienza di Roma, ho insegnato un po’, poi sono diventata guida turistica: il mio lavoro consiste nello spiegare l’arte e la storia della mia città all’americano medio, in modo semplice e divertente affinché non si addormenti a metà dei Musei Vaticani. Qualche anno fa mi è venuta l’idea di aprire un blog per spiegare anche al truzzo nostrano gli scarabocchi di Kandinskij o le statue greche: l’ho chiamato L’Arte Spiegata ai Truzzi. Nun ce potevo crede: ha spopolato! Tanto che nel 2016 Mimesis ne ha fatto un libro.
Con la mia ultima uscita editoriale, mi avventuro invece nel terreno del mito: se i truzzi hanno imparato ad apprezzare l’arte, perché non introdurli anche a questo altro affascinante aspetto della nostra cultura?

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