Se il fascismo va di moda. L’estremismo di destra e i giovani

Si può affermare che l’estremismo di destra impregni, oggi, qualsivoglia ambito di vita e di interesse di un numero rilevante di persone, permeando moda, musica, volontariato, (anti)femminismo, sport, arte e finanche cultura.
Qual è la malìa del fascismo?

Isoppo: è innegabile che quella attuale sia una società in cui la violenza in generale sia ormai uno stile comunicativo. La televisione urlata, le immagini e le storie sempre più violente proposte senza filtro alcuno, fino ad arrivare a videogiochi violenti e assolutamente realistici. Senza entrare nel merito dei messaggi veicolati, è innegabile che lo stile comunicativo del fascismo sia uno stile violento, fatto di slogan urlati. I nostri giovani praticamente familiarizzano sin da piccoli con l’aggressività e la violenza e pertanto questa modalità di porsi non solo non risulta respingente, ma anche in qualche modo “rassicurante” perché conosciuta, anzi…riconosciuta. Credo sia questo a essere pericoloso, la non percezione della presenza del fascismo perché ci muoviamo in una società violenta che ci ha abituato a certi contenuti e a certi stili.
Ghiglione: Oltre a questo aspetto, è necessario evidenziare che i movimenti, le associazioni e i partiti di estrema destra si presentano come movimenti “antisistema” con l’intento di convogliare lo scontento e il disagio di tanti giovani che percepiscono di non avere opportunità e si sentono incompresi. Questi gruppi aggregano utilizzando linguaggi e contesti che da sempre sono attrattivi per i giovani (musica, sport, moda), ma anche attraverso la gratificazione e la valorizzazione delle loro capacità e competenze, attraverso l’assegnazione di ruoli apicali. Si tratta, infatti, di organizzazioni facilmente “scalabili” per chi milita con abnegazione e dedizione nelle tante attività messe in campo, comprese quelle che hanno un risvolto sociale (tipico esempio sono le raccolte di cibo per le famiglie italiane in difficoltà). Questo permette ai giovani militanti di sentirsi utili e gratificati.
Numeri, messaggi in codice, bandiere e loghi. Mode, riti, formazione dei “patrioti”.
Quale codice comunicativo adopera l’estrema destra?

Isoppo: qualunque codice comunicativo, nessuno escluso. Là dove prima c’era un sano senso di vergogna (parliamo pur sempre di un reato, come lo è per esempio la pedofilia), adesso si ostenta con orgoglio l’appartenenza a movimenti di estrema destra e qualunque canale è efficace e utilizzato. Nel libro abbiamo evidenziato la presenza di linee di abiti destinati ai fedeli “patrioti”, abbiamo analizzato come sempre più persone mostrano con orgoglio tatuaggi che hanno richiami al fascismo. Il saluto romano viene fatto anche davanti alle telecamere, senza alcun segno di autocensura (l’ultimo in ordine di tempo quello fatto dal fratello del presidente La Russa, per esempio).
Ghiglione: I simboli sono importanti al fine di accrescere il senso di appartenenza, siano essi riti di affiliazione, un gesto riconoscibile come il saluto “romano” o del “legionario”, un tatuaggio impresso per sempre sulla pelle che rappresenta un simbolo nazifascista. La nostra tolleranza e distrazione e la conseguente impunibilità per tutto questo fa il resto.
Nel libro si analizzano “gli ingranaggi del meccanismo, le leve psicologiche del consenso, il lievito madre della militanza”
Quanto influisce la disinformazione, l’assenza di coordinate storiche e culturali?

Isoppo: purtroppo è stata determinante. In ogni presentazione non manca mai l’occasione di sottolineare come l’assenza, in Italia, dell’equivalente processo di Norimberga abbia determinato una mancata percezione della gravità dei fatti relativi ai crimini commessi in tempo di guerra. Così come sottolineiamo ogni volta che, mentre in Germania il cognome Hitler è sparito, qui da noi ai Mussolini viene permesso di fare politica attiva perché ci sono persone che li votano condividendone le idee e, implicitamente, ammirandone il background familiare (chissà, magari anche con nostalgia).
Sono inoltre ben pochi gli studenti che, come da programma, riescono ad affrontare ampiamente e con spirito critico gli eventi di storia moderna, ovviamente in riferimento alla seconda guerra mondiale. Quella parte del programma è generalmente affrontata alla fine dell’anno scolastico, con l’estate ormai alle porte e con una notevole pressione per le ultime interrogazioni che molto toglie alla voglia di approfondire un determinato argomento.
Ghiglione: Oltre a ciò, non possiamo non tenere di conto della regressione culturale che si è determinata nel nostro Paese negli ultimi trent’anni, a causa della quale populismi e pensieri radicali hanno trovato terreno fertile. Da questo punto di vista la cartina di tornasole sono state le reazioni violente che si sono manifestate durante l’emergenza sanitaria: come è emerso dalle indagini e dal percorso giudiziario riguardante l’assalto alla sede nazionale della CGIL, lo scontento e il timore, generato dai provvedimenti governativi per arginare i contagi, è stato captato e convogliato da movimenti neofascisti per generare odio e pregiudizi, anche contro la scienza, e radicalizzare il pensiero. La disinformazione e l’assenza di coordinate culturali sono state determinanti.
Facebook ospita più di 2.700 profili di propaganda fascista, dei quali almeno 300 magnificanti Forza Nuova e Casa Pound.
Qual è il ruolo della galassia dei social media nella diffusione del pensiero fascista tra i giovani?

Isoppo: prendiamo tristemente atto che i social media non sono una nuova forma di comunicazione tra i giovani, ma sono ormai LA forma di comunicazione. Non ci si chiede più per prima cosa il numero di telefono ma il contatto Instagram. Anche molti adulti non leggono più i giornali ma si fanno un’idea dei fatti di cronaca attraverso Facebook e Twitter. Sono convinta che col tempo, là dove un tempo nascevano testate giornalistiche, oggi prenderanno sempre più campo nuovi social, nella falsa percezione di comunicare sempre più e sempre meglio. In realtà è una comunicazione talmente superficiale che diventa una “non comunicazione”, una comunicazione fast che facilita la propaganda fascista fatta generalmente di slogan a effetto ma poco articolati.
Ghiglione: Web e social media sono diventati strumenti essenziali per le organizzazioni neofasciste, per riuscire a intercettare e coinvolgere i giovani diffondendo un pensiero radicale. Per raggiungere questo scopo si diffondono appositamente fake news, discorsi d’odio e si individua un nemico contro il quale coalizzarsi. Gli effetti sono visibili nelle tante aggressioni contro chi osa manifestare la propria soggettività sia essa sessuale, di genere, di etnia.
A conclusione del saggio si legge: “Soprattutto è necessario sporcarci le mani e tornare a essere partigiani.”
Chi sono le ragazze ed i ragazzi che hanno deciso di difendere la democrazia del nostro Paese e la nostra Costituzione?

Isoppo e Ghiglione: nel libro descriviamo degli esempi specifici: Simone di Torre Maura, i ragazzi del cinema America, Cibo, lo street artist di Verona. Ma è ovvio che, per fortuna, i nuovi resistenti non siano solo loro. Sono tutti coloro che “non gli sta bene che no”, per parafrasare Simone. A iniziare dalle donne che non si rassegnano alla regressione culturale che le vorrebbe nuovamente “angeli del focolare” e che le destre hanno sempre provato a promuovere, provando a limitare la loro libertà e autodeterminazione, anche per quello che riguarda il diritto di scelta in caso di aborto. Non è sufficiente avere una Presidente del Consiglio donna per considerare superato il rischio di un rafforzamento della cultura sessista e patriarcale di destra nel nostro Paese. Come è ovvio, il cambiamento più importante avviene nella cabina elettorale ed è soprattutto lì che dovremo difendere la nostra bellissima, fragile Costituzione, ma nel frattempo ognuna e ognuno di noi deve fare la propria parte per promuovere la cultura democratica, contro ogni rigurgito fascista e nazista.

Vanessa Isoppo: psicologa-psicoterapeuta. Specializzata in Psicoterapia dell’approccio centrato sulla persona, Problemi e patologie alcol correlate, Scienze criminologico-forensi. Psicoterapeuta libero professionista, ha scritto inoltre “G. W. Vizzardelli, analisi psico-criminologica di un serial killer adolescente” per Oltre edizioni.

Lara Ghiglione: coordinatrice della Segreteria Generale e responsabile delle politiche di genere della CGIL nazionale. Specializzata in criminologia è anche autrice di un saggio sui linguaggi delle mafie “Così parlano le mafie. Viaggio nei linguaggi delle mafie di ieri e di oggi” Città del sole edizioni, e di uno sulla corruzione “Corrotti. Dentro gli affari criminali di èlite e mafie” Armando Editore.

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