In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?
La Poesia rappresenta da sempre il volto più umano dell’uomo, il volto più sincero e autentico – che si dovrebbe recuperare; e insieme a quell’umano, che si sta perdendo, si dovrebbe tornare soprattutto al significato della memoria: la parte collettiva del nostro essere, delle nostre radici. La conflittualità dilagante che dilania gli esseri viventi nasce dal profondo oblio dentro piccoli uomini che non hanno imparato a pensare, a credere, a sperare. E solo la Poesia è il farmaco contro le ostilità. La Poesia che valica ogni luogo e ogni lingua. La Poesia aiuta a pensare bene; e come disse Heidegger: solo se voi pensate, potete credere.
Lei scrive versi che narrano quasi d’una atemporalità, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico in cui la vita si svolge. La vita umana vive una costante condizione di anonimato?
Desideravo conversare con il senza tempo, dove tutti siamo e dove tutti non siamo; dove, forse, ci si può accorgere di quanto piccolo è l’uomo dinanzi all’oceanica fonte sconosciuta dell’Universo. Chi siamo per occupare il tempo e per distruggerlo? L’atemporalità è anche un ponte da percorrere, per raggiungere quelle isole lontane che hanno il nome di tutti noi, il nome di affetti perduti ma mai assenti; il nome di chi ci ha preceduto e ha tessuto il valore della vita.
Non sempre la sua scrittura appare accessibile. Qual è la chiave d’accesso per discriminare i suoi intenti comunicativi?
In “Rive” ho cercato di creare il viaggio della parola dentro la parola stessa, di costruire nuovi modi per dire la parola segreta, il cuore di un’ombra grande e protettiva. A volte, il mistero è l’unica chiave per conoscere la vita.
Qual è il suo sguardo sulla cultura e sulla società rispetto ad un’evoluzione soventemente sconfortante?
Mi preoccupa moltissimo la costante e diffusa perdita di interesse verso la lettura e l’approfondimento. Si vive in un’epoca che sta dimenticando le nobilissime cifre di un passato illustre e l’insegnamento dei maestri. Una parte di colpa ricade certamente sull’abuso dei social network e del web, utilizzati come strumenti di studio e di conoscenza, di dibattito e di confronto. Il libro cartaceo non può essere sostituito: la sua sostanza, la sua materia antica e misterica plasmano le coscienze, il modo di approcciarsi alla realtà e di decifrarla. E quel che sta accadendo è la triste dimenticanza dello studio come imperativo. Ed è la superficialità a piegare le nuove generazioni, il gusto del brutto e del comune, del commerciale e del facilmente accessibile. Quando, invece, sono proprio la fatica, le conquiste, le profondità sulle quali meditare e che elevano l’animo e lo difendono dalle oscurità.
“Rive” è un diario di viaggio reale e immaginario: Milano, Torino, Amsterdam, la costa ligure, ancora Milano. Il viaggio come maieutica socratica, sollecitazione a ritrovare sé stessi, osservando tuttavia il fuori da sé?
Il viaggio è l’attraversamento, il giorno che non finisce nel suo finire, ma prosegue nel dopo, nel crepuscolo di una nuova origine, oltre il trasporto, oltre la barca temporale. E proprio mentre inseguiamo noi stessi, i ricordi e le vette di memoria, le valli del vecchio e del nuovo, il fervore della scoperta e della riscoperta, tracciamo insieme a Ulisse la rotta verso casa. La nostra nuova casa.
Valerio Mello nasce ad Agrigento nel 1985. Vive a Milano da molti anni. Ha pubblicato sette libri di poesia. Nel 2023 è stato nominato Accademico Cavaliere di Grazia per meriti culturali e letterari dall’Accademia dei Nobili di Firenze. Nel 2023 ha altresì ricevuto il titolo di Cavaliere per meriti letterari dalla Real Confraternita di San Teotonio del Portogallo.
