Bartolo Longo

In che modo la figura di Bartolo Longo può essere vista come simbolo della tensione tra progresso e fede nella società ottocentesca?

Sicuramente per il notevole contributo scientifico, ma anche di discussione che Bartolo Longo ha dato riguardo la potente spinta di progresso che pervase la società del suo tempo quindi quella ottocentesca che da subito sotto l’egida del pensiero liberale celava una volontà umana di giungere a un potere sovrumano. Basti pensare che all’indomani della sua tragica esperienza con l’occultismo Bartolo Longo con l’edificazione delle opere pompeiane attuò un vero e proprio discorso scientifico molto originale e puro, tuttavia conservando la sua fede religiosa dotando difatti il Santuario di Pompei di un moderno sismografo e di una stazione metereologica quindi un museo sul tema della scienza moderna. Non dimentichiamo inoltre che il beato occupandosi degli orfani e specificatamente dei figli dei carcerati discusse e confutò anche le nuove teorie criminologiche della sua epoca dimostrando il contrario nell’ambito della dichiarata trasmissione genetica ereditaria del reato. Un agire quello longhiano tutto lasciato a noi in testimonianza affinché l’uomo moderno viva la scienza e la religione simultaneamente secondo la fede nella sempre provvidenziale e connaturata intelligenza divina con tutto il creato.

Come la vicenda di Bartolo Longo riflette il parallelo tra le ideologie dell’Ottocento e quelle della società contemporanea?

Nella storia noi siamo tutti artefici e spettatori rispettivamente ora come uomini di potere ora come degli illusi. Diciamo tuttavia che un tratto distintivo della società ottocentesca fu proprio l’inizio per coltivare una segreta volontà di potere assoluto recludendo difatti il pensiero scientifico alle masse lasciando che le nuove dirigenze politiche, ostili alla religione, commerciassero in esclusiva i loro bisogni quotidiani in maniera ideologica e aconfessionale: il risultato fu poi che le masse fossero abbandonate a sé stesse fino al loro coinvolgimento nel primo grande conflitto mondiale. Basti pensare al fallito tentativo da parte di Bartolo Longo di costruire per la prima volta in Italia a Valle di Pompei delle case per gli operai. Quello dell’800 fu quindi un secolo turbolento da una parte nelle classi dirigenti dall’altra di esasperazione e disperazione per quelle popolari; due estremismi che nel secolo XX avrebbero portato attraverso il paventato concetto di benessere, come nel caso delle dittature prima delle democrazie dopo, alla creazione di un sistema sociale che nell’attualità è giunto a corrompere tutto e tutti.

In che senso lei fa riferimento alla “eclissi valoriale” della società attuale, e come si collega a quella dell’Ottocento?

Nell’ottocento i valori e i doveri erano ancora abbastanza sentiti, ma tutto si basava sulla trascuratezza e lo sfruttamento delle masse popolari, mentre quelle più abbienti riservavano per sé i maggiori diritti. Tutto questo, a poca distanza di alcuni decenni dalla grande rivoluzione settecentesca, non corrispondente alle promesse democratiche di quella rivolta che aveva inaugurato, spodestando l’Antico Regime, una nuova concezione del mondo basata su libertà, uguaglianza e fraternità. In tale grande illusione storica e democratica il risultato è che oggi nessuno negli insiemi sociali crede più nei valori e pretende solo diritti e ciò è stato dovuto alla presa tipicamente liberale di uno spirito commerciale che sente adesso il diritto illegittimo di imporre il nuovo progresso scientifico e tecnologico come meglio crede senza ragione, senza etica e religione.

Qual è il ruolo che la fede e la religione cristiana giocano nel contesto storico e ideologico descritto nel romanzo, e come si relazionano con i cambiamenti sociali e culturali dell’epoca?

È bene fare subito e semplicemente una precisazione che il cristianesimo non ha bisogno di rinnovarsi, ma la società umana. Quindi la concezione cristiana può essere l’unica via di soluzione per l’attuale disfacimento dell’occidente: fondamentalmente il pensiero umano deve essere reintegrato agli occhi del cristianesimo il quale solo esso può emancipare tale intelletto umano dalla sua schiavitù nei termini della subordinazione della scienza al commercio.

In che misura la fondazione del Santuario di Pompei può essere interpretata come una reazione contro l’isolamento e la perdita di unità spirituale dell’Occidente?

Se pensiamo che fino alla rivoluzione del 1789 la Chiesa cattolica vedeva l’occidente raccolto in essa come un unico e grande stato europeo all’insegna dell’unità di fede già prima di tanti tentativi ideologici politici alternativi e dell’attuale Unione Europea è lecito pensare che le riforme protestanti, le rivoluzioni e tutte le guerre successive siano state attuate per prendere unicamente il controllo delle masse secondo un’intenzione di decristianizzazione incontrollata e sottovalutata dagli stessi artefici di tali rivoluzioni. Pertanto l’edificazione di un grande Santuario come quello di Pompei è stata fatta attraverso le opere di carità verso quelle masse povere, sfruttate e abbandonate sistematicamente per combattere già dal XIX secolo la distruzione dello spirito cristiano comunitario.

Quali sono le analogie tra il processo di secolarizzazione descritto nel romanzo e il contesto delle guerre e rivoluzioni ottocentesche?

Le rivoluzioni entro il 1800 furono fondamentalmente tre: quella francese, quella industriale e quella sociale. Queste rivoluzioni ebbero solo l’effetto come già detto in precedenza per articolare la società in due tronconi: una casta di potere e di governo politico e una massa sociale trascurata e abbandonata nelle sue problematiche. La situazione areligiosa in cui versava Valle di Pompei all’arrivo di Bartolo Longo ne è un esempio classico e all’epoca diffuso. Quindi ripeto che il tratto distintivo primario del XVIII secolo ad oggi è stata quella di portare la società ad abbandonare sistematicamente qualsiasi posizione religiosa a favore evidentemente di uno spirito non comunitario, ma individualista per meglio ammaestrare l’individuo stesso nell’attuale forma di assenza di libera scelta.

Come la figura del Conte di Saint Germain e l’occultismo influenzano la visione ideologica della società ottocentesca, e quale parallelo può essere tracciato con i rischi odierni legati all’uso distorto dell’intelligenza artificiale?

Oggi si propina alle persone il presunto potere dell’Io sono in termini di libertà di scelta che si traduce sempre più in una catastrofe individuale personale. Religioni alternative, sette, satanismo o il semplice fatto di cambiare religione o confessione sono il sintomo per una società che si avvia verso un profondo oscurantismo per l’intelligenza di cui la Chiesa cattolica ne stabilisce da sempre una memoria storica attraverso la razionalità teologica e cristologica la quale è sempre stata per la Chiesa comunitaria e individuale. Ho parlato di intelligenza da considerarsi millenaria e del tutto diversa da quella intelligenza artificiale che è solo un semplice calcolatore e che mancando di intraprendenza e di ragionamento non può di certo superare quella divina che sempre si sostanzia nell’uomo attraverso la vera scelta.

Come Bartolo Longo, pur essendo coinvolto nel pensiero occultista, si distacca da questa via e giunge alla sua personale redenzione e ricerca di salvezza?

L’occultismo, in questo caso lo spiritismo, fu nell’ottocento la ricerca dell’Io sono e del suo controllo per eccellenza. Bartolo Longo ne uscì in termini di esperienza drammatica minato nella salute rendendosi conto che all’epoca come oggi l’uomo ricercava una sola cosa: dominare Dio cosa che ha portato l’essere umano a escludersi sempre più dalla natura e lo vediamo difatti col sempre maggiore rischio di una catastrofe spiritualmente ecologica.

In che modo la Supplica di Bartolo Longo rappresenta una sintesi tra razionalità teologica e carità cristiana, e quale valore attribuisce alla preghiera collettiva?

Ritornando al tema dell’Io assoluto e onnipotente è ovvio che tutto ciò porta a volere ridurre Dio in una forma di conoscenza totale del creato a piacere dell’uomo, in poche parole affinché l’uomo diventi potente nel controllare i propri simili e tutto; ecco dunque la volontà di Bartolo Longo di scrivere una Supplica che esorcizzasse con la forza del sentimento di tutti il tentativo dell’uomo moderno di instaurare uno modus vivendi basato su di una concezione dello Stato inteso come potere e alienazione della libertà di scelta. Ecco dunque perché la Supplica resta il massimo capolavoro globale e collettivo del beato Bartolo Longo.

In che modo Dottor Urraro suggerisce che la lezione lasciata dal beato Bartolo Longo possa essere applicata alla società contemporanea, in particolare riguardo alla relazione tra l’uomo e la natura?

Più che una lezione o un’eredità a pensarci bene Bartolo Longo ha lasciato un esempio di vita individuale molto originale: la sua mitezza nel non odiare e la sua fede nel credere nel Dio che è luce del mondo. Una dimensione quella che possiamo visitare a Pompei che porta ognuno a capire che il vero amore per sé stessi è quello che noi dobbiamo portare cristianamente in vita nel mondo con un assoluto impegno terreno.

Marco Urraro
Con Guida Editori ha già pubblicato i romanzi storici Vucchella su Salvatore Di Giacomo e Caruso sul tenorissimo. Bartolo Longo è il suo terzo romanzo biografico pubblicato.

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