La voce del mio cor per l’aria sento: / «Ove mi porti, temerario? China, / che raro è senza duol tropp’ardimento; / Non temer (respond’io) l’alta ruina. / Fendi sicur le nubi, e muor contento: / s’il ciel sì illustre morte ne destina. Nel 1585 il frate e filosofo Giordano Bruno, che quindici anni più tardi sarebbe stato condannato ad ardere vivo in Campo de’ Fiori, pubblica un lucido e splendido sonetto all’interno dell’opera De gli eroici furori.
Icaro rappresenta il tentennamento dello spirito, il dubbio ed il coraggio?
Il sonetto di Giordano Bruno riflette una serie di temi legati al dubbio e al coraggio, con Icaro come figura simbolica centrale. La voce del filosofo riflette un dialogo interiore in cui si confrontano l’ardimento e la paura di affrontare le sfide della conoscenza. La figura di Icaro, che nell’immaginario classico rappresenta la ricerca della libertà e la voglia di superare i limiti umani, è evocata nel mio libro per simboleggiare la tensione tra il desiderio di spingersi oltre e la consapevolezza dei pericoli e delle conseguenze. Icaro, nell’immaginario mitologico, volò troppo vicino al sole con le sue ali di cera, simbolicamente rappresentando la temerarietà e l’eccesso di ambizione che porta alla rovina. La risoluzione di Bruno, nel confrontare la alta ruina con il coraggio e la determinazione, riflette la sua accettazione del destino e la sua volontà di affrontare le sfide con dignità e fermezza.
Nella cultura greca classica, il concetto di medietas, ossia moderazione o equilibrio, aveva un ruolo centrale nell’etica e nel pensiero filosofico. Segnatamente nell’etica aristotelica, la ricerca della moderazione e dell’equilibrio costituiva una virtù importante per raggiungere la felicità e l’armonia individuale e comunitaria.
Nell’epoca moderna e contemporanea, c’è stato un evidente cambiamento nell’ideale umano e nelle aspirazioni culturali. L’audacia, l’innovazione e la ricerca dell’eccezionalità sono state sempre più valorizzate in molte società. Questo slancio verso l’audacia folle e sregolata può essere visto come una risposta ai cambiamenti sociali, tecnologici ed economici tipici del Moderno. L’audacia folle può essere interpretata quindi come un’espressione della ricerca di nuove frontiere, una sfida agli status quo consolidati e la volontà di superare i limiti tradizionali.
Tuttavia, questo approccio può anche comportare rischi significativi e conseguenze impreviste, specialmente quando non è bilanciato da una riflessione critica e da una considerazione delle implicazioni etiche e morali delle proprie azioni. In molti contesti, l’audacia folle può portare a innovazioni sorprendenti e a progressi significativi, ma può anche comportare fallimenti disastrosi e danni irreparabili.
Iacopo Sannazzaro, Ludovico Ariosto, Bruno, Bruegel il Vecchio sono soltanto alcuni tra i molti che s’interrogano sulla natura dell’uomo e sui suoi limiti.
Per quale ragione ha avuto un simile successo nella storia dell’umanità?
Iacopo Sannazzaro, Ludovico Ariosto, Giordano Bruno e Pieter Bruegel il Vecchio hanno affrontato la questione dei limiti dell’uomo con profondità ed efficacia. Sannazzaro ha esplorato le tensioni tra l’idealizzazione del passato e le limitazioni del presente, offrendo uno sguardo nostalgico sulla condizione umana. Ariosto, da parte sua, nell’Orlando Furioso, ha tematizzato le ambiguità morali e le contraddizioni dell’essere umano, mostrando altresì come gli eroi siano soggetti a desideri, passioni e limiti umanissimi. Il già ricordato Giordano Bruno, invece, filosofo e pensatore eretico, ha sfidato, fino all’estremo sacrificio, le concezioni tradizionali dell’universo e della conoscenza umana, promuovendo un’audace esplorazione della realtà e delle potenzialità dell’intelletto, spingendosi così ben al di là delle convinzioni teologico-filosofiche del suo tempo. Infine, Pieter Bruegel il Vecchio, attraverso le sue opere pittoriche, ha rappresentato la condizione umana in tutta la sua complessità, ritraendo la vita quotidiana, la lotta tra bene e male, la fragilità dell’esistenza e il ciclo della vita e della morte.
Più in generale, venendo allo specifico della sua domanda, la questione dei limiti e del loro superamento ha avuto tanto successo nella storia dell’umanità perché riflette una delle sfide fondamentali dell’esperienza umana, ossia il desiderio di crescita, di progresso e di realizzazione personale e collettiva. Da sempre, ci siamo posti domande sulla nostra esistenza, sulle nostre capacità e sui nostri limiti, poiché la ricerca di risposte e la volontà di superare gli ostacoli sono parte integrante della nostra natura. Nel corso della storia, l’umanità ha compiuto progressi straordinari nello sviluppo intellettuale, scientifico, tecnologico e artistico proprio perché l’uomo ha sempre cercato di superare i suoi limiti: l’innovazione e la creatività spingono costantemente oltre i confini precedentemente considerati insormontabili. Le sfide che l’umanità ha affrontato nel corso dei secoli, come la sopravvivenza, la malattia, la povertà e l’ingiustizia, ci hanno spinto a cercare sempre nuove soluzioni.
La questione dei limiti e del loro superamento riflette inoltre la ricerca di significato e di scopo nell’esistenza umana. Tale ricerca implica una costante esplorazione dell’ignoto, poiché ne va della comprensione del nostro posto nell’universo, del significato delle nostre esperienze e delle possibilità di realizzazione personale e collettiva. Questo processo di esplorazione e ricerca può portare a scoperte meravigliose, a nuove idee e a una maggiore consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda.
Icaro va incontro al destino fatale per non aver prestato ascolto al padre: perché, come scrive Ovidio, “abbandonò la sua guida”.
Le biografie immaginarie che ha narrato mettono in rilievo questo aspetto interpretativo?
Nel mito di Icaro, si trova un potente simbolo dell’aspirazione umana a superare i limiti imposti dalla natura e dalla condizione umana. Di conseguenza, non si può semplicemente dire che Icaro vada incontro al suo destino fatale solo perché non ha ascoltato il saggio ammonimento del padre Dedalo. Bisogna invece mettere soprattutto in evidenza che Icaro stesso costituisce una simbologia efficacissima nel rappresentare un’essenza intrinsecamente umana, ossia la tendenza a forzare i limiti imposti, a spingersi oltre le restrizioni che ci incatenano. È esattamente in questo sforzo di oltrepassamento che risiede la drammaticità intrinseca all’esistenza umana. Come suggerisce Pascal, siamo esposti in egual misura alla misère e alla grandeur. Da un lato, ci sono le nostre aspirazioni, i nostri sogni di grandezza, le nostre ambizioni di realizzazione personale e collettiva. Dall’altro lato, ci sono le nostre fragilità, le nostre limitazioni, le nostre debolezze, le nostre vulnerabilità.
In tale dualismo si inscrive il tessuto stesso dell’esistenza: la tensione tra l’aspirazione alla grandeur e il riconoscimento della misère, tra la ricerca del significato e la consapevolezza della nostra insignificanza di fronte all’universo infinito.
Così, mentre cerchiamo di volare più in alto, di raggiungere les étoiles, spesso ci accorgiamo di essere intrappolati nelle nostre stesse ambizioni, nei nostri stessi desideri, nelle nostre stesse illusioni di grandezza. E alla fine, come Icaro, scopriamo che il nostro destino è irrimediabilmente legato alla natura umana, che è tanto grandiosa quanto tragica, tanto sublime quanto drammatica.
Le mie autobiografie immaginarie racchiudon o esattamente questo spazio narrativo: i miei protagonisti appaiono costantemente sospesi fra il coraggio di oltrepassare i limiti (propri o imposti) e il pericolo, spesso attualizzato, di cadere simbolicamente nell’Egeo
Baudelaire nel sonetto Lamenti di un Icaro canta: “Sento che la mia ala si spezza / sotto non so che occhio di fuoco! / e arso dall’amore del bello, / non avrò l’onore supremo / di dare il mio nome all’abisso / che mi servirà da tomba”
Icaro come anelito poetico al volo, alla ricerca del bello e del sublime. Ebbene, le nostre personali sconfitte, nella storia e fuori dal mito, possono costituire un’opportunità per vivere senza paura?
Non si potrà mai vivere senza paura dal momento che quest’ultima costituisce un’emozione ancestrale che ci ha permesso di sopravvivere – in quanto umanità – e di adattarci a situazioni pericolose, mantenendo la nostra incolumità e garantendo la nostra sopravvivenza. Ciò che invece possiamo cambiare è il nostro atteggiamento nei confronti della paura. Piuttosto che vederla come un impedimento, potremmo considerarla come uno stimolo per crescere e superare i nostri limiti. Quando ci confrontiamo con la paura, abbiamo la possibilità di mettere alla prova la nostra resilienza, il nostro coraggio e la nostra determinazione. Anziché permettere che la paura ci paralizzi o ci impedisca di perseguire i nostri obiettivi, possiamo meglio gestire il nostro ruolo nella vita, imparando a convivere con questa emozione fondamentale, affrontandola con coraggio e consapevolezza. Pertanto, è attraverso la sfida e il superamento delle paure che possiamo scoprire la nostra forza interiore, la nostra resilienza e il nostro vero potenziale. La paura rimarrà sempre una presenza nella nostra vita, eppure noi possiamo trasformarla in un motore di crescita e di trasformazione personale, utilizzandola come catalizzatore per diventare donne e uomini più forti, più consapevoli e più vivi.
Per quanto riguarda il sonetto Lamenti di un Icaro di Baudelaire, bisogna dire subito che esso ci offre una prospettiva poetica e struggente sull’aspirazione umana al volo, alla ricerca del bello e del sublime. Qui, Icaro diventa un simbolo dell’anelito umano volto alla perfezione, all’elevazione e alla bellezza, nonostante le inevitabili conseguenze di un desiderio tanto ardente. Icaro, nel sonetto, sente che la sua ala si spezza sotto lo sguardo di un occhio di fuoco, una metafora della passione e dell’ardore che lo consumano. Tuttavia, nonostante il suo desiderio di raggiungere la vetta suprema, sa che il suo destino sarà segnato da un inesorabile tragico rovescio.
Questo struggente richiamo all’ambizione umana e ai suoi costi riflette una verità universale: il desiderio di perseguire la bellezza e il sublime, anche a rischio del fallimento e della rovina. È un tema che risuona attraverso i secoli e che trova eco in molte storie e miti dell’umanità.
Tre racconti: La caduta delle maschere, Il morso della modella, Estasi e follia.
C’è un filo rosso che li cuce?
I protagonisti dei tre racconti sono due uomini e una donna e, attraverso le loro storie, Icaro diventa un’intensa narrazione della nostra contemporaneità. Ogni personaggio rappresenta un riflesso diverso delle sfide, delle aspirazioni e delle emozioni del nostro tempo, ma tutti portano in sé la eco simbolica del mito di Icaro. Possiamo dire dunque che, nel ventunesimo secolo, la figura di Icaro continua a esercitare un fascino e una rilevanza straordinari.
Nel mondo complesso e mutevole del ventunesimo secolo, i miei protagonisti ci parlano di maschere sociali, di coraggio, di sentimenti disillusi e di egoismi, ma anche di fragilità e di cadute. Come Icaro, essi cercano di sollevarsi oltre i limiti imposti dalle circostanze, di scoprire nuove frontiere e di realizzare i loro sogni più audaci. Nella mia narrazione, ho cercato di catturare la complessità e la ricchezza dell’esperienza umana nel nostro tempo, di esplorare i dilemmi etici, le contraddizioni, le passioni travolgenti e le lotte interiori che caratterizzano le nostre vite. Attraverso gli eventi vissuti dai miei personaggi, spero di aver offerto uno sguardo profondo e autentico sulla condizione umana, suscitando nel lettore riflessioni e emozioni.
In un mondo sempre più complesso e interconnesso, il mito di Icaro si rispecchia sui nostri contemporanei, ricordandoci che il viaggio dell’uomo è un percorso intriso di speranza e di tragedia, di sfide e di opportunità, ma soprattutto di incessante ricerca di senso.
Le storie dei protagonisti riflettono una molteplicità di esperienze umane, ognuna con le proprie sfumature di speranza, dolore, ambizione e paura. Attraverso di esse, ho cercato di esplorare il labirinto delle emozioni umane, offrendo al lettore uno spaccato che vorrebbe essere autentico e coinvolgente della complessità della vita nel mondo contemporaneo.
Antonio Martone insegna Filosofia politica presso l’Università di Salerno. Fra i suoi numerosi testi scientifici si ricordano gli ultimi: ECity. Antropologia della tecnica (Rubettino, Catanzaro 2018) e NoCity. Paura e democrazia nell’età globale (Castelvecchi, Roma 2021) Fra i testi letterari si segnalano Deserto Fiorito (De Frede, Napoli 2020), Icaro. Autobiografie immaginarie (De Frede, Napoli 2021) e, infine, Alla corte dei Feaci (De Frede, Napoli 2022). È stato curatore e co-autore di una raccolta letteraria dedicata al tema della guerra: Illegittima Offesa. Sguardi letterari sulla guerra (De Frede, Napoli 2022).

La figura intellettuale di Martone è ricca e articolata, assai difficile da ricondurre all’interno di etichette di genere o di steccati disciplinari: l’indagine ad ampio raggio sulla civiltà di massa e sui connotati psico-antropologici degli esseri umani contemporanei, oltre che sulla condizione esistenziale dell’uomo nel mondo, è da tempo l’interesse fondamentale della sua produzione.








