Le figlie di Abramo

Le norme religiose, fin dalla Rivelazione, sono state enunciate da maschi, spesso, con sciolte e disinvolte estrapolazioni desunte dai Testi Sacri. Lei evidenzia che sia la singola persona che declina, in virtù della propria storia, della propria cultura e della propria sensibilità, le leggi civili.

Può offrirci qualche esempio di norma che riguarda il singolo e la società tutta?

In realtà vi sono moltissimi esempi, anche nella vita quotidiana. Solo per restare nella nostra società italiana, basti pensare a come è mutata la percezione del divorzio. Fino al 1970 la norma vietava il divorzio a tutti i cittadini, a prescindere dalla loro fede e dal fatto che avessero o meno contratto matrimonio religioso o civile. Ma la sensibilità era già mutata, ancora prima che la legge civile fosse modificata. La legge religiosa è rimasta inalterata, ma pochi ormai percepiscono come moralmente fondata tale proibizione. Ancora più evidente è la norma che vieta il ricorso a metodi anticoncezionali “non naturali”, pur se ribadita nel 1968 dalla contrastata enciclica Humanae Vitae, e nel 1992 dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Fino al 1971 la norma era però sostenuta anche dalla legge civile, che proibiva la vendita di anticoncezionali sotto la voce di “Delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe”. Si tratta di regole che non erano percepite come fondate già molto prima della modifica delle leggi civili e che, a maggior ragione, vengono oggi largamente ignorate dalla quasi totalità della popolazione, anche tra i fedeli credenti e praticanti.

Giusto/sbagliato e permesso/vietato sono percezioni secondo cui regoliamo il concreto vivere quotidiano.

Può farci cogliere l’evoluzione in chiave diacronica di siffatti concetti?

A partire dal 1804 in tutta Europa è stata sancito per legge il pre-esistente principio della “potestà maritale”, che di fatto relegava la donna sposata al ruolo di un’eterna minorenne, priva dei più elementari diritti, tra cui la proprietà e la personalità giuridica. In Italia si è dovuti arrivare fino al 1919 per ottenere l’emancipazione giuridica. In Gran Bretagna solo nel 1935 si è arrivati ad equiparare i diritti legali degli uomini e delle donne. Fino a pochi anni fa a gran parte della popolazione sembrava normale che il marito potesse esercitare una “moderata violenza” per assicurare il diritto di correzione nei confronti della moglie. In Italia la norma è stata abrogata nel 1956. Poi a partire dagli anni ’60 i cambiamenti sono letteralmente “esplosi” e proseguono, almeno in Occidente, con una velocità che non ha conosciuto pari nella storia. Al contrario, a partire dalla metà degli anni ’70 in diverse aree dell’Islam si deve assistere ad un progressivo irrigidimento nei confronti delle donne, di cui la generalizzata imposizione del velo è forse l’aspetto più evidente, anche se certo non il più significativo. Ad esempio, in molti Paesi musulmani sopravvivono ancora norme che legittimano la violenza nei confronti della moglie. Tanto che, anche a giudicare dai sondaggi, gran parte della popolazione della Giordania e del Pakistan, ritiene che una “moderata violenza” sia giusta ed accettabile. Questa situazione ha creato una profonda differenza di percezione incrociata: la società musulmana viene percepita come arretrata, mentre l’Occidente viene visto come immorale. Giudizi, questi, che per molti secoli sarebbero stati assolutamente ingiustificati, vista la somiglianza tra le due realtà.

Le norme religiose, a cui sono poi seguite le leggi civili, hanno acuito le disparità e le differenze tra maschi e femmine.

Qual è ad oggi lo status delle discriminazioni di genere?

Il percorso è stato molto lungo, accidentato, e pur se oggi, in Occidente, la grandissima parte delle norme hanno ormai recepito l’uguaglianza dei diritti tra i generi, nella percezione della società le discriminazioni permangono. In realtà anche la Chiesa paleocristiana aveva assorbito molte delle norme morali in vigore nelle società pagane contemporanee a Roma ed in Grecia, discostandosi profondamente dall’insegnamento del Vangelo. E la situazione è rimasta pressoché immutata fino a buona parte del XIX secolo, al punto che ben poche differenze esistevano tra lo stato delle donne nella società musulmana ed in quella cristiana. Oggi, almeno in Occidente, la legge è, finalmente, davvero uguale per tutti. Tuttavia la percezione diffusa è ancora diversa, ad esempio, per quanto attiene l’esercizio della sessualità. 

Lei si è interessato alla storia ed al diritto; in questa ricerca ha approfondito i rapporti tra religione, società e mondo femminile, esplorando il cammino delle Figlie di Abramo nei diversi contesti nazionali.

Quale “luogo” nel tempo e nello spazio ha maggiormente catturato il suo interesse?

In Inghilterra la Chiesa Anglicana è nata (1536) proprio in conseguenza del­la volontà del re Enrico VIII di divorziare, nonostan­te il diverso parere del pontefice. Tuttavia fino al 1857 ogni singolo divorzio doveva essere sanzionato in Parlamento, cosa che lo rendeva evidentemente possibile solo a pochissimi individui, dotati di adeguata ricchezza ed influenza. La gente del popolo, non potendo certo accedere a tale pratica, utilizzava a volte la cosid­detta “vendita della moglie” (wife selling), di cui si trovano abbondanti esempi in letteratura e nell’arte popolare (stampe e ballate).  Il marito portava la moglie al mercato con una corda legata intorno alla vita o intorno al collo, e la metteva in vendita, esattamente come si fosse trattato di una giovenca, reclamizzando le sue qualità ai potenziali acquirenti… A Londra, Smithfield Market era il luogo deputato a tale attività, insieme alla vendita del bestiame. Ancora nella seconda metà del XIX secolo vi sono stati molte decine di casi do­cumentati, proseguiti a ritmo ridotto fino ai primi anni del XX secolo. L’ultimo esempio isolato, regi­strato dalle cronache giudiziarie, risale al 1913.

Matrimonio, divorzio, diritti civili, discriminazioni, delitti d’onore, amore e sessualità sono gli aspetti su cui si concentra.

Quali differenze ha riscontrato in Cristianesimo, Islamismo ed Ebraismo?

Vi sono enormi differenze, ma bisogna ricordare che molte norme in Occidente sono cambiate solo in questi ultimi anni. Il c.d. “delitto d’onore” e il “matrimonio riparatore” esistevano anche nei codici dell’Antica Roma, e sono sopravvissuti nell’ordinamento italiano, fino al 1981. Ancora nell’ottobre 2017 un giudice portoghese ha concesso le attenuanti e la sospensione della pena nel caso di una donna ferocemente bastonata dal marito tradito perché si trattava “di un gravissimo attentato all’onore e alla dignità dell’uomo”. Non abbiamo quindi alcun particolare titolo di merito che ci consenta di stupirci o di scandalizzarci se in buona parte dei Paesi dell’Islam queste norme sono ancora attive. Il diritto di famiglia rappresenta lo specchio più evidente di come una società strutturata intenda regolare le relazioni interpersonali all’interno del proprio nucleo base.  Come ricorda Giorgio Vercellin, uno dei più noti studiosi italiani del mondo musulmano: “L’Islam è una religione che ha innalzato la di­suguaglianza tra maschio e femmina ad architettura sociale”. Le norme sul matrimonio e sul divorzio, estremamente diverse tra l’Occidente e l’Islam, sono una conferma della distanza che continua a sussistere tra le due percezioni. Basti pensare alla poligamia consentita e incoraggiata tra i musulmani, ai matrimoni temporanei, anche se esistenti sotto varie denominazioni, oppure all’estrema facilità con cui un uomo musulmano o ebreo può ripudiare istantaneamente la moglie, senza neppure dover fornire motivazioni, mentre una donna che desideri divorziare deve passare attraverso un procedimento giudiziario molto lungo e dall’esito incerto. Ed ancora, per molti secoli nelle tre religioni abramitiche, l’esercizio della sessualità al di fuori del vincolo matrimoniale era considerato non solo un gravissimo peccato (violazione della norma divina), ma anche un reato (violazione della legge umana) spesso punibile con la morte. In molti Paesi musulmani la norma continua ad essere osservata. In Occidente, invece, la convivenza pre-matrimoniale è divenuta la norma e l’adulterio, pur essendo moralmente deprecabile, non è più un reato, ma soltanto una possibile causa di addebito in caso di divorzio. Curiosamente, l’adulterio femminile è stato sempre ed ovunque punito con maggior severità di quello maschile. In Italia, ad esempio, la norma discriminatoria è stata abrogata solo nel 1968.

Massimo Annati, milanese, contrammiraglio in congedo, è stato a capo dell’ufficio di cooperazione internazionale e per 12 anni ha insegnato al corso per i Consiglieri giuridici della Difesa. È autore di diversi libri pubblicati da Mursia, Giuffrè, e supplementi monografici della “Rivista Marittima”.

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