A pelle scoperta…

«I protagonisti – si legge nella quarta di copertina – vivono in quadri della quotidianità che si svela sotto i loro occhi attraverso situazioni comuni che diventano le porte per una sensibilità a volte al limite della sopportazione». Perché ha deciso nei suoi quindici racconti d’esplorare il banale, reale, vero quotidiano anziché l’esuberante straordinario?

Nei quindici racconti ho deciso di raccontare il quotidiano perché non trovo niente di più meraviglioso del quotidiano, che è poi la vita stessa. Ho voluto scrivere di vite, di occhi e pensieri di uomini e donne che incontriamo ogni giorno, e che conservano la meraviglia di ogni ora vissuta.

L’intimità dei suoi personaggi è disvelata, prevalentemente, attraverso i sensi di vista ed olfatto. La sensibilità è un ingresso per illuminare emozioni, paure, passioni. Si può asserire che il suo fine sia uno scandaglio nei meandri della psiche umana mediante un canale squisitamente corporeo?

Il canale corporeo nei miei racconti è fondamentale. Tutto passa dal corpo e tutto viene filtrato dal e attraverso il corpo. Psiche e carne si uniscono nella complessità tipica dell’essere umano e ogni emozione e sensazione viene descritta attraverso la fisicità. 

Lei enfatizza la difficoltà del tessere relazioni umane, perennemente ondivaghe, barcollanti, precarie, quasi insostenibili; tuttavia esse risultano pregne di significato perché avulse da qualsivoglia categoria predeterminata. Perché ha palesemente evidenziato l’esclusione di un intento morale?

Ho volutamente escluso la morale perché non mi interessava trovare o svelare una morale all’interno di gesti quotidiani. Ho preferito sospendere il giudizio perché non credo molto in una figura di scrittrice giudicante o senziente. Nessuno può essere in grado di stabilire con esattezza come reagirebbe in determinate situazioni. Ho dato spazio ai sensi, all’importanza di una pelle scoperta, libera.

Lei si esprime nella dimensione del racconto, il suo mondo interiore si estrinseca in una costellazione di racconti: ciascun testo, per quanto in sé concluso va visto in collegamento unitario con gli altri appartenenti alla stessa raccolta. E’ possibile rintracciare un fil rouge?

Ci sono molti fili che uniscono i quindici racconti. Il corpo e i sensi, come
dicevo. Ci sono anche le descrizioni di provincia italiana, molti colori che ritornano. Poi credo che ogni lettore possa ritrovare il filo della matassa che gli sta più a cuore. 

«La verità non si può descrivere, solo inventare» scrive Max Frisch nelle sue lezioni di letteratura. Quanto la sua narrazione risponde a siffatto parere?

Credo che la verità sia importante da descrivere. In questa narrazione ho inventato dei personaggi, ma le azioni sono vere, i luoghi sono veri, le reazioni del corpo sono vere. La mia è scrittura di osservazione e come tale, vera. 

Francesca Piovesan nasce in un primo luglio troppo caldo per tutti nel 1982. Vive in provincia di Venezia, a pochi chilometri dal mare. Ha pubblicato racconti su Cadillac e Ammatula. Crede nelle cose piccole e nelle parole.

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