Erotismo Eversione Merce

Prima di entrare in argomento, nelle questioni che Giusy Capone pone all’interno delle sue domande, mi permetto di dire alcune cose. La prima innanzitutto ci riguarda da vicino ed è la condizione in cui tutti noi, ma dovrei dire la quasi intera umanità sta vivendo da qualche settimana a questa parte per come è assediata dal Covid – 19, questo virus che ci fa autoescludere  dal consesso umano e relega in casa, adottando un distanziamento  dagli affetti, dagli amici, dal rapporto con l’altro, che violenta i nostri comportamenti sociali, di fatto necessitanti  di una radicale “riforma” al pari di altre questioni diventate in questi anni cruciali. A partire dall’insostenibilità climatica dovuta ad uno sfruttamento scriteriato, ma dovrei dire diabolicamente pianificato da un capitalismo capace di mutare d’abito e adattarsi proprio a quei comportamenti che dovremmo cambiare. In ciò molto simile al “coronavirus”. Non mi dilungo, la letteratura in materia è imponente e ripartire da un testo come la Laudato si di Papà Francesco potrebbe essere esercizio di utile riflessione e non solo filosofica. Tornando al punto che ha motivato le domande intorno alla riedizione, meglio alla nuova edizione di un libro di culto come Erotismo Eversione Merce, originato da un convegno altrettanto leggendario per qualità di relatori e interventi tenuti, organizzato da Vittorio Boarini, e da me curato con una sezione dedicata all’oggi per Mimesis Edizioni sul finire dello scorso anno, mi pare proprio per le premesse succitate sia all’improvviso invecchiato. Non che non abbia più senso. Anzi, d’un tratto e per la sua stessa odierna struttura, doppiamente viene a storicizzarsi, per l’appunto anche nelle parti “nuove” riferite ad un presente che non è più lo stesso, precipitato inconsapevolmente in una fiction, cui nessuno avrebbe voluto essere nel cast. Detto questo e mi scuso con i lettori di seguito tento di rispondere alle domande.

Nel dicembre 1973, per la Commissione Cinema del Comune di Bologna e la Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme, Vittorio Boarini, allora direttore della Cineteca di Bologna, e Pietro Bonfiglioli, critico di arte, letteratura e cinema, curarono un convegno che avrebbe avuto un ruolo storico nella vita culturale della città e che si intitolava Erotismo, eversione, merce. Lei è tornato sul luogo del delitto a distanza di 45 anni. Qual è l’attuale chiave di lettura politico-filosofica da adottare?

Erano anni che giravo intorno a questo libro, vuoi per la presenza di Pasolini cui ho dedicato molte delle mie imprese organizzative e critiche, vuoi per la indisponibilità di avere sul mercato un prodotto editoriale tra i migliori realizzati nella prima metà degli anni ’70, peraltro originato da un festival rassegna e da un convegno. Quindi derivato da un percorso di riflessione stratificato che consegnò ai lettori tutta una serie di ipotesi che messe a verifica del tempo hanno resistito a lungo. Pur nella biforcazione oggi un po’ semanticamente consunta delle filosofie freudomarxiste che inseriva l’erotismo, attraverso il convitato di pietra Lacan, e più in generale i comportamenti sessuali, liberati dalle catene conformistiche di una società che voleva stare al passo con il suo tempo e battere la grancassa delle novità degli anni 60, rispetto sia al nascente consumismo (la mutazione antropologica preconizzata da Pasolini negli anni del boom si portava a compimento proprio in quei primi anni 70 con le conseguenze conosciute) sia ad una ribellione che passava attraverso i cosiddetti guilty pleasures rappresentati anche dallo spettacolo cinematografico. In tal senso ho inteso incorniciare il libro originale in una macchina curatoriale che ha previsto un opening affidato al dialogo tra vecchio e nuovo curatore e una conclusione espansa al commento critico filtrato attraverso le biografie dei nuovi convenuti ed invitati, registi teatrali, cinematografici, filosofi, strettamente critici, e da una postfazione del sottoscritto che poteva essere ribaltata in una vera e propria nuova introduzione. 

Félix Guattari, Ado Kyrou, Fernanda Pivano, Gianni Scalia, Elémire Zolla e Pier Paolo Pasolini tra gli intervenuti ad esemplificare i termini di un dibattito di non scarse suggestioni anche circa la censura. Oggi, la rappresentabilità e la rappresentazione del sesso sono divenute un obbligo?

Uno degli equivoci per chi legge il libro, non tutti gli interventi sono facili da capire, alcuni presentano delle oscurità legate sia alle sensibilità dei relatori sia allo spirito del tempo, che non ho inteso sciogliere, e nel caso specifico individuate evocando la censura con l’identificazione tra sesso e pornografia (a tutti i livelli di fruizione e vendita, dalle riviste ai film che allora andavano ad occupare le sale, qualcuno anche con pretesa e a ragione di autorialita’, il Bertolucci di Ultimo tango e ancora il Pasolini del Decameron e della progettata e ancora allora non realizzata del tutto Trilogia della Vita) a loro volta sommata alla censura. Quando le cose sono molto differenti, ma nell’equivoco sono caduti anche i commentatori di oggi. Purtroppo è difficile scardinare l’idea di sesso con il proibito,lo sconveniente, lo scandalo e la devianza e dunque la censura che va applicata a tutta una serie di prodotti che commercializzati diventano pornografia. Anche se il termine nella contemporaneità ha avuto uno sdoganamento che l’ha portato ad essere accoppiato ad altri sostantivi.

Erano gli anni di film quali Trans-Europ- Express (1966) di Robbe-Grillet,

L’armata a cavallo (1966) di Jancsò, Storia segreta del dopoguerra (1970) di

Oshima, Trash (1970) di Morrissey, I diavoli (1971) di Ken Russell, Il Decameron (1971) e I racconti di Canterbury (1972) di Pasolini, Arancia meccanica (1971) di Kubrick, Ultimo tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci, La grande abbuffata (1973) di Ferreri e di molti altri. Pellicole che trasgredivano le consuetudini moralistiche e duellavano con i codici della censura. L’Eros, come scrivevano Boarini e Bonfiglioli, «non è un tema tra gli altri, ma la stessa coscienza erotica dell’immagine cinematografica come sensibilità e corporeità». La digitalizzazione come ha cambiato la fruizione del porno e del cinema erotico, probabilmente materie collegate?

Qui, il discorso si amplia a dismisura. La digitalizzazione ha nei fatti mutato e non ancora del tutto venuto alla luce e che questo distanziamento sociale non lo faccia, un cambio di paradigma nei rapporti sessuali. Accadrà una completa smaterializzazione nella relazione con l’altro, portando a compimento l’autoreferenzialita’ propagandata dai porno social web? Il cinema propriamente erotico ritengo sia defunto e in modo postumo sopravvive tra i collezionisti di memorabilia (affiche, fotobuste, frammenti di pellicola censurati o per meglio dire “rubati” nelle cabine di proiezione e i più tardi vs e DVD), ma anche qui tutto questo materiale erotico col progredire degli anni diventa mercato pornografico in cui l’autoreferenzialita’ è ancora analogica e legata al corpo e all’eventuale scambio. La sala con i suoi riti e miti restava a dettare le regole d’ingaggio. Dopotutto.

La “teoria dell’Eros” ha ritratto una manifestazione di lacerazione critica dell’identità di sesso e merce. Erano gli anni ’70. Si fotografava una sensibilità contrapposta ai valori sociali e morali dell’epoca. I nostri giorni fanno i conti con una libertà sessuale concessa, pertanto usata, usurata, abusata. Siamo diventati nevroticamente erotomani?

O forse lo siamo sempre stati? La letteratura non nasconde nulla, la psicanalisi ha ridotto a quotidiano pulsioni prima lasciate alla fantasia. Tuttavia, l’innesco brutale e violento è nella retorica della battaglia dei sessi. Anche negli incontri di presentazione del libro purtroppo s’identifica l’erotico con la visione di una donna, possibilmente nuda o in pose lascive. Ciò porta direttamente all’oggettivazione sessuale del corpo femminile, il passo per il metoo è breve. Ho rigettato subito tale posizione, sbagliata, perché la contemporaneità ha evidenziato, anche grazie a modelli pubblicitari, nel bene o nel male, come la fluidità dei sessi può essere un valore aggiunto nella comprensione del se’ e nella relazione con l’altro. Una simmetria amorosa non sarà mai possibile, l’amore è per definizione asimmetrico. Ma una relazione sessuale deve necessariamente simmetrica nell’uguaglianza del rapporto. 

Le scelte estetiche sono soventemente scelte sociali, sostenne Pasolini. Lo spazio espressivo si è allargato fino alla rappresentazione di corpi nudi ed amplessi espliciti. Qual è stata l’evoluzione del comune senso del pudore in special modo della società borghese italiana?

Ieri avrei risposto in un modo. Oggi credo che anche il concetto di borghesia verrà a cadere e con essa anche tutto un pensiero che quando non illuminato ha portato guasti enormi. 

Fabio Francione scrive di cinema, teatro, musica per “il Manifesto”. Tra i suoi ultimi libri, l’uscita in edizione francese de La mia magnifica ossessione di Bernardo Bertolucci (2015), la curatela della nuova edizione di Volgar’eloquio di Pier Paolo Pasolini (2015); Pasolini sconosciuto (n.e. con supplementi, 2015) e Giovanni Testori. Lo scandalo del cuore (2016). Ha curato la nuova edizione delle cronache teatrali di Antonio Gramsci. Il teatro lancia bombe nei cervelli (2017). Nel 2019 ha pubblicato Paolo Grassi. Senza un pazzo come me, immodestamente un poeta dell’organizzazione e Gillo Pontecorvo. Il sole sorge ancora. Tra politica giornalismo e cinema.

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