57 risposte efficaci alla più inopportuna delle domande da fare a una donna: «…E tu perché non hai figli?». Manuale di autodifesa verbale per non-mamme

«…E tu perché non hai figli?» E’ ancora posta siffatta domanda? Qual è il supposto, ipotetico, immaginifico motivo addotto, generalmente, da chi circonda una donna?

Sì, ahimé è proprio così.

La maternità, – anche se a me piace più parlare di genitorialità – per molte persone è ancora vista come un passaggio obbligato nella vita di una donna, al punto da guardare con sospetto chi si vicina ai quarant’anni senza aver concepito o senza preoccuparsi di farlo al più presto.

Il motivo di questo stupore indagatorio non glielo saprei dire. Credo un misto di curiosità e invadenza e la volontà di incasellare ed etichettare chi ai loro occhi appare non conforme al corrente standard.

Il suo è un formidabile ed esilarante campionario di risposte. Da dove ha attinto notizie ed elementi per compilare tanto riccamente un prontuario straordinario altresì spassoso?

La ringrazio per il suo apprezzamento! Mi fa immensamente piacere che lei abbia gradito. Ho attinto solo ed unicamente a me stessa. Anzi no, un paio di risposte sono state suggerite da donne e ragazze conosciute su un social network. Ma sì, tutte le altre sono mie. Erano mesi che pensavo a queste buffe risposte, che spiazzassero l’interlocutore invadente, risposte strampalate o totalmente ovvie, risposte no-sense o ricolme di sagace egoismo. Era diventato una specie di passatempo giocoso finché quest’estate non mi si è accesa la lampadina: perché non accompagnare le risposte con delle illustrazioni? E cosi ho scritto un annuncio sempre sullo stesso social network, mi ha scritto una ragazza interessata al progetto ed è  stato cosi che ho ingaggiato Michela Alice! In pochissime settimane la bozza era diventata un vero progetto, che ho presentato a una casa editrice con cui avevo già collaborato: Antipodes, di Palermo.

L’editrice, Vanessa Russo, ne è rimasta entusiasta, mi ha suggerito per la prefazione di coinvolgere una persona che desse la giusta chiave di lettura al progetto – considerato l’argomento delicato – così ho chiesto aiuto ad un’autrice di un’altra casa editrice con cui avevo pubblicato, nonché dottoressa in psicologia: Vanessa Costa. Anche lei è stata felicissima di collaborare.

Di lì a un mese il libro era pronto.

Dove risiede la differenza tra comicità maschile e femminile, immaginando che possegga un genere e considerando che il suo manifesto a difesa della legittimità delle proprie scelta sia redatto da una prospettiva squisitamente muliebre?

Non c’è differenza, ma è innegabile quanto sia molto più giudicata e additata la donna che non abbia avuto figli, rispetto all’uomo. E anche in questo ultimo caso, si sente spesso dire “non avrà trovato la donna giusta!”. Dunque alla fine è sempre “colpa” di noi donne. Ci tengo a precisare che il mio libro non è il manifesto della non maternità, né della libera scelta (che comunque stra-appoggio). Il mio libro vuole soltanto sottolineare quanto una domanda, neanche troppo apparentemente innocente, in realtà innocente non è, il mio libro vuole invitare le persone a comprendere l’importanza della sfera privata, sceglie l’ironia per rispondere a una domanda che può essere anche estremamente violenta per tutte quelle donne che un figlio lo vorrebbero ma non riescono a diventare madri o lo hanno perso. Sia che non si vogliano figli, sia che non si riescano ad avere, chiedere il perché non si abbiano, rinnova ogni volta un fastidio o un dolore.

La disistima che avvilisce le donne e le rende oggetto di stereotipi e clichè ha ragioni culturali e dove ha condotto?

Non credo abbia ragioni culturali dal momento che attecchisce anche in paesi, società, ambienti di una certa levatura e cultura, magari a tutta prima non sembra, ma in realtà è proprio così. Credo che l’unico modo per combattere questi ed altri cliché sia parlarne, organizzare dibattiti, dare spazio e insistere su questa ed altre tematiche per una visione globale della vita umana più ampia e moderna.

Il suo Manuale di autodifesa verbale per non-mamme è corredato dai disegni di Michela Alice. Quanto il messaggio verbale è potenziato ed amplificato dal disegno?

Come ho spiegato prima ho fortemente voluto che ci fossero immagini a corredo di ogni risposta, proprio perché sono dell’avviso che un disegno – come anche una foto – abbia un impatto visivo più forte ed efficace.

Quando Michela mi ha inviato la bozza dell’ipotetica protagonista le ho solo chiesto di accorciare un poco i capelli e vestirla con abiti più ordinari, ma per il resto era perfetta e a giudicare dalle vendite devo constatare che non sono l’unica a pensarlo!

Anna Pasquini, dopo aver studiato Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza ha vissuto negli Stati Uniti e in Giappone, ha fatto diverse esperienze lavorative in vari settori e a contatto col pubblico, traendo interessanti spunti per i suoi racconti. Ha pubblicato tre raccolte di racconti (“Quando andavo in bicicletta”, 2018, Akkuaria Edizioni; “Fotografie scomposte”, 2018, Antipodes Edizioni; “Misticanza”, 2019, PAV Edizioni) e un racconto lungo (“Chissà se al Liga fischiarono le orecchie”, 2019, Argento Vivo Edizioni). Tra il 2017 e il 2020 ha collezionato più di 50 premi letterari Nazionali e Internazionali. Collabora come redattrice volontaria con il portale Alessandria Today di P.C. Lava.

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