Alba che non so

Alba che non so”: su quali temi si innesta la sua riflessione?

Quando inizio a scrivere non ho mai in mente un tema ben chiaro, semmai prende forma solo dopo, quando una raccolta poetica inizia ad essere un corpo, ad avere una fisionomia. Mi lascio prendere, piuttosto, dalla scossa emozionale che si presenta in crescendo e che non posso gestire se non scrivendo. Da quel momento, l’impasto di mano, cuore e mente mi conducono su un cammino, mi portano ad una riflessione che è sempre abitata dalla vita stessa, dal quotidiano e anche da tutto ciò che può sembrare in apparenza banale. In “Alba che non so” ho cercato di esplorare il tema della mancanza esistenziale, quanto mai attuale in questo tempo di smarrimento e di solitudine. Cercando di interrogare luzianamente il mio cuore: Di che è mancanza questa mancanza,/cuore,/che a un tratto ne sei pieno? /Di che?e di non fermarmi in superficie, ma di andare a fondo, come dice bene David Lynch parlando dell’inconscio: “i pesci grandi si pescano solo andando nel profondo del mare”. E dunque il cuore manca, è mancante di qualcosa e si domanda di che cosa, in un mondo sempre più connesso virtualmente e che soffoca. Come scrivo nella introduzione al libro, la mancanza non è un “meno”, ma un “più” che accresce il desiderio di cercare l’altro e di relazionarsi con un “tu” che mi fa esistere. Lo stesso desiderio che muove la ricerca del vero, per me la soluzione al vuoto. E quel “tu mi sei mancato” non è che la costante presenza dell’altro.

In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?

Direi di essere in costante dialogo con me stessa, guai se non lo facessi. È una condizione necessaria che prelude la relazione con gli altri, anche se la mia inquietudine mi porta ad essere in eterna conflittualità interiore, a tendere sempre verso un qualcosa di sfuggente e in questo caso, la poesia mi ha salvata. E dunque, ci vuole coraggio per scrivere, andando incontro anche a sconvenienti e a critiche feroci. Matteo nel suo vangelo dice: “quel coraggio che non è portatore di pace, ma di spada!”. Quando la poesia smette di dialogare e di cercare l’altro, si appiattisce sulla realtà, diventa sterile virtuosismo. Una poesia che fugge il mondo, evitando di compromettersi con la vita e le sue contraddizioni, rischia di perdere la presa sull’uomo, sulle domande più urgenti e le ferite che più sanguinano. La forza poetica è quel misterioso equilibrio tra due fuochi in cui la parola è capace di irrompere la notte e di accenderla. Il poeta tende l’orecchio in un ascolto profondo con sé e con il suo tempo. Ungaretti lo dice bene ne Il porto sepolto : Vi arriva il poeta/e poi torna alla luce con i suoi canti/e li disperde.

Lei scrive versi che narrano una quotidianità quasi atemporale, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico in cui la vita si svolge.

La vita umana vive una costante condizione di anonimato?

Credo che il tempo sia un’invenzione comoda per chi non ha fantasia e immaginazione. Nulla si fa, tutto si immagina. La poesia, più di ogni altra cosa, non ha bisogno di essere inquadrata in un contesto storico, perché essa stessa è atemporale, è figlia dell’animo multiforme e volubile dell’essere umano che si è mantenuto uguale nei millenni, per questo quando leggiamo Omero, Saffo, S. Agostino, Shakespeare, o il Libro dei Morti degli antichi Egizi ci fanno emozionare, fino a dire che sono così attuali. Non credo che la vita umana sia una costante condizione di anonimato, anzi, proprio questo ci fa paura, in un momento in cui, complice la pandemia, si sente il bisogno di essere sempre connessi in diretta e sempre presenti ovunque, solo con un “batter di click”. Chiaro che il riferimento è attribuito ai social e purtroppo mi spaventa che la sindrome del “narcisista psicotico” si sia accentuata, ahimè, anche in poesia.

La sua versificazione appare sensibilmente refrattaria al rispetto ovvio ed ossequioso delle norme grammaticali, compromettendo irrimediabilmente la logica connessione lettura-comprensione. Le sue parole puntano all’incantesimo, al mistero, alla fascinazione, alla malìa? Qual è la chiave d’accesso per discriminare i suoi intenti comunicativi?

Sono cresciuta con la musica e tutte quelle pause, quei suoni, tutte quelle sospensioni ritmiche, le legature e i respiri li porto dentro, sotto pelle, nel mio orecchio interiore. Il mio linguaggio, la mia grammatica è questa. Non amo molto stare nella regola, tanto più in quella grammaticale che risulta poeticamente scorretta e contro natura, perché uccide la fluidità e il respiro del verso. La poesia non va capita, non ha una logica, è un luogo libero, sospeso, non ha recinti è un’ eu-topia, un non luogo. È essa stessa a ripudiare la regola e la forma ben strutturata, perché obbedisce all’indefinito, al non finito tanto caro a Michelangelo che ha reso immortale la sua straordinaria pietà Rondanini per quel senso di non concluso. Forse è questa la chiave di lettura, la malìa e la fascinazione della parola poetica, il tendere all’infinito.

Le sue poesie denunciano libertà di composizione. Cosa non le basta della lingua?

Della lingua mi basta tutto e vorrei andare oltre quel tutto. Ogni lingua ha la propria bellezza, unicità di cadenza, ha la propria musicalità. Ecco, direi che amo esplorare e approfondire, ancora una volta, la sonorità che è dentro una parola. Mi piace pensare che una per-sona sia stata creata per fare dei suoni, per questa straordinaria capacità che abbiamo di ascoltare e di produrre suoni. Anche quando mi avvicino allo studio di una nuova lingua, in fondo, cerco di ascoltare le sonorità di quella lingua per allenare l’orecchio a quei suoni. È questo che mi interessa più di tutto, quando scrivo poesia, il suono che ha una parola, più del suo significato. Del resto, la parola poetica deve avere una forza particolare che solo il suono insieme alla visione potrebbe dare, per essere immediata, per avere una cadenza e arrivare a toccare certe corde in chi l’ascolta o la legge. Dunque, la parola è suono unita ad una immagine. È una visione che va dall’ignoto al conosciuto, dal buio alla luce, è andare oltre, è seguire la curiosità, l’immaginazione. Credo sia una sfida che ci apre mille domande, senza alcuna risposta. Ci fa vivere nel “forse” costante, consapevoli di essere qui, in cerca di un oltre. La parola poetica ci fa andare lontano, ci affina la curiosità e la tensione, a differenza delle risposte così definite che atrofizzano la mente e l’immaginazione. La poesia diviene così la via, la strada che rappresenta quell’altrove dove noi impariamo a vivere.

Anita Piscazzi, poeta, pianista e dottore di ricerca. Si occupa di studi etnomusicologici e didattico-musicali, in questo settore ha pubblicato due monografie e numerosi saggi su riviste scientifiche sia italiane che estere. Sue sono le raccolte poetiche: Amal (Palomar, Bari 2007), Maremàje (Campanotto, Udine 2012), Alba che non so (CartaCanta, Forlì 2018), Ferma l’Ali, cd poetico-musicale (desuonatori, Lecce 2020). Sue poesie sono presenti in “Ossigeno Nascente” (Atlante dei poeti contemporanei italiani a cura del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), in diverse antologie tra cui “Umana, troppo umana” (Aragno, Torino 2016), in blog letterari e sulle piattaforme di registrazioni fonetiche dei poeti contemporanei nel mondo, come “PoetrySoundLibrary” di Londra e “Voices of Italian Poets” dell’Università di Torino. Tradotta in varie lingue e in spagnolo da Emilio Coco in Poesìa de ida y vuelta/Poesie di andata e ritorno, (Prosa Amerian Editores, Argentina 2013). In georgiano da Nunu Geladze in Quando i paesi dormono, (La vita felice, Milano 2019). Impegnata in festival letterari, poetico musicali sia in Italia che all’estero, è stata ospite al Tblisi International Festival of Literature 2019 in Georgia. È premio Isabella Morra 2017 e premio InediTO 2017. Sue poesie sono state interpretate da Lella Costa al Salone del libro di Torino nel 2017, su SanMarinoRTV e su RaiRadio3. Ha collaborato ai progetti poetico-musicali : “Alda e il soldato rock” con Eugenio Finardi e Cosimo Damiano Damato, “Ferma l’Ali” con Michel Godard e al progetto teatrale: “Miss Kilimangiaro” in Kenya per “Avis for Children” con Lidia Pentassuglia. Collabora per diverse riviste poetico-letterarie.

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