L’albero di mandarini

“Se tieni delle ferite devi guardarci dentro” si dice, “perché è là che ci trovi la bellezza.”
Piccole increspature dell’anima. Le crepe possono essere foriere di benefici interiori, quantunque le ferite?
Le ferite interiori, nella vita, sono indispensabili. I “tagli” aiutano a crescere, non si può riconoscere il bene se non si è conosciuto il male. Noi donne abbiamo dei luoghi intimi in cui nascondere lacrime e sorrisi, amori e delusioni, insomma tutto ciò che accade nell’adolescenza e che ci investe come un fiume in piena. Una volta conservati i sentimenti, si adottano gli atteggiamenti, si impara a difendersi e a relazionarsi con gli altri nella maniera giusta. Tutto si conserva per dare soluzione ai drammi intimi, che serviranno ad affrontare gli inevitabili momenti oscuri della vita di ognuna di noi. Ma anche le cose belle, naturalmente. Gemme preziose, doni della vita.
Amore, condivisione, solidarietà sono solo alcuni dei temi che affronta.
Qual è il messaggio etico che intende veicolare?
La mia scrittura tende a umanizzare, a raccontare vite di ogni genere, con le increspature che generano incertezze e disincanto. Cerco di armonizzare, di rendere empatici i personaggi che divengono reali, quindi suggeriscono soluzioni a drammi quotidiani. Sono certa che solo se si sta insieme, se si fa squadra si abbatte quel muro simbolico che è l’ignoranza, la prevaricazione, la violenza. Questo vale per le donne (delle quali mi occupo principalmente) e anche per gli uomini, quelli veri e puri, che ci affiancano nelle difficoltà quotidiane.
Il suo romanzo narra di quel laccio sentimentale inscindibile che è la famiglia.

Perché i legami familiari sono sempre così passionali, in grado, al contempo, di allontanare ed attirare, congiungere e dividere, annientare e generare?
La famiglia è la radice, questo simboleggia anche l’albero di mandarini che parte dal titolo e sarà simbolo di un legame assoluto che andrà avanti per tutta la narrazione. La famiglia non la si sceglie, per cui risulta indispensabile capire l’altro, perdonare, assolvere. Se non si vive bene in famiglia, non si vive bene nel mondo, ci sarà sempre una ferita aperta, per cui è necessario trovare un compromesso, restando saldi ai propri principi.
Il percorso della protagonista si dipana anche a ritroso nel tempo; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole impatto emozionale.
Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella texture del suo romanzo?
La memoria è importantissima, ed è altrettanto importante, per uno scrittore, che non sia sempre fedele, poiché in tal modo si ha la possibilità di reinventare una storia vera, creando personaggi che fanno da cardine ai protagonisti e rendono appassionante la lettura. La memoria Storica, è altra cosa. Deve essere fedele, sempre, magari raccontata attraverso gli occhi di chi prende parte alla narrazione, affinché il lavoro non risulti olografico e banale.

In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla scrittura?
La scrittura salva la vita, questo è risaputo, ma vero. Per quello che mi riguarda, per la solitudine che appartiene a chi scrive (solitudine necessaria per la stesura di un romanzo) il dialogo interiore è ininterrotto. Chi scrive ha una responsabilità. Le parole possono essere pericolose e la penna può e deve divenire piuma o spada, per scuotere, sensibilizzare o ammansire, rassicurare il lettore. Per fare questo, bisogna sì conoscere se stessi a fondo, avere quel conflitto che ti allarga la visione e insinua dubbi, ma conoscere anche gli altri, essere delicati e sensibili, comprendere, almeno si spera, come va il mondo.

Maria Rosaria Selo è scrittrice e sceneggiatrice di cortometraggi e documentari. Ha pubblicato: iosonodolore (Kairòs 2013), La logica del gambero (CentoAutori 2015), Le due lune e la raccolta contro il femminicidio Non una di più (Guida Editori). Con la raccolta di racconti La donna immaginaria ha vinto il premio Anna Maria Ortese.

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