L’IDOLO INFRANTO

Chi ha incastrato Maradona?

Il primo provvedimento è l’immediata sospensione dall’attività agonistica per violazione dell’articolo 32 del Codice di giustizia sportiva, «per aver prima della gara Napoli-Bari assunto cocaina, sostanza vietata dalle vigenti disposizioni in materia»

Diego Armando Maradona, idolo incontrastabile ed asso immenso, “infranto” dal controllo antidoping del 17 marzo 1991?

Sicuramente quell’avvenimento ha interrotto la sua carriera sportiva: se si eccettuano le due straordinarie partite ai Mondiali di Usa 1994, Maradona non tornerà più sui suoi livelli. Ma soprattutto quella squalifica per 15 mesi ha innescato il declino dell’uomo, che era felice soltanto su un campo di calcio con un pallone. Il gioco era il suo ossigeno e il sistema glielo ha tolto, soffocandolo. Quel giorno di primavera di oltre 30 anni fa, Maradona ha iniziato un po’ a morire.

Nel Novecento il calcio ha sconfitto i totalitarismi di Hitler e di Stalin.

Quale funzione politico-sociale-antropologica ha assunto Diego Armando Maradona?

Per gli argentini e i napoletani, è stato un simbolo, un capo carismatico. Non era il re assiso sul trono e irraggiungibile per i suoi sudditi ma era un re in mezzo ai suoi sudditi, asceso alla corona partendo dal basso. E poi era un eroe anti-sistema, capace di appoggiare Chavez e Fidel Castro, di dare del criminale di guerra a George W. Bush e capace di dire a Giovanni Paolo II, durante un’udienza privata: “Amico, vendi i tuoi tetti d’oro per sfamare i bambini poveri”. Queste caratteristiche ne hanno fatto, assieme solo a Muhammad Alì, un’icona che va al di là dello sport. Perché anche chi non ha mai visto una partita di calcio in vita sua lo conosce, perché le sue parole fanno sempre rumore.

Il 25 novembre 2020 la notizia del decesso di Maradona richiamò con veemenza l’interesse dell’opinione pubblica internazionale.

Un campione dello sport quale eroe tragico contemporaneo?

Non parlerei di eroe tragico, o almeno non negli stilemi dell’eroe tragico della tradizione ellenestica. Piuttosto un vittima, un uomo fragile che è rimasto schiacciato dal peso di dover essere Maradona, il fenomeno da circo che doveva andare in campo ogni domenica, magari con un’infiltrazione per placare il dolore alla caviglia, per azionare la macchina da soldi. Fernando Signorini, il preparatore atletico personale di Maradona, uno dei pochi veri amici che Diego ha avuto in vita sua, mi disse una cosa che non ho più dimenticato: “Con Diego sarei andato all’inferno, con Maradona non avrei bevuto neanche un caffè”.

Lei ha redatto un libro-inchiesta rigoroso.

Ha incontrato accessi aperti o muri invalicabili a testimonianza della vicenda umana, sportiva e giudiziaria di Maradona? Il calcio è un “sistema” a chiusura ermetica?

Un sistema blindato, direi. Soprattutto su quegli anni ha constatato di persona che, a oltre 30 anni dai fatti, esiste ancora un patto di omertà, un muro di silenzi, connivenze. Come le tre scimmiette, chi era vicino a Diego in quegli anni non vedeva, non sentiva, non parlava. Salvo poi, quando è morto, versare lacrime di coccodrillo in tv. Una cosa che mi ha fatto più male, da addetto ai lavori che da tanti anni vive il mondo del calcio ma anche e soprattutto da napoletano e appassionato di Maradona

Marcello, può offrirci un ricordo personale che lo lega al Pibe de Oro?

Maradona ha scandito la mia vita, prima da tifoso, poi da giornalista ora da scrittore. Dalla prima volta che è tornato nel Napoli, nel 2005, l’ho sempre seguito. Nel 2013 si tenne una conferenza stampa in una sala al centro storico. Ricordo nitidamente che dentro era un delirio, in uno spazio relativamente esiguo eravamo stipati in centinaia. Nel corso della conferenza prendo la parola e faccio una domanda a Diego, gli domanda se Messi, col tempo, potrebbe ripercorrere le sue orme. Maradona accenna un sorriso e mi risponde: “A Leo voglio bene, è un fuoriclasse. Ma io sono io. E non ci sarà nessuno come me”. In quel momento è sentito la corazza della mia professionalità vacillare, scossa dagli urti del tifoso, del maradoniano, che voleva solo alzarsi, abbracciarlo e dargli un bacio.

Marcello Altamura, napoletano, giornalista professionista, lavora da ventun anni per il quotidiano Cronache di Napoli. Autore di numerosi libri, con Ponte alle Grazieha pubblicato Il professore dei misteri (2019), inchiesta sul brigatista Giovanni Senzani, La Casta è rimasta (2019), dedicato alla persistenza di privilegi e sprechi della nostra classe politica dopo annidi «tagli» apparenti, e l’inchiesta L’idolo infranto. Chi ha incastrato Maradona? (2021).

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