L’ombra a pochi passi dalla luce…

Lei scrive un thriller, eppure il titolo rinvia ad un girasole, fiore vivido, soventemente associato alla gaiezza, alla luminosità…Ci spiega come nasce il titolo?

Il titolo non nasce a caso e vuole essere un paradosso. Il suo significato intende sottolineare il senso della vita nella sua interezza. Il girasole infatti, simbolo oltre che titolo del mio thriller, come sappiamo si volge in favore di luce. In essa ho simbolicamente identificato la verità, la coerenza, la mancanza assoluta di ambiguità. Una parte di questo fiore che insegue letteralmente i raggi del sole, è però destinata a rimanere in ombra. All’ombra del girasole, pertanto a pochi passi dalla luce, ho sviluppato la trama del mio romanzo dove non mancano tradimenti, sotterfugi e segreti. Le ombre di un passato che ritorna in modo drammatico, modificando presente e futuro dei personaggi, affondano le proprie radici in un contesto buio, dove un girasole non troverebbe la condizione primaria della sua resistenza.

Macchinazioni, intrighi, segreti, misteri, verità sapientemente celate, insabbiamenti, enigmi: sono ingredienti essenziali del thriller. Il suo romanzo in che misura diverge dal genere codificato?

In modo esponenziale, direi. Il primo aspetto da considerare è la mancanza di un assassinio iniziale, e la conseguente assenza della classica indagine che porterà alla risoluzione del caso. Tutti gli ingredienti essenziali del thriller, quindi i misteri, i segreti, le verità celate e così via, sono stati utilizzati in funzione di un evento di partenza diverso: un rapimento, concetto oltretutto reiterato. Il prologo, infatti, accenna la scomparsa di una bimba in tenera età, mentre il prosieguo porta il lettore indietro nel tempo, sviluppando la trama in una diversa direzione, che condurrà a Dakota, la bambina rapita, solo molto più avanti nel testo. Sono inoltre presenti due importanti storie d’amore, utilizzate per mettere a confronto la forza dei sentimenti con la bramosia del potere in un contesto dove avidità e interessi personali giocano un ruolo fondamentale.

Victoria, la protagonista, è alla ricerca della propria identità. Il suo percorso a ritroso nel tempo si serve di ricordi emergenti dai luoghi dell’infanzia. La sua personale indagine si serve di flashback angoscianti che compongono un puzzle di notevole suspense. Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella sua produzione?

La nostra mente è una macchina perfetta, capace di archiviare quantità inimmaginabili di dati e di conservarle nel tempo. Il mio romanzo attribuisce grande valore alla “memoria” anche se il mio personaggio principale, Victoria, arriva ad essa attraverso qualcosa che può essere interpretato sia come un dono che come una condanna. Victoria possiede infatti una diversa sensibilità, una capacità di percezione superiore alla norma, che in determinate circostanze le mostra immagini di un passato che non le è appartenuto direttamente ma che la riguarda molto da vicino. Dopo una prima reazione di paura e sconcerto, Victoria accoglierà se stessa in un viaggio temporale parallelo che la condurrà lentamente, e con non pochi colpi di scena, verso una verità scottante. La “memoria” è un concetto richiamato più volte nel mio romanzo. Sono presenti diversi spostamenti lungo la linea del tempo. Conosceremo Victoria ragazzina e la guarderemo diventare donna mentre incontreremo William Sean, il presidente degli Stati Uniti, come uomo adulto, per poi tornare indietro con uno spostamento temporale di oltre vent’anni, che ci permetterà di conoscere la sua età della passione, e la sua giovinezza.

La sua scrittura pare rinviare al linguaggio delle serie TV. Quanto risponde ad una sua precisa volontà la contaminazione dei linguaggi?

Nessuna volontà in questo senso, è stato del tutto casuale. Lo attribuisco alla notevole quantità di dialoghi presenti nel mio romanzo che ritengo essere una caratteristica spontanea del mio modo di scrivere.

Lei è un’esordiente italiana che pubblica per una casa editrice italiana. Ha incontrato difficoltà ad affermare la sua idea di letteratura gialla?

Assolutamente no, anzi è vero il contrario. La Casa Editrice che mi pubblica identifica nel “giallo” la punta di diamante del suo catalogo, ne ha dichiarata predilezione e questo mi ha facilitata. I dati statistici dicono che il thriller italiano è gradito e in crescita e questo mi fa sperare di poter vedere, un giorno, uno dei miei romanzi tra quelli più apprezzati.

Simona Bosco nasce nel 1971 a Gallarate, in provincia di Varese. Ha due figli e nel tempo libero ama dividersi tra famiglia, scrittura, sport, lettura e fotografia. La passione per la scrittura la accompagna fin dalla prima adolescenza. L’Ombra del Girasole è il suo primo romanzo per Leone Editore, a marzo 2020 verrà pubblicato il suo secondo thriller, L’Eco del Passato.

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