Terrapiena

Italo Orlando: chiamano così chi giunge in una baraccopoli siciliana, sulla scia di una «specie di leggenda» la quale «narrava del figlio di un avvocato Orlando […], che era impazzito e aveva cominciato a girare per la Sicilia a piedi scalzi portando fortuna a chi se lo prendeva in casa».

Quanto Italo somiglia al Dioniso euripideo nell’aspetto, nelle intenzioni, nel vigore ctonio ed insondabile?

Italo è ctonio e contemporaneamente aereo, di Dioniso ha la capacità di sconvolgere, ma non la furia. È più contenuto, è un dio minore, un dio del cambiamento. Nell’aspetto ricorda un po’ Tagete, un dio etrusco normatore, bambino e vecchio al tempo stesso, nato o comparso da una zolla. Quello che è certo, è che Italo arriva chiamato da chi ha bisogno di cambiamento, ma i suoi doni non riescono mai quelli che uno vorrebbe.

«Se avessi avuto una pecora o un cane sarei corso dietro alla pecora e al cane; per come ero fatto, tutta la vita dovevo correre dietro a qualcuno, ma poiché non avevo né pecora né cane, la pecora e il cane ero io». Queste parole sono pronunciate dal narratore della storia, un ragazzino introverso, scontroso, inquieto e disubbidiente. Quali tratti assume l’adolescenza nella ricerca di coordinate, d’interpretazioni univoche della realtà, di superamento delle contraddizioni?

Per me infanzia e adolescenza, e Ciccio è al confine tra le due, sono tempi filosofici, tocca smontare il mondo, capirlo per trovare il nostro spazio in quel sistema. Poco prima dell’adolescenza si fanno spazio i desideri nuovi: la sete di qualcosa che non era cibo. Che ti portano e rimettere in questione le soluzioni che ti eri immaginato durante l’infanzia. Allora si cerca nel mondo fuori dalla famiglia, una leva, qualcuno che ti aiuti a venirne a capo. Perciò Ciccio ha bisogno di qualcuno da seguire, per non restare là.

Nella sua esistenza allo sbando Ciccio reperisce una seconda casa in una comune di anarchici, comunisti e hippie che dimora all’interno della baraccopoli.

La lotta politica, l’adesione ad una causa: i nostri tempi possono ospitare, a suo avviso, siffatti propositi di cambiamento sociale?

Nessun tempo può farne a meno, la sete di cambiamento e di riscatto è una sete umana. Adesso viene fuori in forme diverse e potentissime, vediamo quello che sta succedendo negli Stati Uniti con Black lives matter. Quando emergono i movimenti sono dirompenti, incontrollabili, non sono mai come li vorremmo, ma di quello si tratta, del bisogno di una vita migliore. Dobbiamo imparare a riconoscerle anche quando non somigliano a quelle che abbiamo conosciuto nel passato, osservarle, sostenerle quando serve, criticarle quando è necessario.

«L’urina calda mi ricadde sulle cosce e mi confortò».

Quali ragioni l’hanno spinta alla celebrazione sensoria e della fisicità?

Quando si scrive, per me, si scrive del corpo, nel corpo. Si suscita nel lettore il mondo intimo dei personaggi, che è fatto di pensieri, di odori, di sensazioni tattili. Così vivo il mondo, come penso tutti, e così mi piace raccontarlo. Sensoriale per me non è altro che “vivo”.

Tragedia, favola, realismo magico, poesia bucolica. Quanto ha attinto ai generi codificati dalla letteratura classica ed in che misura il suo romanzo ne diverge?

Mi piace molto giocare con i generi, metterli in relazione, farli scontrare, ma in fin dei conti questo è quello che la letteratura fa da sempre, in ogni forma o pluralità di forme cerca di raccontare come meglio può l’umano. Terrapiena prova ad essere un romanzo al tempo stesso di una voce estremamente individuata ma al tempo stesso di una pluralità di esperienze, è un racconto degli anni Settenta che così sono stati, anni di straordinaria mobilità sociale, di incontri, di cambiamenti, di reazioni durissime di sistemi di potere che si sono sentiti strattonati, anni che hanno fruttificato negli anni successivi e continuano a fruttificare.

Carola Susani esordisce con il romanzo Il libro di Teresa vincendo il Premio Bagutta nella “Sezione Opera Prima”. Tra i suoi libri, La terra dei dinosauri, Il licantropo, Eravamo bambini abbastanza. Redattrice di “Nuovi argomenti”. Ha collaborato a “Perap” Palermo, “Lo Straniero”, “Gli asini”, “Accattone-cronache romane”, “Gli altri”, “Osservatore romano”, “Donne chiesa mondo”. Ha pubblicato: Il libro di Teresa, Firenze, Giunti, 1995; Pecore vive, Roma, Minimum Fax, 2006; La terra dei dinosauri, Milano, Feltrinelli, 1998; Rospo, Roma, Gaffi, 2005; Mamma o non mamma con Elena Stancanelli Milano, Feltrinelli, 2009; Eravamo bambini abbastanza, Roma, Minimum Fax, 2012; La prima vita di Italo Orlando, Roma, Minimum Fax, 2018; Terrapiena, Roma, Minimum Fax, 2020; Il licantropo, Milano, Feltrinelli, 2002; Cola Pesce, Milano, Feltrinelli, 2004; L’infanzia è un terremoto, Roma, Laterza, 2008; Miti Romani, Roma, La Nuova Frontiera, 2013; Susan la piratessa, Roma-Bari, Laterza, 2014; I Grandi personaggi di Roma, Roma, Lozzi, 2016; Un segreto a scuola, Milano, Mondadori, 2019; Elsa Morante, Tra storia e sortilegi, La Nuova Frontiera, 2020. Ha vinto: Premio Bagutta: 1996 vincitrice nella sezione “Sezione Opera Prima”; Premio Strega: finalista (dozzina) con Pecore vive 2007; Premio Lo Straniero: 2012 vincitrice con Eravamo bambini abbastanza.

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