“Per la lingua vale quello che nella moda si chiama dress code”

La lingua possiede una sua dimensione affettiva? Può tangere il luogo più recondito della nostra anima e colloquiare con il nostro inconscio?

La lingua è capace di dominare qualsiasi dimensione, da quella affettiva a quella intellettuale, da quella pratica a quella spirituale. Non è la lingua che entra in dialogo con la nostra interiorità, direi, ma è il mezzo attraverso cui ciò che pensiamo, o sentiamo, prende forma per essere comunicato. Il problema, al di là di cosa effettivamente siamo capaci di elaborare, è come elaborarlo, come riempire tale forma: la ricerca della pertinenza e dell’esattezza nell’espressione del pensiero, sia che parliamo sia che scriviamo.

Antonio Gramsci scriveva che “ogni volta che affiora, in un modo o nell’altro, la quistione della lingua, significa che si sta imponendo una serie di altri problemi: la formazione e l’allargamento della classe dirigente, la necessità di stabilire rapporti più intimi e sicuri tra i gruppi dirigenti e la massa popolare-nazionale…” Reputa che tale questione sia a tutt’oggi aperta?

Ad oggi, non è in atto nessun dibattito sulla lingua, quindi non siamo – così ritengo – in uno di quei momenti così frequenti nella storia della lingua italiana di accesa discussione linguistica (quello che prende il nome, appunto, di questione della lingua). Ciò non toglie che come dice Gramsci il tema politico e quello linguistico sono strettamente interconnessi. La lingua non è un corpo aereo indipendente dalla società in cui si trova ad essere usata, al contrario subisce qualsiasi tipo di influsso e ne esce di conseguenza modificata, sul lungo ma anche sul medio periodo. Oggi, oltre a effettive evoluzioni politiche in atto, in specie nel rapporto tra classe dirigente e “popolo”, mi pare che il punto più importante per l’italiano e il suo futuro prossimo riguardi l’influenza dei mass media e una progressiva erosione delle distanze tra italiano scritto e parlato.

Le questioni linguistiche trascinano, smuovono le folle sui social e coinvolgono i media, spesso suscitando sdegni e querelle. Ne consegue che la grammatica riguarda tutti: come assumere posizioni sensate tra strafalcioni e regole?

Come di fronte a qualsiasi branca del sapere, occorre, semplicemente, studiare e fare riferimento a testi, grammatiche e anche a docenti o esperti che conoscono la materia, e non affidarsi alle proprie “sensazioni” o a conoscenze vecchie magari di lustri che si credono solide. È bello che le discussioni linguistiche siano così diffuse e accese, ma non bisogna cadere nell’inganno per cui, per il semplice fatto che tutti noi usiamo ogni giorno la lingua, allora siamo convinti di conoscerne alla perfezione il funzionamento o la storia. Il fatto che io usi tutti i giorni la macchina non fa di me un meccanico.

Leggendo, ascoltando si ha l’impressione di un atteggiamento verso l’italiano quasi di pigrizia o timore, il che comporta un uso monco e parziale della lingua. Può individuarne le motivazioni?

In realtà, proprio per quello che ho appena detto, il timore rispetto alla lingua, tanto più quella scritta che tutti i giorni chiunque può praticare sui social (una rivoluzione assoluta nella storia della scrittura), è venuto decisamente meno rispetto al passato, quando i meno attrezzati culturalmente erano intimoriti davanti alla pagina bianca o quando si dovevano rivolgere a qualcuno di socialmente più “elevato”. Altra cosa è la pigrizia, la sciatteria, la mancanza di letture e di specifiche competenze di comprensione testuale, che ci portano a “parlare male” (parlare e scrivere male), a usare un vocabolario limitato e basico o pieno di luoghi comuni, a correlare in modo inadeguato le parti del discorso. Il che significa, alla fine, comunicare male, perché il pensiero viene articolato superficialmente.

Tullio De Mauro ha asserito “La lingua è una cassetta degli attrezzi.” Può commentare siffatta osservazione?

In effetti la lingua è uno strumento, uno strumento formidabile grazie al quale noi, letteralmente, “costruiamo”, “facciamo” cose con le parole (per citare il titolo di un celebre volume). In questa cassetta abbiamo tanti attrezzi, ognuno adatto a un còmpito e a una situazione: bisogna imparare a scegliere quello giusto al momento giusto. Per parlare a un esame userò la lingua in un modo e quando invece sono al bar con gli amici potrò farlo in un altro, meno formale e meno controllato. L’importante è esserne coscienti, sempre. Per usare una metafora diversa, per la lingua vale quello che nella moda si chiama dress code, e che riguarda cioè le occasioni d’uso: come non andrò in tuta e ciabatte a un matrimonio, così se parlassi a un convegno davanti al Presidente della Repubblica non parlerei come parlo a mia mamma. Quello che ho detto riguarda i registri d’uso. Poi ovviamente usare bene gli strumenti nella cassetta della lingua significa molte altre cose, ma soprattutto, direi, sfruttare la complessità del vocabolario e della sintassi per esprimere concetti profondi e articolati e più esatti.

Mirko Volpi è laureato in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Pavia, ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Filologia moderna (XVII ciclo), presso l’Università degli Studi di Pavia, è ricercatore presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha scritto: «Sua maestà è una pornografia!». Italiano popolare, giornalismo e lingua della politica tra la Grande Guerra e il referendum del 1946, Padova, Libreriauniversitaria.it, 2014 (“Storie e linguaggi”). Giovanni Maria Bussedi, Diario. 1864-1869, edizione e commento storico e linguistico a cura di Mirko Volpi, Milano, Cisalpino, 2013 (“Fonti e studi per la storia dell’Università di Pavia”). «Per manifestare polida parladura». La lingua del Commento lanèo alla ‘Commedia’ nel ms. Riccardiano-Braidense, Roma, Salerno Editrice, 2010 (“Quaderni della Rivista di Studi Danteschi”). Iacomo della Lana, Commento alla ‘Commedia’, a cura di Mirko Volpi, con la collaborazione di Arianna Terzi, Roma, Salerno Editrice, 2009, 4 tomi (“Edizione Nazionale dei Commenti Danteschi”). “Quel ramo del lago…” Le vie del Lario e del Verbano nel Romanticismo lombardo e oltre, Milano, Centro Nazionale Studi Manzoniani, 2006. Numerose le curatele, gli articoli ed i contributi in opere collettive.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...