Fibula. Confidenze di un oggetto parlante. Edipuglia edizioni

Cos’è la Fibula Prenestina?

È una spilla in oro famosa perché reca incisa quella che viene generalmente considerata la più antica iscrizione latina.

Fibula è un oggetto loquens in un romanzo storico davvero riccamente documentato in cui agiscono, sullo sfondo di una Roma cosmopolita, intellettuali, collezionisti, archeologi, antiquari, orafi e falsari. Ebbene, per quale ragione ha fatto sì che proprio Fibula ci parlasse, posto che essa in prima persona ci rivela, in latino arcaico, che Manio la fece per Numasio?

Sì, la fibula è un oggetto parlante e lo è appunto a partire dalle parole della sua iscrizione da cui ci parla in prima persona. Gli oggetti “parlanti” erano molto diffusi in età arcaica e ci sono vari esempi di iscrizioni di questo tipo sia in latino sia in etrusco, in particolare su materiali ceramici. Quando ho cominciato a pensare di scrivere questo romanzo avevo difficoltà a capire quale potesse essere il punto di vista del narratore. Premetto che si tratta di un romanzo e non di un saggio inchiesta sulla Fibula Prenestina e non mi sembrava neanche il caso di andarmi a nascondere dietro la figura di un detective archeologo. Non avevo ancora iniziato a scrivere quando mi sono imbattuto in un testo sugli tsukumogami, le anime degli oggetti nella tradizione giapponese. Si ritiene che dopo cento anni di vita ogni oggetto assuma una propria coscienza critica e possa essere capace di ricordare le sue vicende. Ho subito pensato che la fibula, avendo già il dono della parola, potesse essere un perfetto tsukumogami e diventare lei stessa, oltre che la protagonista, anche l’io narrante del romanzo.

Nel gennaio del 1887 un archeologo tedesco, Wolfgang Helbig, la presentò alla comunità scientifica. Quali furono le reazioni del mondo accademico?

La Fibula Prenestina venne generalmente considerata autentica tant’è che qualche anno dopo fu inserita da Theodor Mommsen nel Corpus Inscriptionum Latinarum. Ma fin da subito non mancò qualche voce di dissenso in particolare quella del linguista Giacomo Lignana, che in passato era stato un grande amico di Wolfgang Helbig. Nello stesso numero della rivista dove la fibula venne pubblicata scrisse una nota dove asseriva che l’iscrizione poteva essere “una dotta, ma recente, molto recente combinazione fatta secondo i risultati degli ultimi studi della grammatica storica del latino”.

Margherita Guarducci è stata la più ostinata sostenitrice della falsità della fibula. Quali ragioni ha addotto a sostegno della sua tesi?

Margherita Guarducci è una dei protagonisti del romanzo, che riporta le vicende della fibula nel XX secolo, mentre gran parte della narrazione si svolge negli ultimi due decenni dell’Ottocento. Lei cominciò ad occuparsi della fibula negli anni Settanta dopo essere andata in pensione, disse che le sue ricerche si mossero a partire da un ricordo di giovinezza. Nel 1926 un professore di paleontologia, Giovanni Pinza, riferì a lei e ad altri studenti che l’orafo e antiquario Augusto Castellani gli avrebbe confidato di conoscere l’artigiano che negli anni Ottanta dell’Ottocento aveva forgiato la fibula.

Gli argomenti addotti da Margherita Guarducci furono moltissimi ma alcuni di essi sono scarsamente fondati. In particolare l’iscrizione rivela particolarità linguistiche che nel 1887 non potevano conoscersi e che vennero confermate soltanto dopo da successivi rinvenimenti epigrafici. L’analisi di Margherita Guarducci ha evidenziato comunque probabili indizi di contraffazione, come per esempio l’utilizzo di un acido per danneggiare le superfici della fibula, forse nel tentativo di simularne un invecchiamento. Ma quello che ha spinto Margherita Guarducci a compiere una vera e propria crociata contro l’autenticità è stato soprattutto il contesto, per lei moralmente disprezzabile, da cui la fibula venne fuori. Certamente equivoca è la figura di Wolfgang Helbig, nella doppia veste di brillante archeologo e di mercante di antichità e ancor più oscura è la personalità di Francesco Martinetti, il proprietario effettivo della fibula, antiquario e falsario. Ma spesso le indagini condotte su basi morali possono portare a risultati fallaci.

La Fibula Prenestina resta un enigma?

Oggi l’ambiente scientifico propende decisamente per l’autenticità della fibula per molte ragioni tra cui i risultati delle ultime indagini archeometriche. Anche se a dire il vero non possediamo ancora una metodica oggettiva e inequivoca per datare gli oggetti in oro.

Il mio romanzo non ha l’obiettivo di riaprire l’annoso dibattito sull’autenticità, ma Fibula racconta soprattutto le vite di donne e di uomini che le si sono intrecciate attorno e lo fa come se guardasse il mondo dal buco di una serratura. Rivela segreti, manie, debolezze, e anche personaggi femminili straordinari come Nadine Helbig, moglie di Wolfgang, o la contessa di Santafiora, considerata la donna più affascinante della Roma umbertina e che ebbe un ruolo non secondario nelle vicende della fibula. La curiosità del lettore circa l’autenticità non rimarrà comunque delusa e troverà delle inaspettate chiavi di lettura per poter decifrare l’enigma.

Sergio Fontana, archeologo di formazione, ha pubblicato numerosi studi scientifici sulla ceramica di età romana, sulle antichità dell’Africa del Nord e sulla stratificazione archeologica della città di Roma. Dopo aver lavorato per molti anni nell’ambito della ricerca sul campo, oggi si occupa di prodotti multimediali di divulgazione sul mondo antico e di ricostruzioni virtuali di ambienti storici. Ha realizzato le applicazioni “Colonna Traiana” (Mondadori Electa 2013), “Imperial Fora” (Sema 2015), “Mostri Mitologici” (Sema 2017). È autore dell’iBook “Colonna Traiana” (Mondadori Electa 2013) e del libro per ragazzi Mostri Mitologici (Scienze e Lettere 2017). Nel 2019 ha pubblicato con Edipuglia il romanzo H. Memorie di Eracle e nel 2020 Fibula. Confidenze di un oggetto parlante. Vive e lavora a Giove in Umbria.

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