Il dio che danza. Viaggi, trance, trasformazioni

Il dio che danza” racconta dei suoi viaggi sulle tracce di un fenomeno antichissimo ed universale: la trance da possessione.

Ebbene, essa può essere indotta dalla danza e dalla musica?

Può esserlo, e così è stato nel caso di rituali che racconto nel libro: cortei dionisiaci, tarantismo, theyyam indiano, dhammal dei sufi, vodu, e così via. Già Nietzsche si interessò alle “epidemie” estatiche che in Europa avvenivano già nel Medioevo, in cui l’io si perdeva in un abbandono all’ebrezza.

Il suo cammino inizia dal tarantismo in Puglia, sulle orme di Ernesto de Martino, e, seguendo collegamenti storici e mitologici, prosegue in India Meridionale; approda poi in Pakistan; quindi, in Africa; infine, in Brasile e, nell’ultima tappa, a New York.

Che cosa resta di questo tipo di pratiche nel mondo odierno?

È una domanda chiave. Ho scoperto che esistono ancora rituali in cui pare di rivedere scene antichissime. Ma, nello stesso tempo, il mondo moderno, con il turismo e il capitalismo, arriva ovunque, e modifica il senso di queste tradizioni. A volte diventano spettacolo, industria culturale, ma per certi aspetti si inseriscono nelle faglie del sistema per aprire spazi di libertà.

Quali funzioni, oggi, assumono, le antiche forme da trance da possessione? Penso al fatto che negli Stati Uniti si accompagnano allo sviluppo della cultura lgtbq.

Queste pratiche erano spesso erano rivolte a gruppi socialmente marginalizzati. Per esempio, oggi può capitare che nel theyyam si rovescino i rapporti di classe dell’India contemporanea, nel sufismo si sfidi l’ortodossia in nome di una ricerca mistica, nel candomblè i discendenti afroamericani degli schiavi si riuniscono in comunità nelle favelas e includono alcuni bianchi, nello sciamanismo amazzonico si lotta contro la distruzione della foresta che può condurre verso un’apocalisse ecologica. Il travestitismo, l’immedesimazione in altri ruoli sessuali, l’esplorazione del desiderio erotico in genere sono un tratto caratteristico delle trance da possessione, dall’Africa al Sudamerica. Quello che ho osservato a New York, durante il World Pride e in locali di burlesque, è l’attecchire di tradizioni afroamericane in un contesto cosmopolita.

In qual misura danza e musica possono contribuire a rompere i margini fragili dell’io e delle norme sociali?

Tornando al Nietzsche, che nella Nascita della tragedia celebrava le danze dionisiache e medievoali, bisogna chiarire un punto: quello che ho osservato io sono danze in cui rimane sempre vigile un frammento di io, che in questa pratica allarga e integra la propria esperienza. Questa esperienza ha spesso una funzione sociale: l’individuo si libera dall’oppressione, sperimenta altre e spesso autorevoli identità, in certi casi, come è evidente, riflette sui rapporti sociali di esclusione e dominio. Allora l’esperienza della trance non resta solo una pienezza momentanea, ma diventa la base per consolidare e rafforzare una comunità subalterna.

Il suo scritto propone un legame tra arte, antropologia e filosofia. Può esplicitare i nessi formali e sostanziali?

Ho alternato viaggi e riflessioni che attraversano antropologia, letteratura, filosofia. Il nesso sta nella esplorazione dell’identità e di altri mondi che può avvenire in modo concreto viaggiando, ma che ha sempre bisogno della riflessione alimentata da documenti e studi. Su questi temi, ritengo fondamentale analizzare documenti diversi (da testi di psicologia a resoconti di viaggio, dal cinema al romanzo) e, per capire l’oggi, collegarli all’esperienza diretta, “sul campo”. Antropologia, filosofia, letteratura, del resto, hanno interagito e si sono sovrapposte già in molti casi, da Montaigne a Rousseau, da Leiris a Lévi-Strauss, da de Martino a Geertz.

Paolo Pecere insegna Storia della filosofia all’università di Roma Tre. Si occupa dei rapporti tra filosofia, scienze della natura e psicologia in età moderna e contemporanea. Tra i suoi libri: La filosofia della natura in Kant (Pagina 2009), Dalla parte di Alice. La coscienza e l’immaginario (Mimesis 2015), Soul, Mind and Brain from Descartes to Cognitive Science. A Critical History (Springer 2020), e il manuale di Filosofia per Licei La ricerca della conoscenza (Mondadori 2018, con R. Chiaradonna). Scrive di viaggi e di libri sul “Tascabile” Treccani. Ha pubblicato i romanzi La vita lontana (LiberAria 2018) e Risorgere (Chiarelettere 2019) e il saggio narrativo Il dio che danza. Viaggi, trance, trasformazioni (nottetempo 2021).

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