Adelaide

Colonna portante della nobile famiglia Mayo, Adelaide vive nell’Ottocento in modo spregiudicato e consapevole. Quali sono le peculiarità che la rendono contemporanea?

Nel descrivere Adelaide Mayo ho sottolineato che vive nella sua epoca con una mentalità avanti di due secoli. Una donna con uno stile di vita del duemila, di mentalità aperta, forte senza la necessità di avere un uomo al suo fianco, emancipata e pratica, che risolve i problemi con decisione e risolutezza, anzi è lei l’eminenza grigia del suo casato e ne amministra beni e finanze, evento rarissimo in un secolo in cui le donne non potevano neanche iscriversi all’università, come accade a Isabella, altra signora esempio di resilienza in questo libro.

La sua narrazione è lucida, nitida, disincantata, priva di edulcorazioni, scevra da vergogne, a tratti spudorata. C’è un limite a ciò che si può narrare?

La letteratura ci insegna che non ci sono limiti alla narrazione, scrittori più o meno conosciuti, da secoli descrivono di tutto: sesso, amore, morte, violenza, cattiveria. Ognuno si spinge fin dove crede, io sono molto cruda nel mio linguaggio di tutti i giorni, lapidaria, e questo si riverbera nella mia scrittura. Cerco sempre di non superare i limiti della decenza e del buon gusto, ma scelgo parole che arrivino al lettore e spero che piacciano.

L’adesione alla Carboneria. La lotta politica, l’adesione a una causa: i nostri tempi possono ospitare, a suo avviso, siffatti propositi di cambiamento sociale?

Ora la lotta si fa sui social, a parte Greta Thunberg e qualche altro visionario, ognuno di noi, comodamente seduto davanti alla sua tastiera, pontifica sulle scelte politiche dei governanti o sugli avvenimenti mondiali. Ci siamo impigriti o spenti, ma credo che se arrivasse una reale minaccia per l’umanità, molti di noi si unirebbero per lottare come si è sempre fatto e si continuerà a fare per il bene della terra.

“Adelaide” ha, evidentemente, richiesto ricerche storiche accurate e meticolose. Quale metodo si è imposta di adottare per trattenere le informazioni e, poi, renderle narrativa?

Sfogliando le pergamene dell’Archivio di Stato di Chieti non ho trovato molti riscontri all’idea di partenza, ma tra quelle carte impolverate mi sono imbattuta in Adelaide, nata nel 1809 e sulla esigua descrizione di questa donna forte e intraprendente ho plasmato questa eroina senza paura, capace di sfidare il mondo e le leggi opprimenti dell’800.

“The woman is perfected” è l’incipit di “Edge” di Sylvia Plath. Può definire la “perfezione” muliebre?

Ci sono mille frasi celebri sulla grandezza delle donne. Il gentil sesso è quello che porta avanti la vita da sempre, non solo attraverso la gravidanza, ma con le lotte quotidiane delle madri per sfamare i figli, o per entrare nel mondo del lavoro e dimostrare le proprie capacità, o con l’istinto femminile che nei momenti di pericolo salva tutti. Le donne salveranno il mondo, è vero, la terra senza di loro sarebbe un pianeta invivibile, destinato all’estinzione. Non mi dilungo per non offendere con la mia stima al femminile, i maschi di oggi e di sempre.

Antonella Ferrari, laureata in Giurisprudenza. Ha avuto diverse passioni e attività lavorative, tra cui il giornalismo. E’ stata Professore a contratto presso l’Università d’Annunzio e per alcuni anni ha lavorato saltuariamente nel campo immobiliare. Ha pubblicato “Nessun Dolore” (2011), e “Un Amore di Città” (2018).

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