Cleopatra

Cleopatra agli occhi del popolo egizio, per cui aveva varato importanti riforme economiche e monetarie, era la Nuova Iside: qual è la sua statura politica?
Cleopatra era un’abile regina della dinastia tolemaica. Come le sue antenate macedoni (da Arsinoe II alle altre Cleopatre, II e III), e, prima, come alcune regine del periodo faraonico (vedi Hatshepsut) era dotata di grande indipendenza, regnava da sola, emanava editti, guidava l’esercito, era il capo religioso. Attorniata da una folta e istruita corte, varò riforme volte a favorire la sopravvivenza del suo popolo, compresi i contadini egiziani e le comunità straniere residenti in Egitto, non solo l’élite greco-macedone, che pure le fu sempre molto vicina. Tentò fino all’ultimo di salvare l’indipendenza dello stato egiziano, instaurando una serrata trattativa con Roma e districandosi tra i leader emergenti nel periodo delle guerre civili. Il suo sogno era di ampliare i confini dell’Egitto facendolo ritornare un impero mediterraneo con sbocchi sull’Oriente.
Cleopatra fece della capacità di ribaltare il tavolo in situazioni avverse la sua carta vincente. Può offrirci qualche esempio?
Cleopatra si trovò spesso in situazioni di grave crisi da cui si tirò fuori con spregiudicatezza, lungimiranza e crudeltà eguale agli altri capi dell’epoca. Alla morte del padre fu cacciata dal fratello, ma riuscì a giocare bene le sue carte all’arrivo di Cesare. Riuscì a fare leva non tanto sulla sua avvenenza, quanto sull’importanza dell’Egitto e sulla sua grande ricchezza per attirare Cesare e poi Antonio, che avevano bisogno dell’appoggio militare e finanziario egiziano per invadere la Partia e portare avanti il sogno romano di dominazione sull’impero che era stato di Alessandro Magno.
Giulio Cesare, Antonio, Augusto: sono i maschi ad aver consegnato alla posterità un’immagine distorta e deformata della regina?
Se fosse soltanto così sarebbe troppo facile. Non si tratta di riabilitare una Cleopatra diffamata dai romani. Se è vero che Ottaviano (dal 27 a.C. Augusto) ed i letterati a lui vicini, come Virgilio e Orazio, consegnarono alla posterità un’immagine deformata della regina, vista negativamente come prostituta, viziosa concubina di Antonio, ingannatrice e assassina, dobbiamo ricordare che Cleopatra stessa durante la sua vita manipolò la sua immagine e contribuì alla costruzione del mito di sé stessa. In Egitto fu una dea, raffigurata su molti templi, nelle città del Vicino Oriente prese le sembianze di Ishtar, Iside, Afrodite…Fu lei che, allo scoppio della guerra civile tra Antonio e Ottaviano, enfatizzò la relazione con Cesare, per legittimare il giovane Cesarione come “figlio di sangue” del dittatore, contro le mire di Ottaviano, figlio adottivo del Divo Giulio. Augusto dipinse Cleopatra a tinte fosche principalmente per giustificare la guerra civile contro Antonio come una legittima guerra di difesa condotta per salvare l’Italia dalla minaccia di una regina straniera; egli probabilmente creò il mito della battaglia di Azio come simbolo dell’infedeltà e del tradimento di Cleopatra. Al contempo si deforma l’immagine di Antonio come succube totale dell’amante, reso incapace di intendere e di volere dalla passione e dunque vittima di Cleopatra.
Avida, sanguinaria, assetata di potere ed, al contempo, intelligentissima, seducente, colta tanto che Plutarco ne sottolinea il fascino, che risiedeva non tanto nella bellezza, quanto nella capacità di ammaliare con la conversazione e il carattere. Perchè la storiografia moderna, così come il teatro ed il cinema,la presenta come l’antesignana della vamp o della donna in carriera e senza scrupoli?
Il teatro e il cinema si allineano sostanzialmente con la propaganda augustea, che mostra Cleopatra come una seduttrice seriale, una donna di potere capace di sedurre e uccidere con uguale velocità ed efficacia, e Antonio come eroe tragico accecato dalla passione. Il teatro prima del cinema accoglie questa versione perché altamente drammatica e passionale, capace dunque di coinvolgere e commuovere il pubblico – nessun film si propone di illustrare gli aspetti storici meno sensazionali o eccezionali della regina. Di volta in volta il cinema l’ha identificata con l’immagine di donna più provocante o pericolosa del suo tempo: Theda Bara impersonava la vamp straniera capace di sedurre e uccidere il maschio occidentale, Liz Taylor è la donna emancipata capace di avere più relazioni extraconiugali; in un film sarà interpretata dall’attrice che ha impersonato “Wonder Woman”… Di sicuro era molto più sfaccettata e complessa, e certo non classificabile come personaggio “positivo”. Il problema è che molti film tendono a dividere i personaggi del passato, soprattutto del mondo antico, in “buoni” e “cattivi”, semplificazione da cui gli storici dovrebbero tenersi ben lontani.
Quale immagine Lei, Professoressa, vuole consegnarci di chi nella celebre Ode del Nunc est bibendum definì Cleopatra fatale monstrum, ammettendo che aveva avuto il coraggio di sottrarsi all’umiliazione di sfilare in catene a Roma?
Orazio esprime con sincerità la contentezza di Augusto e dei suoi amici per il suicidio della nemica, ma ammette che la donna aveva una sua grandezza, dovuta alla sua grande nobiltà (la stessa Ode la definisce non humilis mulier). Cleopatra era una delle donne più ammirate e rispettate del suo tempo, una regina che capeggiava, con Antonio, una grande coalizione di stati orientali, dalla Siria alla Giudea, dall’Armenia alla Fenicia, e che avrebbe potuto ricreare un impero eurasiatico, basato sull’eredità di Alessandro Magno, ma aperto alle culture vicino-orientali. Era quell’età dell’oro, di pace celeste e terrestre, nel segno di Afrodite, che molti a est dell’Adriatico si auguravano come passo successivo alla vittoria di Antonio e Cleopatra ad Azio. Ma non sempre alla regina riuscivano i suoi colpi di mano, e le cose finirono nel modo che tutti conoscono.

Livia Capponi insegna Storia romana all’Università di Pavia. Si occupa in particolare di Egitto e storia romana. Tra le sue pubblicazioni, Il tempio di Leontopoli in Egitto. Identità politica e religiosa dei Giudei di Onia (Pisa 2007), Il ritorno della fenice. Intellettuali e potere nell’Egitto romano (Pisa 2017). Il mistero del Tempio. La rivolta ebraica sotto Traiano (Roma 2018).

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