Nero lucano

Macchinazioni, intrighi, segreti, misteri, verità sapientemente celate, insabbiamenti, enigmi: sono ingredienti essenziali del giallo. Il suo romanzo in che misura diverge dal genere codificato?
C’è un contesto forte, che io giudico essenziale per l’aspetto di denuncia che un noir moderno deve tenere in considerazione. Si tratta di un contesto geografico e sociale, con richiami simbolici e in cui i personaggi si muovono di conseguenza. E c’è un approfondimento psicologico dei personaggi che nel giallo classico non compare. Nessuna destrutturazione, ma personaggi e luoghi nuovi, e un occhio attento alla scrittura.
Il percorso della protagonista si dipana anche a ritroso nel tempo; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole suspense.
Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella sua produzione? Si possono davvero chiudere i conti con il passato?
Direi mai. La memoria, quella che non è fatta di una serie di avvenimenti in ordine cronologico, e che invece spesso sbaglia, cambia strada e storie, oppure aggiusta, sarà sempre più centrale nei miei romanzi. Questa è la mia intenzione. Grazie per questa domanda così aderente al mio lavoro.
La sua scrittura, scorrevole ed incisiva, diretta e frizzante, pare rinviare al linguaggio delle serie TV. Quanto risponde ad una sua precisa volontà la contaminazione dei linguaggi?
Io uso il linguaggio che ritengo congeniale a ciò che sto raccontando. Forse molto viene dal mio lavoro di giornalista; di certo altro è dato dal modo in cui nascono le mie storie, mi capita di vedere, immaginare le scene, prima di raccontarle. Non amo condurre per mano il lettore a tal punto da descrivere ogni movimento che i personaggi compiono, mi piace invece che certi agganci avvengano nell’immaginario del lettore.
Guardando ai casi di “cronaca nera”, reputa che il bisogno di verità possa sempre costituire un motore potente che spinge all’azione?
No, non lo credo. Piuttosto il contrario, spesso si cerca di nasconderla la verità, per paura, convenienza, interessi. Ecco perché il giallo e il noir spesso possono convivere all’interno di uno stesso racconto.
Una Matera gelida ed allarmante, di eccezionale seduzione tra tempeste e gravine, fa da scenario alla narrazione. Può esemplificare le ragioni della scelta della terra lucana?
Io sono di origini lucane. I miei genitori lo sono, tutta la mia famiglia lo è e lo è la mia anima, il mio carattere, la mia memoria appunto. Sentivo il bisogno di raccontare questa parte di me e una terra semisconosciuta, spesso simbolo di abbandono, un’isola senza mare intorno, ma che invece ha una forte spinta verso la modernità e attira interessi, riserva sorprese.

Piera Carlomagno è giornalista professionista e presidente dell’associazione “Porto delle nebbie”, che organizza il SalerNoir Festival. Tra i suoi libri: Una favolosa estate di morte (Rizzoli, 2019) e Nero lucano (Solferino, 2021).

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